{"id":11921,"date":"2024-09-19T02:00:00","date_gmt":"2024-09-19T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=11921"},"modified":"2024-09-19T08:02:11","modified_gmt":"2024-09-19T07:02:11","slug":"la-cappella-russo-ortodossa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/09\/19\/la-cappella-russo-ortodossa\/","title":{"rendered":"La cappella russo-ortodossa"},"content":{"rendered":"\n<p><br><strong>Il canone architettonico bizantino e russo-ortodosso avrebbe voluto la croce latina per la pianta della piccola chiesa russo-ortodossa, ma si utilizz\u00f2 la soluzione ad aula caratterizzata per\u00f2 dalla tradizionale iconostasi lignea ricca di icone.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lo spazio per i fedeli incominciava nel nartece, l\u2019originario recinto per i catecumeni, ancora contrassegnato dal dipinto di forma triangolare raffigurante l\u2019Ultima cena, proseguiva nel \u201cnaos\u201d (l\u2019aula vera e propria) dove giochi di luce e ombra sono resi possibili dalle grandi vetrate ad arco poste sul lato nord e sud a scandire lo spazio architettonico come in un sacro cerimoniale. L\u2019aula si conclude ai piedi dell\u2019iconostasi al limitare della cosiddetta \u201csoleja\u201d, la zona rialzata dove sorge appunto la tipica struttura lignea, imponente nelle sue tonalit\u00e0 scura del rovere e rilucente delle dorature, riccamente intagliata e modanata, impreziosita poi da immagini ieratiche di santi a figura intera e sovrastata da medaglioni, tutte opere di un artista rimasto anonimo, visto che per tradizione le icone non si firmavano. Oltre l\u2019iconostasi si apre il presbiterio, dove trovavano posto l\u2019altare e il trono, riservato solo al sacerdote e all\u2019inserviente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Ambone e il \u201ckliros\u201d, ossia la zona riservata ai canti e alle letture dei testi sacri, tripartiscono la \u201csoleja\u201d: sull\u2019ambone, posto davanti alla porta regale, si tenevano le letture tratte dal Vangelo, mentre sul \u201ckliros\u201d laterale trovavano posto lettori e cantori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una croce russa dal tipico suppedaneo inclinato svetta ancora sulla lanterna a bulbo che rende ben individuabile il luogo sacro nelle linee architettoniche dell\u2019edificio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Furono i fratelli Michael e Faina von Messing, i fondatori della Casa russa, che in prima persona seguirono sia le lungaggini burocratiche che i lavori e, con molta probabilit\u00e0, avanzarono proposte per le soluzioni decorative e per gli arredi. Deriv\u00f2 da una loro iniziativa l\u2019inserimento inconsueto di santa Giulia martire fra le figure dell\u2019iconostasi, voluta probabilmente a ricordo della propria madre. Nella chiesa di un pensionato per malati di tubercolosi non poteva mancare un santo \u201cguaritore\u201d come san Panteleimon ossia Pantaleone di Nicomedia Medico &nbsp; raffigurato nel gesto di estrarre da una scatola dei rimedi medicamentosi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il 15 settembre 1897, sotto la guida di Faina von Messing, e con la direzione medica del dottor Michael von Messing, la Casa russa, anzi \u201cVilla Borodine\u201d risuon\u00f2 del vociare entusiasta dei suoi primi ospiti. Alla Villa potevano accedere solo russi in grado di esibire certificati di appartenenza alla religione ortodossa, erano banditi i cittadini russi ebrei e gli ortodossi polacchi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La disponibilit\u00e0 era di 19 stanze e circa 30 letti, mentre tutto era regolamentato da un severo statuto che prevedeva ad esempio il divieto di possedere animali e suonare strumenti musicali, ma nella sala da pranzo vi era un pianoforte e non mancavano i piccoli concerti. Vietate erano anche le discussioni politiche o religiose ma per lo svago alla villa era allestita una ricca biblioteca e una sala di lettura dove si potevano trovare numerose riviste, e non mancavano ovviamente gli scacchi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa, invece, fu consacrata tre mesi dopo, il 3 dicembre 1897 alla presenza di tutta la Comunit\u00e0 dei fedeli, provenienti anche da altre localit\u00e0 di cura del Tirolo meridionale, delle autorit\u00e0 cittadine, e del clero evangelico ed anglicano. Solo il clero cattolico si rifiut\u00f2 di partecipare alla cerimonia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A partire da questa data le funzioni si svolsero ogni domenica e nei giorni festivi per sei mesi l\u2019anno; in questo lasso di tempo alla villa era presente un sacerdote che, trascorso il periodo, rientrava nel luogo di provenienza. Il rito che seguiva rigidamente il cerimoniale russo terminava con l\u2019inno nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>La cappella russo-ortodossa di Merano si trova in Via Schaffer 21. Orario d\u2019apertura: 1\u00b0 e 3\u00b0 sabato del mese dalle ore ore 9 alle 13 e su appuntamento (chiusura durante il periodo natalizio e pasquale).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Rosanna Pruccoli<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il canone architettonico bizantino e russo-ortodosso avrebbe voluto la croce latina per la pianta della piccola chiesa russo-ortodossa, ma si utilizz\u00f2 la soluzione ad aula caratterizzata per\u00f2 dalla tradizionale iconostasi lignea ricca di icone. 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