{"id":12034,"date":"2024-10-17T02:30:00","date_gmt":"2024-10-17T01:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=12034"},"modified":"2024-10-16T16:16:13","modified_gmt":"2024-10-16T15:16:13","slug":"melissa-ecco-cose-lemigrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/10\/17\/melissa-ecco-cose-lemigrazione\/","title":{"rendered":"Melissa: \u201cecco cos\u2019\u00e8 l\u2019emigrazione\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Questa \u00e8 la storia di Melissa De la Caridad Rodriguez Ortiz, donna che \u00e8 dovuta scappare da Cuba a ventitr\u00e9 anni con il piccolo bambino, verso l\u2019Italia. Dalla Russia alla rotta Balcanica con il pensiero costante di dover portare suo figlio al sicuro e con la paura di non riuscire a sopravvivere, lasciando dietro di s\u00e9 le persone care senza sapere se un giorno le potr\u00e0 rivedere.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quando si parla di emigrazione e immigrazione a livello di opinione pubblica spesso ci si ferma alle problematiche relative alla sicurezza e all\u2019impossibilit\u00e0 di gestire questi flussi che diventano incontrollati nella maggior parte dei casi solo a causa di precise scelte (o non scelte) politiche.<br>Abbiamo dunque pensato che potesse essere interessante raccontare la storia vera di una giovane donna che lavora come badante in Alto Adige e che \u00e8 arrivata qui in maniera a dir poco rocambolesca (e pericolosa) assieme a suo figlio di tre anni. Interessante \u00e8 anche la sua provenienza: non si tratta n\u00e9 di Africa n\u00e9 di Medio Oriente, ma del Centro America.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019INTERVISTA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Melissa, ci dice in breve la sua origine?<\/strong><br>Sono di L\u2019Avana. Io e mio figlio Adriano siamo in Italia da due anni. A Cuba mi sono laureata in infermieristica e lavoravo in terapia intensiva pediatrica. Qui invece, a causa di problemi di equiparazione dei titoli, faccio la badante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 \u00e8 scappata da Cuba?<\/strong><br>A Cuba mancava quasi tutto, ma dopo la pandemia anche beni di prima necessit\u00e0, come medicine e alimenti per i bambini che sono diventati introvabili. L\u201911 luglio 2021 le persone hanno iniziato a manifestare prendendo di mira tutto ci\u00f2 che potesse far pressione sullo Stato. In ospedale sentivamo le persone che lanciavano i sassi alle finestre e sono iniziati ad arrivare molti bambini feriti. Il governo ha attuato una repressione violenta. Ho smesso di sentirmi sicura, ho iniziato a pensare a mio figlio che doveva crescere e, in novembre, ho deciso di andare via. Ho venduto tutto per comprare i biglietti aerei per la Russia: l\u2019unico Paese per il quale non avremmo dovuto aspettare costosi visti. Sono partita con il mio allora marito e Adriano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 arrivata in Italia?<\/strong><br>Ho viaggiato per sette mesi. Come detto la prima tappa \u00e8 stata la Russia. Da l\u00ec abbiamo preso un aereo per la Serbia. In seguito siamo arrivati in Bosnia pagando 300\u20ac a persona per un trasporto in barca. Arrivati l\u00ec, ci siamo spostati nella capitale Sarajevo, nel centro di accoglienza U\u0161ival, che si trova sulla rotta Balcanica. L\u00ec le persone sono state bravissime con noi. Poi abbiamo preso un bus per il confine croato da cui abbiamo continuato a piedi in montagna lungo la rotta che molti conoscono perch\u00e9 su di essa \u00e8 stato creato il videogioco \u201cThe Game\u201d. Mi ricordo benissimo, siamo partiti alle 23 e siamo arrivati alle 6 di mattina. Mio figlio per tutto quel tempo non ha potuto mangiare o bere ed era impaurito dal buio totale. Non potevamo farci vedere mentre attraversavamo il confine: c\u2019erano i poliziotti con i cani. In Croazia un\u2019associazione ha mandato un minivan per portarci in un hotel a Zagabria, dove ho dovuto richiedere Protezione Internazionale per poter restare. Per arrivare al confine sloveno abbiamo quindi preso un bus. Alle 18 abbiamo iniziato a camminare e abbiamo dormito in un bosco fino alle 6 del mattino. Sentivamo i lupi e vedevamo le impronte degli orsi. Avevamo molta paura. Abbiamo dormito in un buco con delle pietre appuntite sperando che avrebbero tenuto lontani gli animali. La mattina abbiamo iniziato a scendere da una collina. Era cos\u00ec ripida che scivolavamo e l\u2019unico freno erano gli alberi. Il bambino mi preoccupava tantissimo, ma mi ripetevo che eravamo l\u00ec per il suo bene. In Slovenia eravamo finalmente nell\u2019Unione Europea e allora abbiamo chiamato i poliziotti che ci hanno portato in un centro di accoglienza dove siamo rimasti in attesa di un documento per poter uscire. Una volta ottenuto il documento abbiamo raggiunto il confine italiano e mio fratello \u00e8 venuto a prenderci per portarci a Bolzano. Mi ha fatto sentire benissimo vedere il confine italo-sloveno: c\u2019era solo un binario, lo passavi ed eri arrivata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 stato il momento pi\u00f9 difficile?<\/strong><br>In Russia. \u00c8 un Paese molto freddo, le persone sono denigranti e razziste. Un giorno mi \u00e8 stato richiesto di pagare per dormire la notte: sono andata a un bancomat, ma al ritorno mi sono persa e mi si \u00e8 spento il cellulare. Due poliziotti allora mi hanno fermata e chiesto cosa stessi facendo; non parlando la lingua ho risposto in spagnolo dicendo che mi ero persa. Allora loro hanno utilizzato il telefono per usare il traduttore e cos\u00ec ho potuto spiegare chi ero e che mi ero persa. Loro si sono messi a ridere e a prendermi in giro, si sono accesi una sigaretta e mi hanno ordinato di spogliarmi. La temperatura segnava -28\u00b0. Mi hanno anche fatto togliere le scarpe e mettere i piedi nella neve. \u00c8 stata una delle esperienze pi\u00f9 traumatiche della mia vita. Ma ora tutto \u00e8 passato, mi sento meglio. Tutto ci\u00f2 che sono riuscita a fare, anche da sola, mi rende orgogliosa: ho iniziato a lavorare, ho sempre lavorato senza sosta, ho trovato casa e mio figlio va a scuola.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 stato il suo pensiero pi\u00f9 costante?<\/strong><br>Il mio pensiero pi\u00f9 costante \u00e8 stato se sarei arrivata e se sarei arrivata viva. Anche perch\u00e9 scendendo dalla collina in Slovenia ho visto alcune mamme che si buttavano con i figli e che quindi morivano. Con mio figlio sulle spalle vedevo questo e mi chiedevo se, invece, io ce l\u2019avrei fatta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019accoglienza a Bolzano com\u2019\u00e8 stata?<\/strong><br>Negli uffici dove sono dovuta andare non sono riuscita a ricevere tutte le informazioni necessarie e mi sono sentita emarginata. Nel centro di accoglienza i bagni non erano divisi e le persone aprivano la tenda quando mi lavavo, \u00e8 stato traumatico. La Caritas invece mi ha aiutato tantissimo. Cos\u00ec come l\u2019associazione GEA che quando sono stata vittima di violenza domestica mi ha fornito supporto psicologico, un appartamento e assistenza legale nel caso avessi voluto denunciare. Tra le persone \u201ccomuni\u201d invece ho incontrato sia persone razziste che persone molto belle.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Suo figlio Andriano come ha vissuto tutte queste cose?<\/strong><br>Adriano \u00e8 stato bravissimo, ogni tanto mi chiedeva dove fossimo e quanto mancava alla destinazione, ma in generale non mi chiedeva niente di pi\u00f9 di quanto non gli dessi. Aveva molta paura del buio, non mangiava e non beveva come avrebbe dovuto, io mi preoccupavo, ma lui mi abbracciava. Per tutta quella strada lui mi ha sempre abbracciato. Non so se gli sia rimasto qualcosa di indelebile nella sua memoria. La paura di stare da solo gli \u00e8 passata, ma quella di dover \u201ctornare l\u00ec in montagna\u201d ancora torna. Ci\u00f2 che mi ha fatto soffrire di pi\u00f9 \u00e8 stato fargli attraversare queste difficolt\u00e0, ma so che l\u2019ho fatto per lui. Non avevo altra scelta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Anna Michelazzi<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 la storia di Melissa De la Caridad Rodriguez Ortiz, donna che \u00e8 dovuta scappare da Cuba a ventitr\u00e9 anni con il piccolo bambino, verso l\u2019Italia. 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