{"id":10922,"date":"2024-04-04T02:00:00","date_gmt":"2024-04-04T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=10922"},"modified":"2024-04-03T20:31:22","modified_gmt":"2024-04-03T19:31:22","slug":"franca-ghitti-una-scultrice-fra-le-pittrici-in-mostra-al-mamming","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/04\/04\/franca-ghitti-una-scultrice-fra-le-pittrici-in-mostra-al-mamming\/","title":{"rendered":"Franca Ghitti, una scultrice\u00a0fra le pittrici in mostra al Mamming"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Nella seconda met\u00e0 del Novecento per le donne divent\u00f2 pi\u00f9 facile cimentarsi con gli studi d\u2019arte e iniziare veri e propri percorsi da artiste. Ciononostante non molte furono le artiste in grado di emergere e raggiungere la notoriet\u00e0. Alcune si diedero anima e corpo alla sperimentazione, affinando le proprie tecniche, cercando nuovi materiali, nuovi mezzi espressivi insoliti da intessere, incollare, nelle proprie opere. Altre si spinsero oltre, perseguendo la costante ricerca del nuovo, dell\u2019inconsueto, del vincente, ma soprattutto di quel qualcosa che potesse rendere chiare le tematiche anche sociali per loro imprescindibili.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A questa arte di ricerca e innovazione appartengono le opere di alcune delle artiste in mostra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fin da bambina Franca Ghitti visse vicino ai siti rupestri dell\u2019antica Civilt\u00e0 Camuna. Nella falegnameria del padre impar\u00f2 a conoscere gli attrezzi e la consistenza della materia da lavorare, da scolpire. Legno e ferro furono fin da subito le materie prime per le sue opere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo immaginario artistico si svilupp\u00f2 fra le piccole comunit\u00e0 montane e i boschi incontaminati, ma anche fra gli opifici che in quelle regioni lavoravano il ferro. \u00c8 infatti dagli scarti di questi ultimi che iniziarono a prendere vita molte delle sue opere in ferro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Franca Ghitti frequent\u00f2 l\u2019Accademia di Brera e successivamente scelse il luogo pi\u00f9 affascinante possibile per proseguire la sua formazione, ossia&nbsp; l\u2019Acad\u00e9mie de la Grande Chaumi\u00e8re, vale a dire quell\u2019insieme di laboratori siti nel leggendario quartiere parigino di Montparnasse, dove lavorarono i pi\u00f9 famosi artisti francesi e stranieri, da Chagall a Giacometti, da Louise Bourgeois a Tamara de Lempicka, per nominarne solo alcuni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era sempre in questi studi che nel 1870 si era trasferita la storica Acad\u00e9mie Colarossi, la scuola privata gratuita che offriva un\u2019alternativa all\u2019istituzione dell\u2019\u00c9cole des Beaux-Arts di Parigi quando questa ancora precludeva l\u2019ingresso alle donne e agli stranieri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora qui, pur in tempi molto lontani rispetto a quelli di Franca Ghitti, era stato concesso alle studentesse ci\u00f2 che ovunque era vietato: dipingere dal vivo modelli maschili nudi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A Salisburgo Franca fu allieva del pittore e drammaturgo austriaco Oskar Kokoschka (1886 \u2013 1980).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dai primi anni Cinquanta la Ghitti cre\u00f2 una serie di dipinti e cicli pittorici dove senso della tradizione e invenzione si combinavano, producendo opere originali e di grande fascino. All\u2019inizio degli anni Sessanta realizz\u00f2 invece le prime sculture in legno, proponendosi di definire un\u2019immagine dello spazio che avesse anche una dimensione del tempo e della storia: veniva infatti usato legno di recupero, spesso usurato dal tempo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra il 1969 e il 1971 visse e lavor\u00f2 in Kenya, dove realizz\u00f2, per incarico del Ministero degli Esteri, le grandi vetrate nella Chiesa degli Italiani di Nairobi. Questo e altri viaggi le insegnarono l\u2019importanza della presenza di \u201caltri alfabeti\u201d.&nbsp; Rientrata in Italia, lavor\u00f2 ancora il legno e il ferro, rivisitando linguaggi ormai emarginati, legati alle vecchie tradizioni di lavoro nei boschi e nelle fucine.<\/p>\n\n\n\n<p>Introdotta al microcosmo intellettuale di Brunnenburg dall\u2019editore milanese Vanni Scheiwiller, per Franca Ghitti si tratt\u00f2 di amore a prima vista e si risolse in lunghi soggiorni e nel desiderio di inserire le sue creazioni fra quelle mura. Ne nacquero sculture sia in legno che ferro, ma anche ringhiere e, nel 1979, il famoso cancello d\u2019accesso che prende il nome di Ghitti-Gate. Le opere in mostra scaturiscono dal connubio con Brunnenburg e rappresentano in miniatura alcune sequenze presenti in altre opere interne al maniero.<\/p>\n\n\n\n<p>Inferiate\u00a0di ferro battuto per bifore e finestre abbelliscono il castello di Brunnenburg; le opere Albero e Vicinie fanno invece bella mostra di s\u00e9 nel cortile interno del maniero e sono esemplificative della produzione lignea dell\u2019artista, ma soprattutto del ciclo di opere intitolato appunto Vicinie e iniziato nel 1965 per raccontare le comunit\u00e0 contadine di medievale memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Rosanna Pruccoli<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella seconda met\u00e0 del Novecento per le donne divent\u00f2 pi\u00f9 facile cimentarsi con gli studi d\u2019arte e iniziare veri e propri percorsi da artiste. Ciononostante non molte furono le artiste in grado di emergere e raggiungere la notoriet\u00e0. 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