{"id":11026,"date":"2024-04-18T02:00:00","date_gmt":"2024-04-18T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=11026"},"modified":"2024-04-17T13:19:46","modified_gmt":"2024-04-17T12:19:46","slug":"hubert-il-pusterese-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/04\/18\/hubert-il-pusterese-americano\/","title":{"rendered":"Hubert, il pusterese americano"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Lo avevamo annunciato con un certo anticipo, al ritorno di Hubert Dorigatti da Nashville, capitale americana della musica: l\u00ec il chitarrista di Brunico si era recato per incidere la sua nuova fatica, uscita pochi giorni fa per l\u2019etichetta milanese Appaloosa col titolo di The Nashville Sessions.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dorigatti \u00e8 senza dubbio uno dei musicisti nostrani che fanno le cose maggiormente sul serio. Il suo repertorio blues (che sia di marca sudista, virato al rock o in stile delta blues) \u00e8 convincente a tal punto, e non da oggi, che non ha nulla da invidiare ai prodotti analoghi che vengono sfornati al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico.<br>\u201cAndare a registrare a Nashville \u2013 ci racconta Hubert \u2013 era un sogno nel cassetto che coltivavo da anni. Nashville ha fama di essere speciale per il modo di lavorare dei musicisti di studio, volevo toccare con mano come fosse questa specie di magia di cui avevo tanto sentito parlare. \u00c8 stato un flash, ora che ho fatto questa esperienza devo dire che \u00e8 stato tutto come mi aspettavo, anzi, anche meglio. Hanno una cultura incredibile della loro musica, qualcosa che a me forse manca ancora, per loro \u00e8 tutto naturale, sono l\u00ec per suonare: tu gli fai ascoltare come fa il brano e loro partono, senza perdere tanto tempo a parlare. Pur essendo bravissimi, non se la tirano minimamente e tra un brano e l\u2019altro trovano comunque il tempo di fraternizzare e al tempo stesso, senza mai essere invadenti, ti propongono di provare uno strumento o un arrangiamento.\u201d<br>Il disco, il terzo di Dorigatti per l\u2019Appaloosa, etichetta specializzata che pubblica in Italia parecchi interessanti artisti americani (Mary Gauthier e Jono Manson, per fare due nomi davvero importanti), ci offre una manciata di belle canzoni che suonano davvero molto americane, pur essendo, nei contenuti, legate alla sfera personale del musicista: You Are My Roots \u00e8 un bell\u2019omaggio al padre scomparso un paio di anni fa, When The Music Is Over risale alla pandemia ed \u00e8 una disperata constatazione nata dalla sensazione che tutto fosse giunto al capolinea per chi, come lui, di musica e di contatto con la gente deve vivere.<br>\u201cLa fama e l\u2019importanza di Nashville \u2013 prosegue nel suo racconto \u2013 sono fondate sulla musica, che l\u00ec \u00e8 una vera e propria industria, alla stregua di come la siderurgia lo \u00e8 per certi grandi centri del nord e di come quella automobilistica lo \u00e8 stata per Detroit. In tutto sono rimasto l\u00ec una settimana, il primo giorno, allo studio Blackbird, abbiamo fatto le basi, tutto praticamente dal vivo, suonando ogni brano tre, massimo quattro volte. Il modo di suonare di questi musicisti \u00e8 incredibile, hanno una sicurezza che se ci penso mi viene ancora la pelle d\u2019oca: ogni volta che attaccavamo un brano ho avuto la sensazione di decollare. Certo non \u00e8 stata una cosa semplice, mi ci \u00e8 voluto un anno di organizzazione per pianificare tutto e finanziare l\u2019operazione, ma ora devo dire che ne \u00e8 stravalsa la pena.\u201d<br>La scelta dello studio in cui recarsi \u00e8 stata guidata dal produttore del disco, Zach Allen, produttore del celebre chitarrista Keb Mo\u2019 e di altri artisti americani: Hubert Dorigatti lo ha conosciuto ad un concerto e ne \u00e8 nata un\u2019amicizia. Da l\u00ec l\u2019idea di coinvolgerlo nel progetto come produttore: Allen ha proposto a Hubert diverse soluzioni, studi mainstream, studi pi\u00f9 piccoli, poi la scelta \u00e8 caduta sul Blackbird (da cui sono usciti dischi di Johnny Cash, Dolly Parton, Greta Van Vleet, Pistol Annies, tanto per dire nomi da alta classifica). Allen ha anche aiutato Dorigatti nella rifinitura dei testi in lingua inglese e nella pronuncia.<br>\u201cCi\u00f2 che ha richiesto pi\u00f9 tempo \u2013 ci spiega il chitarrista \u2013 \u00e8 stato il provare i suoni, un soundcheck molto accurato, ogni strumento, ogni microfono, ogni sfumatura. Senza l\u2019uso di plug-in di alcun tipo ma adattando e sfruttando il mood e l\u2019acustica dello studio per ottenere le sonorit\u00e0. Tutto fatto in maniera artigianale, ma con dei risultati elevatissimi. Per farti un esempio, quando ho chiesto se si potesse aggiustare la mia voce in un paio di punti in cui non mi pareva del tutto intonata, mi hanno fatto riflettere e mi sono reso conto che me ne accorgevo solo io e che la cosa era talmente irrilevante che nessun altro l\u2019avrebbe notata.\u201d<br>In attesa di programmare un vero e proprio tour di presentazione del disco, Hubert Dorigatti sar\u00e0 sul palco a Collepietra il prossimo 26 aprile accompagnato dal fantastico armonicista Fabrizio Poggi, compagno di scuderia musicale dal curriculum invidiabile, gi\u00e0 al suo fianco in alcuni lavori precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo avevamo annunciato con un certo anticipo, al ritorno di Hubert Dorigatti da Nashville, capitale americana della musica: l\u00ec il chitarrista di Brunico si era recato per incidere la sua nuova fatica, uscita pochi giorni fa per l\u2019etichetta milanese Appaloosa col titolo di The Nashville Sessions. 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