{"id":11312,"date":"2024-05-30T02:00:00","date_gmt":"2024-05-30T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=11312"},"modified":"2024-05-29T15:49:46","modified_gmt":"2024-05-29T14:49:46","slug":"la-tradizione-vinicola-della-bassa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/05\/30\/la-tradizione-vinicola-della-bassa\/","title":{"rendered":"La tradizione vinicola della Bassa"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Dalla piana bolzanina fino alla chiusa di Salorno, la Bassa Atesina si insinua come un cuneo lussureggiante nella valle dell\u2019Adige. Gode di un clima e di una vegetazione quasi mediterranei, ragion per cui fin dai tempi pi\u00f9 antichi molti geografi e viaggiatori l\u2019hanno descritta come la porta del mondo padano-italico, con il quale ha sempre intrattenuto intensi rapporti di scambio commerciale e culturale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ai suoi lati la cingono catene montuose contrassegnate da tutt\u2019altre caratteristiche ambientali. Vallate come quelle di Non e di Fiemme sono sempre rimaste fedeli alla loro tradizionale civilt\u00e0 alpina. Per quanto possa sembrare strano, proprio in queste due valli \u201cnordiche\u201d si \u00e8 conservato l\u2019antico elemento romanico-ladino, mentre nel \u201ctorrido\u201d fondovalle questo ha dovuto cedere il passo alla graduale&nbsp; espansione di quello bavaro-germanico insediatosi sul substrato longobardo presente da un paio di secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>La cultura della vite e del vino si \u00e8 rivelata non solo l\u2019elemento di congiunzione privilegiato tra le terre alpino-retiche e il mondo etrusco, greco e romano-italico, ma&nbsp; anche quello che ha favorito la conquista di questo territorio da parte dei popoli germanici nei secoli successivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando a partire dal VI secolo i Bavari sono avanzati nella valle dell\u2019Adige tra Merano e Bolzano e, poi, anche tra Bolzano e paesi oggi trentini come Lavis e Mezzocorona, il fattore economico trainante della loro conquista \u00e8 stato proprio quello della viticoltura. Non che il vino sia stata un\u2019invenzione dei Bavari, tutt\u2019altro. Ma certo \u00e8 che essi ne erano grandi estimatori e consumatori e in breve tempo la valle dell\u2019Adige si trasform\u00f2 nel vigneto privato dei conventi e delle case nobiliari bavaresi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione vinicola della valle dell\u2019Adige ha radici ben pi\u00f9 profonde e si pu\u00f2 far risalire perlomeno ai Reti e ai Romani. Prima ancora, nell\u2019et\u00e0 del bronzo, circa 3500 anni fa, i popoli della cultura delle Terramare che vivevano nella pianura padana (tra Cremona, Mantova e Verona) e attorno alla lago di Garda (Peschiera) conoscevano gi\u00e0 la vite vinicola e la produzione di vino. Lo testimoniano i residui organici recuperati sulle loro ceramiche e il rinvenimento dell\u2019attrezzatura indispensabile per la produzione, la conservazione e il consumo della nobile bevanda, riservato ai ceti pi\u00f9 elevati e sacerdotali. Quegli abitanti padani sono sicuramente giunti anche nella valle dell\u2019Adige per stabilirvi la loro residenza e avviare una rudimentale viticoltura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli etruschi intensificarono la produzione e anche la commercializzazione del vino e grazie a loro la coltivazione della vite si diffuse sistematicamente anche in area prealpina e alpina. Quell\u2019epoca ha lasciato numerose tracce, come per esempio le numerose situle (secchi di metallo), tazze, resti di botti e anfore, brocche, attingitoi, falcetti, frammenti di torchio e altro ritrovati in molte localit\u00e0, dalla Val di Cembra a San Maurizio \/ Bolzano, dalla Val d\u2019Isarco ai paesi dell\u2019Unterland come Ora, Egna e Laives, dove in zona Galizia \u00e8 stato scoperto anche un terrazzamento con muretti a secco di 2500 anni fa destinato alla coltura della vite. A loro risale anche la tradizione del commercio di vino verso le zone germaniche. Plinio il Vecchio racconta che i popoli alpini trasportavano il vino in botti di legno e non in anfore come i greci e i romani.<\/p>\n\n\n\n<p>Il miglior vino retico, prodotto principalmente nel veronese (Valpolicella) e nella valle dell\u2019Adige era apprezzato da tutti gli autori classici dell\u2019epoca romana, che lo classificavano quale secondo miglior vino dopo il Falerno. Virgilio scrisse \u201cet quo te carmine dicam, Raetica? nec cellis ideo contende Falernis. Svetonio, nella vita di Augusto, ci narra che l\u2019imperatore gradiva&nbsp; soprattutto il vino retico.<\/p>\n\n\n\n<p>La stessa citt\u00e0 retica di Tridentum nacque grazie al commercio di vino verso Roma. Dopo la conquista romana del 15 a.C., la coltivazione della vite aument\u00f2 considerevolmente e coloni romani si insediarono lungo tutta la valle dell\u2019Adige. Ne sono testimoni i nomi di molti paesi, come la stessa Bauzanum (predio o podere di Baudio), Appianum (di Appio), Cornaiano (di Corneliano), Missiamo, (di Missus), Andriano (di Andrius) e Terlano (di Torilius).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla piana bolzanina fino alla chiusa di Salorno, la Bassa Atesina si insinua come un cuneo lussureggiante nella valle dell\u2019Adige. 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