{"id":1085,"date":"2020-11-12T10:21:00","date_gmt":"2020-11-12T10:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1085"},"modified":"2021-02-11T10:21:55","modified_gmt":"2021-02-11T10:21:55","slug":"la-fondamentale-differenza-tra-essere-in-rete-o-fare-rete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/11\/12\/la-fondamentale-differenza-tra-essere-in-rete-o-fare-rete\/","title":{"rendered":"La fondamentale differenza tra essere in rete o fare rete"},"content":{"rendered":"\n<p>La recente, seconda ondata pandemica che sta travolgendo l\u2019Italia in questi giorni sta nuovamente portando alla luce quanto i dati stiano diventando sempre pi\u00f9 importanti per prendere decisioni strategiche. Senza i dati siamo letteralmente ciechi, con i dati possiamo capire cosa sta succedendo. Non stupisce quindi che l\u2019analisi del rischio di tracollo dei sistemi sanitari locali sia basata, ad oggi, sull\u2019analisi dell\u2019andamento di tutta una serie di dati fondamentali, come la velocit\u00e0 di trasmissione del contagio, il numero di posti occupati in terapia intensiva, e cos\u00ec via. Il problema \u00e8 che questi dati vanno raccolti, raffinati, messi assieme, aggregati, trasformati. Come nelle ricette di pasticceria, ognuno di questi passaggi va effettuato con grande cura, attenzione e precisione: un singolo errore pu\u00f2 pregiudicare il risultato finale. Altrettanto importante \u00e8 assicurarsi la qualit\u00e0 della materia prima: dati grezzi che non rappresentano fedelmente la realt\u00e0 porteranno, alla fine della catena, a prendere decisioni sbagliate. Per i tecnici informatici che si occupano di gestire e analizzare i dati, questo fenomeno \u00e8 noto con il temine \u201cspazzatura in ingresso, spazzatura in uscita\u201d. Si tratta di un tema apparentemente banale, che per\u00f2 viene fin troppo spesso dimenticato: si parla sempre della \u201cquantit\u00e0\u201d dei dati (i famosi \u201cbig data\u201d), senza enfatizzare l\u2019importanza della \u201cqualit\u00e0\u201d dei dati. Le cronache recenti sul Covid-19 in Italia stanno, in modo drammatico, portando alla luce proprio questo tema: si parla di \u201cdati che arrivano in ritardo\u201d, di \u201cbuchi nei dati\u201d, di \u201cdifficolt\u00e0 nel comunicare i dati\u201d, e cos\u00ec via. Ma come mai \u00e8 cos\u00ec difficile \u201cmuovere\u201d questi dati in modo corretto, in una societ\u00e0 che ha a disposizione le pi\u00f9 moderne e sofisticate tecnologie per la memorizzazione e l\u2019integrazione dei dati? La risposta sta nel fatto che siamo sempre di pi\u00f9 \u201cin rete\u201d, ma ancora non in grado di \u201cfare rete\u201d. E questa incapacit\u00e0 di coordinarsi collettivamente si trasporta purtroppo nei nostri sistemi informatici: invece di avere pochi sistemi capaci di scambiarsi direttamente dati \u201cparlando la stessa lingua\u201d, ci troviamo con migliaia di software diversi, isolati l\u2019uno dall\u2019altro, e che raccolgono dati con formati molto diversi. In questo contesto, ogni trasferimento da un sistema all\u2019altro richiede che altri software, o l\u2019uomo stesso, facciano da \u201ctraduttori\u201d, con tutti i ritardi e gli errori che ne conseguono. Le tecnologie per risolvere questi problemi ci sono, sta a noi rimboccarci le maniche e smontare pezzo per pezzo questa torre di Babele.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Marco Montali<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente, seconda ondata pandemica che sta travolgendo l\u2019Italia in questi giorni sta nuovamente portando alla luce quanto i dati stiano diventando sempre pi\u00f9 importanti per prendere decisioni strategiche. Senza i dati siamo letteralmente ciechi, con i dati possiamo capire cosa sta succedendo. 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