{"id":11139,"date":"2024-05-02T02:00:00","date_gmt":"2024-05-02T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=11139"},"modified":"2024-04-30T17:07:56","modified_gmt":"2024-04-30T16:07:56","slug":"limportanza-dei-ponti-sulladige","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/05\/02\/limportanza-dei-ponti-sulladige\/","title":{"rendered":"L\u2019importanza dei ponti sull\u2019Adige"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Pons Drusi \u00e8 i primo nome noto dell\u2019odierna Bolzano. Dove esattamente si trovasse questo strategico ponte romano che permise la conquista della piana bolzanina non si sa, ma certo \u00e8 che il toponimo la dice lunga sull\u2019importanza\u00a0 dei ponti in questo territorio attraversato da molti corsi d\u2019acqua.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Prima che iniziasse la sistematica costruzione dei ponti in legno, cemento o ferro, attraversare i grandi fiumi, torrenti e ruscelli non era impresa semplice. Zattere, barche e traghetti pi\u00f9 o meno improvvisati, pi\u00f9 o meno sicuri trasportavano merci e persone da un argine all\u2019altro, da un approdo a quello successivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In un documento del 1300 appare la dicitura \u201cvadum seu portum in Sacco\u201d ossia guado o magazzino a Sacco (Rovereto) per indicare il luogo dove un traghetto permetteva di passare il fiume. Invece la vecchia parole tedesca per traghetto \u00e8 \u201curvar\u201d, per cui abbiamo un maso Urfar a Vadena e localit\u00e0 denominate Urfar di sopra o di sotto tra Vadena e Ora.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In periodi di secca e con acque particolarmente calme, i traghetti si muovevano liberamente sul fiume, in altri dovevano essere fissati a una fune stesa tra una riva e l\u2019altra per non essere trascinati a valle dalla corrente. Era quest\u2019ultimo il caso dell\u2019Urfar di Vadena e dell\u2019Urfar di Gmund \/ Monte tra Ora e Termeno. Ancora nel 1574 il titolare di quest\u2019ultimo, Augustin Pergomes, chiese al governo di Vienna la costruzione di un ponte vero e proprio al posto del traghetto troppo pericoloso, richiesta alla quale si oppose strenuamente il vicino comune di Egna che gi\u00e0 disponeva del suo ponte.<\/p>\n\n\n\n<p>In un atto del 1235 viene citato un \u201cpons de navi\u201d preso l\u2019Adige. Non si tratta di un ponte vero e proprio ma di un traghetto di propriet\u00e0 del vescovo di Tento in localit\u00e0 Schefbrugg, in italiano Nave San Felice. Tra il 1818 e il 1840 sono noti diversi ponti di barche chiamati \u201cporti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aumento del traffico commerciale tra Bolzano, Egna e Trento richiese la graduale sostituzione dei traghetti con ponti. I vecchi ponti romani in questa zona erano di legno per cui non si sono conservati. Il ponte pi\u00f9 antico di cui si abbia notizia \u00e8 quello che attraversa il Passirio a Merano e risale all\u2019anno 800. Ma \u00e8 tra il 1150 e il 1200 che inizia un\u2019intensa attivit\u00e0 di costruzione di ponti sia sull\u2019Adige che sull\u2019Isarco. Tra il 1200 e il 1350 furono realizzati il ponte di Egna e il ponte Talvera a Bolzano. Se un tempo era prevalente l\u2019utilizzo del legno, a partire dal XIX secolo i ponti furono costruiti in pietra, calcestruzzo o ferro. Per la costruzione dei ponti venivano impegnati fondi dei comuni e dei proprietari dei terreni adiacenti, che erano obbligati a fornire il legname o pagare importi equivalenti. Chi transitava sul ponte era tenuto a pagare un pedaggio per s\u00e9, eventuali carri e capi di bestiame.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i ponti pi\u00f9 noti tra Bolzano e la Bassa Atesina vi sono quelli di Castel Firmiano o Formigar, come veniva chiamato prima del XV secolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era di propriet\u00e0 del vescovo di Trento e venne citato per la prima volta nel 1216, quando \u201cin capite pontis Formiani\u201d ebbe luogo una riunione tra nobili della zona. Ancora nel 1181 e nel 1185 si parla invece di \u201cvadum de cuvalo apud flumen Athesis subtus Formicarum\u201d e \u201cad vadum de Formeiano\u201d, che ci indicano che ancora non c\u2019era il ponte ma un traghetto. Allo stesso periodo risale il ponte sull\u2019Isarco sempre a Bolzano, chiamato anche ponte di Bolzano e poi Loreto. Potrebbe essere sorto qui il primo ponte di Druso che diede il nome alla citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>8 chilometri a sud di Formigar si trova Vadena, dove dal XIV secolo si parla di un Urfar. Un \u201cvadum de Mazoco\u201d (Caldaro\/Termeno) \u00e8 citato verso il 1200. Con la costruzione della ferrovia venne realizzato un ponte a Gmund\/Monte. A Egna il primo ponte risale al 1305. A Salorno il ponte sull\u2019Adige esiste dal XIV secolo. Sotto Salorno, a parte Trento, esistevano solo traghetti: Nave San Felice, Calliano, Rovereto, Mori, Serravalle, Ala e Avio. A Nevis \/ Lavis esisteva tuttavia un ponte sull\u2019Avisio \/ Efeis dal 1202.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pons Drusi \u00e8 i primo nome noto dell\u2019odierna Bolzano. 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