{"id":10877,"date":"2024-03-21T02:00:00","date_gmt":"2024-03-21T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=10877"},"modified":"2024-03-20T16:48:34","modified_gmt":"2024-03-20T15:48:34","slug":"le-grandi-bonifiche-del-xviii-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/03\/21\/le-grandi-bonifiche-del-xviii-secolo\/","title":{"rendered":"Le grandi bonifiche del XVIII secolo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Tra il XV e il XVII secolo la vita in Bassa Atesina si era resa particolarmente difficoltosa. La popolazione era in costante calo e le condizioni ambientali avverse dovute specialmente alle distese di paludi e acquitrini creati dalle acque stagnanti dell\u2019Adige avevano prostrato nel fisico e nel morale i contadini dei paesi lungo l\u2019asse del fiume. In particolare la malaria non dava tregua agli abitanti e d\u2019estate era quasi impossibile soggiornare in valle. Nacque proprio in quel periodo, per chi poteva permettersela, l\u2019usanza dei \u201cfreschi\u201d estivi, ossia dei soggiorni in altura per sfuggire la calura e le insidie del fondovalle.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Poi, negli ultimi decenni del 1700, dietro insistenza dei comuni interessati e su impulso dell\u2019imperatrice asburgica Maria Teresa, furono finalmente bonificati e assegnati ai piccoli coltivatori molti terreni paludosi della Val d\u2019Adige, fino a quel momento tradizionalmente di propriet\u00e0 collettiva (Gemain) delle comunit\u00e0. Per secoli vi si era praticato solo il pascolo, prevalentemente di ovini, e raccolto paglia e fieno per le esigenze domestiche. Qualche sparuto tentativo di utilizzo agricolo era stato effettuato a partire dal XIII secolo da parte di alcuni conventi o grandi proprietari terrieri ma la spada di Damocle delle continue alluvioni scoraggiava i contadini dall\u2019avviare laboriose e costose opere di coltivazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Le bonifiche, di fatto anteriori ai grandi interventi di regolazione dell\u2019alveo dell\u2019Adige terminati in concomitanza con la realizzazione della linea ferroviaria tra Bolzano e Verona, interessarono dapprima piccoli lotti di terreni prossimi ai conoidi alluvionali che ospitavano i paesi della Bassa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, con la realizzazione di alcuni grandi fossati di raccolta delle acque da incanalate verso l\u2019Adige, fu possibile acquisire sempre nuovi terreni coltivabili&nbsp; a sud di Bolzano, tra Laives e Ora e, in particolari, nei comuni di Caldaro, Termeno e Cortaccia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In tal senso, la realizzazione della Fossa Grande di Caldaro fu un evento di portata storica che impieg\u00f2 centinaia di uomini. Nel 1769 alcun comuni come Caldaro, Termeno, Caldiff-Enn, Magr\u00e8, Cortaccia, Koenigsberg e Kronmetz (Mezzocorona) comunicarono al \u201cGubernium\u201d di Innsbruck la propria intenzione di procedere \u201csenza ulteriori&nbsp; perdite di tempo\u201d con gli interventi di bonifica. L\u2019idea principale era quella di realizzare un grande fossato dal lago di Caldaro fino a Salorno, capace di convogliare le acque stagnanti nell\u2019Adige e quindi drenare il terreno. Poich\u00e9 non tutti e per vari interessi anche spiccioli (l\u2019aumento di terreni coltivabili ne avrebbe diminuito il valore di mercato) erano convinti dell\u2019impresa, il governo affid\u00f2 a&nbsp; Michael von Conforti l\u2019incarico di ripartire i terreni da bonificare tra i richiedenti tenendo conto non solo della dimensione ma anche della qualit\u00e0 dei lotti. Si trattava di ca. 1500 ettari di terreno da suddividere tra Caldaro (la met\u00e0) e Termeno e Cortaccia (un quarto ciascuno).<\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto per la realizzazione della Fossa fu affidato all\u2019ingegnere bolzanino Josef Peter von Zallinger e nel 1774 iniziarono i lavori. Il canale fu ultimato nel 1777, ma in precedenza i comuni di Salorno e Mezzocorona avevano temporaneamente bloccato i lavori per il timore \u201cche l\u2019intero lago di Caldaro si riversasse nelle loro campagne\u201d. Visto il successo del canale, l\u2019anno successivo si iniziarono i lavori per un secondo canale, capace di raccogliere le acque tra Termeno e Magr\u00e8. Alcuni anni dopo, il canale fu prolungato fino a San Michele ma una soluzione definitiva ai problemi di scorrimento delle acque fu trovata solo nel 1853, quando fu finalmente risolto l\u2019annoso problema del Noce che, apportando grandi masse di materiale dalla Val di Non, impediva il regolare deflusso delle acque dei canali e dell\u2019Adige stesso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un ulteriore canale fu poi realizzato nel 1779 tra Laghetti e Salorno, denominato Lutterotti-Graben, e nello stesso anno fu realizzato il collegamento tra la Fossa di Bronzolo e Ora. Segu\u00ec nel 1853 la Fossa tra Vadena e Laimburg. Nel 1845 fu realizzato un analogo canale tra Nalles, Andriano e Appiano, sicch\u00e9 l\u2019intera Bassa Atesina a quel punto si poteva ritenere bonificata e coltivabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra il XV e il XVII secolo la vita in Bassa Atesina si era resa particolarmente difficoltosa. 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