{"id":10935,"date":"2024-04-04T02:00:00","date_gmt":"2024-04-04T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=10935"},"modified":"2024-04-03T20:40:55","modified_gmt":"2024-04-03T19:40:55","slug":"i-confini-linguistici-nella-bassa-atesina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/04\/04\/i-confini-linguistici-nella-bassa-atesina\/","title":{"rendered":"I confini linguistici nella Bassa Atesina"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>La storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8, per certi versi, una storia di confini. Confini collettivi e privati, politici e linguistici. Confini imposti e, nello stesso tempo, minacciati o violati. Anche la cosiddetta \u201cprivacy\u201d altro non \u00e8 che un confine tra le singole persone. E un confine rappresenta la \u201cHeimat\u201d, il luogo ideale in cui \u201cconfinare\u201d la propria individualit\u00e0.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ma come nascono i confini? Quelli politici, si sa, quasi sempre in seguito a conflitti, raramente grazie a pacifici accordi. Pi\u00f9 complessa \u00e8 la questione dei confini linguistici o culturali. Infatti, se \u00e8 abbastanza semplice fissare o spostare una linea immaginaria su una carta geografica, \u00e8 pi\u00f9 difficile popolare in modo omogeneo un territorio o sradicare persone, famiglie, comunit\u00e0 dai luoghi dove risiedono da decenni, a volte da secoli. Perci\u00f2 lo spostamento di un confine linguistico non \u00e8 quasi mai repentino ma frutto di un processo lento, spesso irriconoscibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un esempio in tal senso \u00e8 la storia della Bassa Atesina, territorio tra Bolzano e Trento schiacciato da un millennio e mezzo tra due grandi culture e realt\u00e0 linguistiche: quella tedesca e quella italiana. In questi pochi chilometri di spazio che funge, in certo qual modo, da confine \u201cliquido\u201d e cerniera nel corso dei secoli le linee di demarcazione linguistiche, indipendentemente da quelle politiche mutate pi\u00f9 volte, si sono spostate quasi impercettibilmente da sud verso nord.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto di partenza \u201cstorico\u201d \u00e8 il periodo di occupazione romana, in cui tutto il territorio dell\u2019odierno Trentino-Alto Adige era parte integrante dell\u2019impero \u2013 anche da un punto di vista linguistico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Certo anche allora erano ancora presenti isole linguistiche riferibili alle vecchie popolazioni retiche ma non si pu\u00f2 comunque parlare di un vero e proprio confine linguistico come si \u00e8 formato in seguito.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la scomparsa dei Romani, abbiamo assistito all\u2019arrivo delle popolazioni germaniche: Franchi, Longobardi e Bavari.<\/p>\n\n\n\n<p>Specialmente le ultime due hanno determinato la divisione sistematica di un territorio prima unitario: a nord, appena sotto Bolzano o Laives, i Bavari, a sud i Longobardi. In un articolo apparso sul periodico Schlern nel 1949, lo storico Otto Stolz ha tracciato bene le linee principali della \u201cseparazione\u201d territoriale e linguistica della regione partendo proprio dai confini imposti da queste due popolazioni nell\u2019VIII e IX secolo. Da un punto di vista politico non \u00e8 del tutto chiaro dove corressero i confini in Val d\u2019Adige, a quanto pare piuttosto \u201cballerini\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da quello linguistico, tutta la Bassa Atesina risult\u00f2 a lungo influenzata dal precedente periodo romano progressivamente soppiantato dall\u2019insediamento dei Longobardi romanizzati e soprattutto dai coloni bavari. Nel 1027 le contee di Trento e Bolzano passarono al principe-vescovo di Trento e in quel periodo Bolzano faceva parte del ducato bavaro. Nel 1305 il re tedesco Albrecht I affid\u00f2 ai conti del Tirolo la sovranit\u00e0 doganale fino ai confini&nbsp; politici \u2013 e probabilmente linguistici \u2013 contraddistinti dal torrente Efeis (oggi Avisio).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 verosimile che il territorio al di l\u00e0 dell\u2019Avisio venisse considerato \u201cwelsch\u201d ossia di cultura italiana, quello al di qua tedesco&nbsp; \u2013&nbsp; bench\u00e9 politicamente anche Trento facesse parte dello stesso regno di Bolzano. Nella vecchia pretura di K\u00f6nigsberg con i comuni Nefis (oggi Lavis), Pressan (Pressano), Faid (Faedo), Jaufen (Giovo) e St. Michael (San Michele) i toponimi e i cognomi delle famiglie ricordano ancora la loro origine tedesca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche tra le vecchie preture di Kron- o Deutschmetz (Mezzocorona o Mezzo Tedesco)&nbsp; da un lato e di Welschmetz o Merzzolombardo dall\u2019altro possiamo trovare tracce univoche di un\u2019antica linea di confine linguistico. Nel XVI secolo,&nbsp; Marx Sittich von Wolkenstein parla gi\u00e0 di \u201cwelsches Volk nach Sprach und Sitten\u201c (popolazione italiana per lingua e usanze) con riferimento a K\u00f6nigsberg, mentre dice \u201calles teitsch Volk\u201d per quanto riguarda le vicine Salorno e Cortaccia. Probabilmente in quei due o tre secoli \u00e8 avvenuto un significativo spostamento del confine linguistico verso nord, fermandosi poi fino ai nostri tempi all\u2019altezza di Salorno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scrisse infatti Denis Diderot a proposito di Salorno: \u201cUn gros bourg aux confins d\u2019Alemagne et d\u2019Italie dans le Tyrol, dont il fait la s\u00e9paration\u201c. Quello di Salorno si \u00e8 rivelato un confine \u201cresistente\u201d, tanto che sia Napoleone, sia il regime fascista qualche decennio pi\u00f9 tardi, pur scompaginando i confini politici regionali, non riuscirono a scalfire la solidit\u00e0 linguistico-culturale della Bassa Atesina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8, per certi versi, una storia di confini. Confini collettivi e privati, politici e linguistici. Confini imposti e, nello stesso tempo, minacciati o violati. Anche la cosiddetta \u201cprivacy\u201d altro non \u00e8 che un confine tra le singole persone. 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