{"id":11124,"date":"2024-05-02T02:08:00","date_gmt":"2024-05-02T01:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=11124"},"modified":"2024-04-30T16:59:13","modified_gmt":"2024-04-30T15:59:13","slug":"davide-burattin-dropout-nuovo-capitolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/05\/02\/davide-burattin-dropout-nuovo-capitolo\/","title":{"rendered":"Davide Burattin: Dropout nuovo capitolo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Sono trascorsi due anni da quando il bolzanino trapiantato a Osaka Davide Burattin \u2013 in arte Dropout \u2013 ci ha consegnato un disco composto da brevi colonne sonore strumentali per cortometraggi da lui stesso realizzati: il tema del disco era la memoria di un futuro distante e la dominante musicale era l\u2019elettronica. Il nuovo disco del creativo bolzanino \u00e8 invece cantato, minimale nella struttura, tratta della fine delle cose ed \u00e8 figlio dell\u2019urgenza di Burattin di dedicarsi alla musica, prendendo corpose pause dalla famiglia (che \u00e8 stata comprensiva) e dal lavoro (nello stakanovista Giappone non deve essere stato semplice).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl disco precedente \u2013 ci spiega Davide &#8211; \u00e8 stato di gestazione lunga e piuttosto certosina, la necessit\u00e0 adesso era invece diametralmente opposta, buttare fuori tutto il pi\u00f9 presto e nel modo pi\u00f9 autentico possibile. Un po\u2019 come la differenza tra fotografie in teatro di posa e istantanee Polaroid, ecco. Il tutto infatti nasce in modo naturale in un dialogo tra chitarra classica e voce, la domanda \u00e8 stata: da che luogo della mente proviene questa musica e con che parole la si pu\u00f2 vestire? Il resto \u00e8 stato sovrainciso immediatamente dopo o suonato da altri. Non c\u2019\u00e8 stata l\u2019egida del metronomo e in particolare ho sentito come una repulsione al beat onnipresente e portante nella musica mainstream attuale, quindi raramente nel disco sono presenti batterie. Ho trovato infatti interessante, durante la produzione, l\u2019alternarsi tra canzoni per cos\u00ec dire di getto, magari registrate su nastro proprio mentre stavano uscendo dalle mie mani e canzoni pi\u00f9 regolari, pi\u00f9 patinate. Diciamo che alcune stavano bene cos\u00ec come erano nate, altre invece sembravano pretendere di essere trasposte in bella copia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 Sulla fine delle cose, un disco fresco fresco per ora disponibile solo in formato digitale, in cui come l\u2019autore ci ha detto ci sono soprattutto la sua voce e la sua chitarra acustica, ma non mancano altri interventi: c\u2019\u00e8 Petra Dotti, del progetto Giardini di Pietra, che contribuisce al ritornello della riuscita Vibrano corde, uno dei due brani del disco risalenti a prima del lockdown, c\u2019\u00e8 poi Monica Primo che Davide ha conosciuto tramite Carmelo Giacchino, c\u2019\u00e8 il synth di Piero De Siena e d\u00e0 una mano anche l\u2019amico DJ Alessandro Signore; ma l\u2019autore ha pescato anche tra le mura domestiche, ha coinvolto il figlio Daniele, i suoi compagni d\u2019asilo e, soprattutto la moglie Luciana Cardi in Attica. Ci doveva essere anche Monika Callegaro, ma per motivi di sovrapposizione di impegni, la collaborazione non si \u00e8 concretizzata ma \u00e8 stata un\u2019importante fonte di dialogo per l\u2019autore durante e dopo la lavorazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDa circa 20 anni non cantavo e scrivevo in italiano \u2013 ci spiega Burattin riguardo ai testi \u2013, e probabilmente la necessit\u00e0 di comunicare in modo pi\u00f9 diretto nella mia lingua madre qui \u00e8 stata prioritaria. I testi sono molto personali, tanto che all\u2019inizio non pensavo alla pubblicazione, se non che quegli amici che ascoltano le cose in anteprima mi hanno fatto notare che alla fine si tratta di tematiche piuttosto universali per tutti noi, personali ma non tutte strettamente biografiche, a volte \u00e8 necessaria un po\u2019 di fiction mutuata da storie a me vicine. La particolarit\u00e0 dei testi \u00e8 di essere scritti su una metrica pi\u00f9 anglosassone che italiana, ovvero basati perlopi\u00f9 su parole bisillabiche o trisillabiche. Un esperimento inconscio dovuto ai miei ascolti pi\u00f9 recenti che sono piuttosto internazionali, un po\u2019 come \u00e8 successo per la generazione Z, quella che usa andare a capo spezzando mentre canta per intenderci, che utilizza pi\u00f9 o meno il cosiddetto enjambement, che personalmente poco mi entusiasma. L\u2019alternativa quindi all\u2019andare a capo, per la nostra lingua che \u00e8 composta da pochissime bisillabe e trisillabe. Quindi per riassumere, visto che si tratta anch\u2019essa di musica di urgenza, ecco come suonerebbe molto probabilmente la musica di tipo Trap se fosse cantata in modo meno prolisso, senza enjambement, senza Autotune, con della melodia, e con frasi che si collegano maggiormente l\u2019una con l\u2019altra.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine chi ne esce vincitore sono le canzoni, proprio per il fatto di avere una melodia, di non avere l\u2019Autotune, di non essere prolisse, con la modernit\u00e0 della loro genesi e con il fascino vintage dell\u2019uso di strumenti tradizionali. Anche se l\u2019elettronica continua a stare dietro l\u2019angolo: \u201cA dire la verit\u00e0 \u2013 conclude Davide \u2013 ancora non so ancora quale sar\u00e0 la mia prossima mossa, ma sto giocando da un po\u2019 con un campionatore molto particolare, creando nuovi suoni Dropout, e qualche nucleo di idea lo sto gi\u00e0 sentendo sbocciare\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono trascorsi due anni da quando il bolzanino trapiantato a Osaka Davide Burattin \u2013 in arte Dropout \u2013 ci ha consegnato un disco composto da brevi colonne sonore strumentali per cortometraggi da lui stesso realizzati: il tema del disco era la memoria di un futuro distante e la dominante musicale era l\u2019elettronica. 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