{"id":11619,"date":"2024-07-25T02:30:00","date_gmt":"2024-07-25T01:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=11619"},"modified":"2024-07-24T06:48:43","modified_gmt":"2024-07-24T05:48:43","slug":"siamo-tutti-stranieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/07\/25\/siamo-tutti-stranieri\/","title":{"rendered":"Siamo tutti stranieri?"},"content":{"rendered":"\n<p><br><strong>In provincia di Bolzano parlare di stranieri non \u00e8 mai stato n\u00e9 semplice n\u00e9 facile. Per riordinare un po\u2019 le idee e metterci nei panni di coloro che ci hanno raggiunto di recente, per un motivo o per l\u2019altro, abbiamo pensato di farci aiutare da un sociologo: Adel Jabbar.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Adel Jabbar \u00e8 un appassionato di storia e geografia approdato alla sociologia per comprendere la dinamica dell\u2019agire umano in rapporto allo spazio e al tempo. Questa passione lo ha condotto a fare ricerca nell\u2019ambito dei processi migratori e della comunicazione interculturale. Libero docente e collaboratore di istituzioni accademiche nell\u2019ambito del pluralismo culturale e religioso, ha insegnato in diversi atenei e ha partecipato a diverse ricerche e numerose pubblicazioni nell\u2019ambito dell\u2019immigrazione. Redattore della rivista \u201cIl Cristallo\u201d (BZ) \u00e8 curatore di molteplici eventi cinematografici e artistico-letterari.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019INTERVISTA<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso tendiamo a pensare socialmente all\u2019Alto Adige come ad un unicum a livello mondiale. Questo come se nel resto del mondo i territori, a differenza che da noi, fossero tutti caratterizzati dalla presenza di un unico popolo e un\u2019unica lingua. Siamo davvero unici? Siamo un\u2019isola?<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco: partiamo da qui. Secondo me neanche un\u2019isola \u00e8&#8230; isolata. \u00e8 infatti accarezzata dall\u2019acqua, dalle onde, dalle varie tempeste e dai venti. Poi basta che pensiamo a Robinson Crusoe di Defoe: l\u2019isola \u00e8 un vero e proprio mondo, fatto di tante cose, e poi lui incontra Venerd\u00ec; non \u00e8 solo. Parlando dei movimenti migratori mi capita di fare riferimento spesso alla mia storia: io sono nato infatti a Baghdad, che oggi si trova in Iraq. Noi abbiamo sedimentato nella nostra percezione l\u2019idea che molti eventi della storia pi\u00f9 antica dell\u2019uomo si siano svolti proprio l\u00ec in quella zona. Poi ci sono Adamo ed Eva, le prime due persone, entrambi migranti, extraterrestri. A ben vedere anche loro sono stati catapultati, da irregolari, nel giardino dell\u2019Eden. Queste storie raccontano quello che \u00e8 tipico delle specie viventi in grado di camminare, essere umani ma non solo. Siamo il prodotto di processi di trasformazione, di lunghi percorsi e &#8211; in definitiva &#8211; lunghissime camminate. Il fatto di viaggiare \u00e8 rimasto nell\u2019indole dell\u2019essere umano, oggi lo facciamo per motivi turistici, di lavoro, di studio, di esplorazione. La nostra passione per cavalli, bici, moto, treni e aerei, auto sportive&#8230;, nasce da qui. La nostra indole \u00e8 nel movimento. Se partiamo dall\u2019idea che il movimento \u00e8 la sostanza della storia e della nostra esistenza, dove sta allora la nostra famosa unicit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>In provincia di Bolzano da un certo punto di vista gli \u201citaliani\u201d vedono i \u201ctedeschi\u201d come \u201cstranieri\u201d, ma anche i sudtirolesi vedono gli \u201citaliani\u201d allo stesso modo. Poi \u201citaliani\u201d e \u201ctedeschi\u201d, insieme, vedono gli immigrati come \u201cstranieri\u201d. La stessa cosa naturalmente la fanno gli immigrati che &#8211; a loro modo e partendo dalla loro esperienza e provenienza &#8211; vedono \u201cnoi\u201d come stranieri. In sostanza: in un modo o nell\u2019altro qui siamo tutti stranieri\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, e questo \u00e8 un vantaggio perch\u00e9 in questo modo le persone continuano a interrogarsi. Questo atteggiamento naturalmente pu\u00f2 portare sia ad un\u2019apertura che a una chiusura nei confronti degli \u201caltri\u201d. Interrogarsi richiede energie, anche psichiche, in un processo che non tutti sono in grado di affrontare, guardando altri orizzonti e incontrando cambiamenti. Gli essere umani hanno bisogno anche di certezze, che sono legate alle abitudini. E l\u00ec nasce un problema esistenziale: da una parte c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 e il diritto (libert\u00e0) di cambiare, dall\u2019altra le certezze da preservare.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, e bisogna riuscire a trovare un equilibrio tra queste due dimensioni. E per fare questo ci vuole anche e soprattutto un lavoro pedagogico. Ma chi lo svolge?<\/p>\n\n\n\n<p>La scuola? La politica? I vari attori e le varie agenzie nella societ\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta si parlava soprattutto della scuola e dei suoi educatori. Oggi non credo che sia pi\u00f9 cos\u00ec. Una volta si pensava che la scuola avesse anche lo scopo di \u201cformare\u201d, ma anche delimitare lo spazio di manovra della mente. In ogni caso la scuola ha anche sempre fornito degli strumenti. Attraverso letture, conoscenze, una spinta a guardarsi intorno, la scuola \u00e8 stata senz\u2019altro un\u2019agenzia di socializzazione fondamentale anche nel guidare la trasformazione della societ\u00e0. Ma oggi molte altre realt\u00e0 competono con la scuola, da questo punto di vista.<\/p>\n\n\n\n<p>In Alto Adige la scuola ha anche la caratteristica peculiare di essere monolingue, a fronte di una popolazione che nasce con due diverse madrelingue d\u2019origine, ma che poi si vorrebbe tutta magicamente plurilingue.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi viviamo in un contesto che ha una storia particolare e dove da un certo punto di vista \u00e8 legittimo che un gruppo che si sente fagocitato, cerchi di tutelare il proprio patrimonio linguistico e culturale. Ma anche qui \u00e8 una questione di equilibrio tra le certezze da preservare e il cambiamento che \u00e8 ineluttabile. Gli equilibri vanno mantenuti, ma anche prodotti, e devono comunque essere anche sempre \u201caggiustati\u201d. Naturalmente in questo senso anche la politica gioca un ruolo fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Come vivono gli stranieri in Alto Adige? \u00e8 una terra amica dei migranti?<\/p>\n\n\n\n<p>Per molti quella di emigrare \u00e8 una necessit\u00e0. E sto parlando di motivi di lavoro, non di profughi di guerra o esiliati. La maggior parte della migrazione oggi \u00e8 spinta da necessit\u00e0 materiali. Si parla di migranti economici, ma spesso le motivazioni possono anche essere ambientali o legate ai diritti. Le motivazioni a volte sono molteplici e coincidono. Ma non tutti quelli che hanno un bisogno poi partono, sono solo alcuni quelli che lo fanno. Questi alcuni sono animati dal desiderio di affermarsi in qualche modo, si tratta di un bisogno personale. Vanno verso una \u201cterra promessa\u201d, ma che in realt\u00e0 non \u00e8 stata promessa a nessuno. Arrivare in una terra non promessa implica gi\u00e0 in partenza la necessit\u00e0 di fare i conti con le proprie illusioni. La vita del migrante per motivi di lavoro non coincide quasi mai con le proprie aspettative. Quando un immigrato arriva in provincia di Bolzano trova un contesto in cui si parlano due lingue invece che una, entrambe necessarie per sopravvivere e accedere alle varie opportunit\u00e0 disponibili. Quando arrivano in Alto Adige gli immigrati devono rapportarsi con un\u2019area di confine che ha una storia particolare e delle persone che hanno delle sensibilit\u00e0 che partono da memorie storiche diverse tra loro. Al migrante tocca vivere questo e non \u00e8 mai facile. Dobbiamo ricordarci che, per un migrante, l\u2019approdo non \u00e8 mai la soluzione del problema, ma solo il primo passo. Di un lungo processo di interazione che possiamo chiamare in tanti modi: integrazione, inserimento, inclusione&#8230; Per molti aspetti si vivono rinvii e lunghe attese. E nell\u2019emigrazione isolarsi a volte \u00e8 anche una forma di protezione, rispetto all\u2019esporsi in un tessuto sociale per il quale spesso non si hanno tutti gli strumenti necessarie per affrontarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec. Ad essere vissute ci sono poi due diverse realt\u00e0, quella materiale e quella \u201caffettiva\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano materiale ovvero del mercato del lavoro direi che la maggior parte dei migranti in Alto Adige trovano una soluzione. Ma, appunto, si tratta solo di un tassello della vita. Per il resto le persone tendono a voler coltivare le certezze che hanno acquisito nel paese d\u2019origine.<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo parlando di un background culturale, della propria storia nel paese d\u2019origine, di una lingua, una religione, aspetti che continuano tutti ad essere coltivatati in qualche modo, individualmente oppure in gruppo\u2026 magari annacquando un po\u2019 la cosa con il passare degli anni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 una dimensione affettiva appresa dalla famiglia e dal vicinato nel paese d\u2019origine. Sono aspetti fondamentali per la vita delle persone che, tra l\u2019altro, \u00e8 difficile ricostruire in maniera solida nel nuovo luogo in cui si va a vivere. A volte agli immigrati una certa separazione \u00e8 dunque necessaria, anche per riuscire a gestire il difficile rapporto con l\u2019ignoto. Con il tempo poi la situazione cambia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cambia in che modo?<\/p>\n\n\n\n<p>Si instaura un rapporto tra memoria e progetto. La memoria \u00e8 relativa al bagaglio che si ha dentro, il progetto \u00e8 invece quello che si deve costruire. C\u2019\u00e8 quindi un adattamento, che qualcuno chiama aggiustamento identitario. Preferisco non usare il sostantivo \u201cidentit\u00e0\u201d, perch\u00e9 \u00e8 meglio focalizzarsi sulla strategia che viene messa in atto. L\u2019aggiustamento avviene poi su diversi piani: lavoro, dimensione abitativa, riconoscimento sociale e culturale, ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente non siamo consapevoli di queste dinamiche che ogni immigrato in un modo o nell\u2019altro deve attivare. Tendiamo magari invece a vedere solo l\u2019aspetto religioso come preponderante. Da qui l\u2019idea stereotipata dello straniero che in via esclusiva rivendica la sua religione e, magari, vuole anche imporcela\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Il discorso religioso a mio parere viene strumentalizzato. La religione oggi in Alto Adige non viene pi\u00f9 vissuta cos\u00ec intensamente, ma questi temi sono ancora in grado di colpire le sensibilit\u00e0. Se ci sono degli immigrati di religione cattolica, non \u00e8 che questo li aiuti pi\u00f9 di tanto a livello di riconoscimento sociale. E quando gli italiani a suo tempo sono emigrati in Germania non \u00e8 che l\u00ec abbiano ricevuto chiss\u00e0 quale riconoscimento in quanto cattolici. La stessa cosa vale anche in Alto Adige. Qui entrambi i gruppi linguistici sono cattolici, ma questo ha aiutato nella costruzione della convivenza?<\/p>\n\n\n\n<p>Eh gi\u00e0. All\u2019interno della diocesi i due gruppi linguistici vivono divisi quasi al 100%, nella pratica dei riti e nella vita comunitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>In giro per il mondo ci sono un sacco di conflitti e spesso la religione non \u00e8 determinante. Ad esempio oggi gli Ucraini, ortodossi, sono in guerra con i Russi, ortodossi pure loro. E pensare che a suo tempo l\u2019evangelizzazione della Russia part\u00ec proprio da Kiev.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo musulmano viene visto come una cosa unica e in realt\u00e0 ad essere sotto la lente sono soprattutto una serie di aspetti culturali: il ruolo della donna, una certa idea di famiglia\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>I modelli si evolvono, sia nella terra d\u2019origine che nella versione riveduta e corretta nella terra d\u2019emigrazione. Io eviterei le generalizzazioni, perch\u00e9 non aiutano. I modelli di famiglia poi sono molto diversi tra loro, non solo tra le varie comunit\u00e0 che si richiamano all\u2019Islam, ma anche all\u2019interno delle stesse comunit\u00e0. Il vissuto religioso di per s\u00e9 \u00e8 molto diverso tra Marocco e Bangladesh, Senegal e Iran, Afghanistan e Tunisia, Indonesia e Pakistan, solo per fare alcuni esempi. E la cosa vale anche per i cattolici. Tra un cattolico svizzero e uno dell\u2019Uganda, tra uno del Brasile e un altro delle Filippine, ci sono grandi differenze, no? Le regioni poi vengono interpretate dalle singole persone. E le persone non sono clonate. Se fosse cos\u00ec noi a Bolzano saremmo tutti uguali, e invece\u2026 I riferimenti valoriali sono diversi e non per nulla c\u2019\u00e8 una dialettica, che spesso pu\u00f2 anche generare contrapposizioni. Quando siamo partiti in questa conversazione il tema era la presunta unicit\u00e0 dell\u2019Alto Adige. Io parlerei invece di specificit\u00e0. Ecco: quella c\u2019\u00e8 senz\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Qual \u00e8 la nostra specificit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>Non siamo molto condizionati dalla concetto di stato\/nazione e questo concetto \u00e8 legato alla specificit\u00e0 di solo alcuni paesi occidentali. Ma in realt\u00e0 se andiamo a vedere ad esempio la Francia, che noi tendiamo a vedere come uno degli stati pi\u00f9 \u201ccompatti\u201d, in realt\u00e0 anche l\u00ec ci sono mille<\/p>\n\n\n\n<p>sfumature legate ai territori d\u2019oltremare e ai moltissimi cittadini che provengono dalle colonie.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista politico gli immigrati quale realt\u00e0 sentono pi\u00f9 vicina?<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente le istituzioni territoriali pi\u00f9 piccole. Tant\u2019\u00e8 vero che in consiglio comunale a Bolzano sono presenti ben quattro consiglieri con background migratorio. Non \u00e8 una situazione frequente e tra l\u2019altro nessuno di loro fa riferimento a partiti di sinistra, notoriamente molto pi\u00f9 attivi sulle politiche pro immigrati.<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente hanno costruito il loro consenso anche e soprattutto attraverso i loro rapporti con i non immigrati.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio cos\u00ec. E non dobbiamo dimenticare che anche nelle comunit\u00e0 d\u2019origine ci sono diversi orientamenti politici, che gli immigrati portano con s\u00e9 nella loro nuova realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Luca Sticcotti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In provincia di Bolzano parlare di stranieri non \u00e8 mai stato n\u00e9 semplice n\u00e9 facile. Per riordinare un po\u2019 le idee e metterci nei panni di coloro che ci hanno raggiunto di recente, per un motivo o per l\u2019altro, abbiamo pensato di farci aiutare da un sociologo: Adel Jabbar. 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