{"id":10007,"date":"2023-11-02T02:00:00","date_gmt":"2023-11-02T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=10007"},"modified":"2023-10-31T14:38:40","modified_gmt":"2023-10-31T13:38:40","slug":"le-curtes-longobarde-in-bassa-atesina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/11\/02\/le-curtes-longobarde-in-bassa-atesina\/","title":{"rendered":"Le curtes longobarde in Bassa Atesina"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Uno dei periodi storici meno documentati e misteriosi della nostra regione \u00e8 sicuramente quello longobardo. Sembra quasi che quell\u2019esperienza pur cos\u00ec rilevante sia stata volutamente trascurata o cancellata dalla nostra memoria. Non fosse stato per lo storico Paolo Diacono, egli stesso di origine longobarda e vissuto nell\u2019VIII secolo &#8211; giusto in tempo per assistere al crollo del regno longobardo nel 774 -, ben poco sarebbe rimasto di quel popolo che ha rappresent\u00f2 una presenza fondamentale nella nostra terra.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I Longobardi entrarono in Italia nel 568 dall\u2019attuale Ungheria ma erano chiaramente di origine scandinava. Si trattava di un popolo seminomade, costantemente alla ricerca di territori adatti alle loro esigenze. Perci\u00f2 erano anche un popolo di guerrieri, spesso in conflitto con chi occupava i territorio pi\u00f9 ambiti ossia quelli destinati all\u2019attivit\u00e0 agricolo-pastorale. Ovviamente erano entrati in contatto con il potente impero romano ma avevano vissuto quasi sempre ai suoi margini. Il loro regno termin\u00f2 quando l\u2019ultimo re longobardo fu sottomesso da Carlo Magno, potentissimo re dei Franchi.<br>Per quanto riguarda la Bassa Atesina, la loro capitale era Trento, sede di un potente ducato. Da questa citt\u00e0 controllavano tutto il territorio trentino e la Bassa Atesina fino alle porte di Bolzano. Periodicamente occuparono anche il Burgraviato e altre zone come la Venosta. Non bisogna immaginare i Longobardi come un popolo incivile e privo di organizzazione sociale. Essi introdussero una sorta di ente locale circoscrizionale denominato curtis. Curtis era denominato anche il centro amministrativo stesso, composto da una torre o casa fortificata, abitazioni, magazzini per le derrate alimentari e alloggi per artigiani e guardie. Le curtes erano sottoposte alla sorveglianza del re e dei suoi gastaldi, che avevano il compito di amministrare il territorio e curare i rapporti con gli arimanni (uomini liberi in armi) e le guide militari. Successivamente queste curtes vennero arricchite anche dalle chiese che divennero di fatto le prime chiese parrocchiali dell\u2019epoca successiva. A questo fatto, secondo lo storico Otto Stolz, dobbiamo la corrispondenza territoriale tra comuni e parrocchie, denominati rispettivamente \u201cin plebis\u201d e curtis. I territori amministrati dalle curtis erano molto vasti, anche se in epoche successive (per quanto ci riguarda di occupazione baiuvara) quasi ogni maso venne chiamato \u201cHof\u201d o \u201ccorte\u201d.<br>\u00c8 noto che in quel primo periodo postromano la Bassa Atesina era di fatto una zona militarizzata e scarsamente abitata. \u00c8 perci\u00f2 assai probabile che le curtes della Bassa Atesina fossero molto estese. La corte di S. Pietro presso Ora comprendeva anche i comuni di Bronzolo, Ora, Montagna, Egna, Villa, Aldino e Redagno. Successivamente anche la parrocchia di S. Pietro occup\u00f2 pi\u00f9 o meno lo stesso territorio. Il centro amministrativo di questa estesa corte si trovava a Villa presso Egna. Un\u2019ulteriore curtis si trovava tra Salorno, Laghetti, Cortina, Magr\u00e8, Cauria e Favogna, corrispondente alla parrocchia di S. Floriano. Si presume che il centro di questa curtis fosse Salorno, citata proprio da Paolo Diacono come sede di una battaglia tra Longobardi e Franchi nel 577. Non \u00e8 escluso che un ruolo importante in questo senso abbia svolto anche la localit\u00e0 di Cortina all\u2019Adige, il cui nome \u00e8 di chiara derivazione longobarda. I comuni di Cortaccia e Termeno con tutte le frazioni formavano un\u2019altra curtis con sede a Cortaccia. Anche Termeno in seguito sarebbe diventato un importante centro longobardo e gastaldi qui governarono il paese secondo leggi longobarde ancora per molti secoli. Per quanto riguarda Caldaro, che nei secoli successivi assunse un grande rilievo a livello comunale e soprattutto parrocchiale, inglobando anche buona parte del territorio della Bassa Atesina, in origine faceva parte dell\u2019arimannia longobarda di Romeno in Val di Non. Importante anche l\u2019arimannia di Appiano, che si estendeva fino in Val d\u2019Ultimo. In quanto alle figure pi\u00f9 significative dell\u2019ordinamento giuridico-amministrativo longobardo, accanto al gastaldo, rappresentante del re, conosciamo altre figure quali il dux militare e il Schuldhaizo, una sorta di sindaco, mentre il successivo conte, che sostitu\u00ec i dignitari longobardi, \u00e8 una figura introdotta dai Franchi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Foto principale: foto: David Kruk<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei periodi storici meno documentati e misteriosi della nostra regione \u00e8 sicuramente quello longobardo. Sembra quasi che quell\u2019esperienza pur cos\u00ec rilevante sia stata volutamente trascurata o cancellata dalla nostra memoria. 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