{"id":11051,"date":"2024-04-18T02:00:00","date_gmt":"2024-04-18T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=11051"},"modified":"2024-04-17T13:39:04","modified_gmt":"2024-04-17T12:39:04","slug":"lallmende-tra-caldaro-e-cortaccia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/04\/18\/lallmende-tra-caldaro-e-cortaccia\/","title":{"rendered":"L\u2019Allmende tra Caldaro e Cortaccia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Chiunque oggi attraversi la Bassa Atesina tra Bolzano e Trento incontra un territorio quasi interamente destinato alla coltivazione intensiva di mele o uva. Ma non \u00e8 stato sempre cos\u00ec. Per molto tempo \u2013 e parliamo di migliaia di anni \u2013 la valle era occupata soprattutto dall\u2019alveo esteso del fiume, da una fitta boscaglia e da un\u2019ampia distesa di terreni incolti o utilizzati come pascolo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il godimento collettivo del territorio ovvero i cosiddetti usi civici come pascolatico, erbatico, caccia, legnatico e altri era definito \u201cAllmende\u201d o \u201cGemein\u201d ed era tradizionalmente riservato da tempi remotissimi a tutti cittadini residenti in un determinato comune. I comuni di Caldaro, Termeno e Cortaccia, i cui diritti di fruizione del \u201cMoos\u201d risalirebbero addirittura al vescovo trentino S. Vigilio, erano comproprietari delle ampie paludi attorno e a sud del lago di Caldaro nella misura di met\u00e0 quello di Caldaro e di un quarto ciascuno gli altri due.<br>Il primo regolamento scritto riguardante l\u2019utilizzo di questi terreni incolti risale al 1534. Ovviamente regolamentava i diritti e doveri dei singoli comuni e nello stesso tempo serviva a prevenire i continui contenziosi o le piccole baruffe tra contadini che si contendevano il fieno per le bestie o la legna da ardere. Una modifica introdotta nel 1688 proib\u00ec addirittura ai contadini di recarsi \u2013 come probabilmente accadeva \u2013 nei campi armati di pistole, sciabole, pugnali o altre armi.<br>Era invece consentita l\u2019attrezzatura indispensabile per il lavoro come falce e rastrello o, nel caso di taglio di piante, delle asce o seghe. Inoltre era assolutamente vietato riunirsi in \u201ccompagnie\u201d di pi\u00f9 di due uomini per volta, ciascuno con una sola falce onde evitare provocazioni, discussioni troppo accese e scontri armati.<br>Problemi nascevano anche tra usi civici del Gemein e i proprietari privati di terreni quali nobili, conventi o grandi possidenti. In particolare era interdetto a questi ultimi di \u201callargare\u201d arbitrariamente i confini dei propri appezzamenti con recinzioni erette di sotterfugio o piantumazione di vigne sui terreni del Gemein, pena la rimozione forzata.<br>Il cambiamento \u00e8 avvenuto grazie alle copiose opere di bonifica effettuate a partire dal XVIII secolo dapprima nella zona di Bolzano denominata \u201cNeufeld\u201d e quindi anche in tutti i comuni della Bassa Atesina fino a Kronmetz \/ Mezzocorona. Sia la regolazione del corso dell\u2019Adige che la realizzazione di grandi fossati capaci di \u201cdrenare\u201d i terreni hanno permesso ai comuni di recuperare i terreni coltivabili da assegnare soprattutto alle famiglie meno abbienti.<br>Il concetto teresiano di riforma agraria prevedeva proprio la piccola propriet\u00e0 diffusa come mezzo per combattere la povert\u00e0 e la fame. Ovviamente non tutti erano felici di queste scelte \u201csociali\u201d: in particolare i grandi latifondisti e signori feudali che storicamente \u201coccupavano\u201d la parte migliore e coltivabile della valle temevano la concorrenza e l\u2019invadenza dei piccoli coltivatori diretti. Il valore dei loro terreni rischiava di scendere notevolmente.<br>Anche i pastori e allevatori non vedevano di buon occhio le bonifiche e assegnazioni. Ci\u00f2 nonostante, la politica di Maria Teresa si impose e i comuni, che di fatto erano i proprietari delle centinaia di ettari di campi bonificati, iniziarono a \u201cspartire\u201d (da qui il nome Part o, in tedesco, Toaler, come per esempio nel comune di Laives) tra i contadini dei paesi dei piccoli appezzamenti di terra che garantissero una sorta di minimo vitale alle famiglie.<br>Nella distribuzione della terra si teneva conto delle sue dimensioni ma anche della sua qualit\u00e0. Chi riceveva un campo qualitativamente buono a volto si doveva accontentare di una metratura minore, chi invece accettava terreni meni appetibili in compenso poteva godere di qualche metro quadro in pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiunque oggi attraversi la Bassa Atesina tra Bolzano e Trento incontra un territorio quasi interamente destinato alla coltivazione intensiva di mele o uva. Ma non \u00e8 stato sempre cos\u00ec. 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