{"id":11601,"date":"2024-07-11T02:00:00","date_gmt":"2024-07-11T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=11601"},"modified":"2024-07-11T07:03:10","modified_gmt":"2024-07-11T06:03:10","slug":"lassonanza-fra-polenta-e-caldaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/07\/11\/lassonanza-fra-polenta-e-caldaro\/","title":{"rendered":"L\u2019assonanza fra \u201cpolenta\u201d e \u201cCaldaro\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>La storia, si sa, spesso si nasconde nelle parole. Una di queste \u00e8 \u201cPlent\u201d, con la quale a Caldaro (e poi nel dialetto sudtirolese in generale) si definisce la polenta di mais, pietanza tipica del Veneto, della Lombardia e del Trentino. \u201cPlentnkessl\u201d \u00e8 invece il paiolo di rame in cui la vivanda viene cucinata e che compare nello stemma comunale di Caldaro. Non \u00e8 dunque un caso se gli abitanti di questo comune venivano sopranominati \u201cPlentnfresser\u201d, mangiatori di polenta.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In effetti, la polenta, reminiscenza culinaria e lessicale per certi versi paragonabile alla famosa madeleine proustiana,&nbsp; era la padrona incontrastata della tavola caldarese fino alla met\u00e0 del secolo scorso e veniva consumata al posto del pane a colazione, pranzo e cena.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi dai campi attorno al lago scomparvero le piantagioni di granturco (Tirggn) e la tradizionale polenta cotta sotto le vigne cedette il posto ad altri alimenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Plent, vivanda e termine, furono \u201cimportati\u201d dal vicino Trentino, in particolare dalla Val di Non. Come pure quel \u201cTschink\u201d, storpiatura di&nbsp; sindaco, appellativo del capo del \u201cRigl\u201d, ossia della regola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, i strettissimi legami tra Caldaro e la Val di Non, tipici di ogni confine linguistico, risalgono alla notte dei tempi e tradizionalmente molti contadini nonesi possedevano vigneti tra Caldaro e Termeno. Secondo alcuni storici \u00e8 probabile che fino al XIV secolo Caldaro fosse un comune quasi completamente abitato da popolazione di lingua romanza originaria, per l\u2019appunto, dei paesi oltre il passo della Mendola. Oggi&nbsp; la presenza italiana si limita ad un 7% dei cittadini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella famosa lettera di S. Vigilio, risalente a un periodo tra il IX e il XII secolo, si narrano le vicende della nascita della parrocchia di Caldaro, che sarebbe stata fondata dallo stesso vescovo trentino vissuto nel IV secolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nei boschi di Castelvecchio ancora oggi troviamo i ruderi della basilico di San Pietro, raro esempio di edificio religioso risalente agli albori del cristianesimo in Tirolo. Nel documento e in molti altri atti notarili successivi la localit\u00e0 compare sempre con il nome di Caldare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dal XIV secolo, inizio della lenta tedeschizzazione di Caldaro, il nome viene latinizzato in Caldarium, con possibile riferimento al paiolo che ancora oggi compare nello stemma comunale. Da quel periodo in poi inizi\u00f2 la lenta trasformazione del nome. Da Chaldar e Chaltar si pass\u00f2 a Chalter,&nbsp; finch\u00e9 in un atto notarile redatto a Merano troviamo un significativo \u201cvinea iuxta Calderem, quod in vulgo dicitur Chalter\u201d. La -n finale di Kaltern pu\u00f2 invece essere interpretata come la desinenza al dativo di Chalter, ossia \u201ca Caldaro\u201d o \u201cdi Caldaro\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 escluso che Caldaro, come sostiene il linguista originario della Val di Non Carlo Battisti, nel periodo longobardo facesse parte della gastaldia di Romeno. Certo \u00e8 che Caldaro e Termeno erano occupate dagli arimanni del ducato di Trento, tanto che le leggi longobarde rimasero in vigore anche molti secoli dopo la scomparsa dei Longobardi stessi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i proprietari terrieri di Caldaro, a partire dall\u2019epoca in cui questi vennero registrati, troviamo molti nomi di origine romanza accanto ad altri provenienti prevalentemente dalla Baviera. Singolare anche il fatto che molti nomi siano orgogliosamente accompagnati dall\u2019indicazione della localit\u00e0 di provenienza della persona, per cui abbiamo proprietari originari \u201cde Cavareno, de Romeno, de Malusco, de Sarnonico, de Roncuno, de Segio, de Castro Fundo, de Melango (Castelfondo). La stessa parrocchia di Romeno possedeva molti terreni nel territorio di Caldaro. Nel XIII secolo Caldaro venne occupata da Mainardo II che la sottrasse al Vescovo di Trento Enrico. Mainardo mise a capo del comune i conti di Rottenburg, originari di Jenbach in Tirolo. Nel 1308 il territorio fu restituito al vescovo ma i Rottenburg rimasero al loro posto.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Chrstanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia, si sa, spesso si nasconde nelle parole. 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