{"id":12139,"date":"2024-10-31T02:30:00","date_gmt":"2024-10-31T01:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=12139"},"modified":"2024-10-30T15:02:40","modified_gmt":"2024-10-30T14:02:40","slug":"leterogeneita-a-scuola-e-un-valore-aggiunto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/10\/31\/leterogeneita-a-scuola-e-un-valore-aggiunto\/","title":{"rendered":"\u201cL\u2019eterogeneit\u00e0 a scuola\u00a0\u00e8 un valore aggiunto\u201d\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Negli ultimi mesi ha suscitato un vivace dibattito pubblico la formazione delle nuove classi presso la scuola primaria in lingua tedesca Goethe di Bolzano, soprattutto a causa dei nuovi ventilati criteri di suddivisione degli alunni all\u2019interno delle classi. Molti degli allievi della scuola infatti sono di origine straniera e non conoscono la lingua tedesca e per loro erano stati ipotizzati\u00a0 dei percorsi comuni, separati dagli altri bambini. Per approfondire questi temi, abbiamo interpellato il professor Dario Ianes, uno dei massimi esperti in pedagogia inclusiva in Italia. Ianes, che ha insegnato a lungo alla Libera Universit\u00e0 di Bolzano, nell\u2019intervista che vi proponiamo ci offre una riflessione approfondita sulla recente polemica e sui significati che assumono i concetti di \u201ceterogeneit\u00e0\u201d e \u201cinclusione\u201d all\u2019interno del sistema scolastico.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Professor Ianes, sulla vicenda della formazione delle nuove classi nella scuola primaria in lingua tedesca Goethe, \u00e8 stato scritto di tutto. Da pedagogista lei questo dibattito come l\u2019ha vissuto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda l\u2019ho vissuta ricordando che lo schema omogeneit\u00e0-eterogeneit\u00e0 \u00e8 ormai parte integrante dei nostri sistemi educativi. Il sistema italiano inclusivo vede l\u2019eterogeneit\u00e0, cio\u00e8 il mescolare competenze e provenienze diverse, come un valore aggiunto, capace di stimolare identit\u00e0 condivisa, consapevolezza reciproca, solidariet\u00e0 e sviluppo collettivo tra gli alunni.<br>Separare gli studenti in base all\u2019omogeneit\u00e0, come per lingua o capacit\u00e0, non \u00e8 dal mio punto di vista solo politicamente sbagliato, ma anche pedagogicamente errato. La ricerca scientifica dimostra chiaramente che l\u2019eterogeneit\u00e0 produce risultati migliori in apprendimento, socialit\u00e0 e competenze socio-emotive, e trovo sorprendente che questi dati siano stati ignorati.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei ha accennato anche alla lingua: quando un alunno non conosce affatto la lingua di insegnamento, come si procede da un punto di vista pedagogico? Pu\u00f2 essere considerato un bisogno educativo speciale, anche se temporaneo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da un certo punto di vista s\u00ec. Perch\u00e9 se ho un bisogno educativo normale &#8211; come comunicare con i miei insegnanti e compagni, ma non posso farlo perch\u00e9, ad esempio, vengo dall\u2019Ucraina e non conosco la lingua &#8211; questo bisogno diventa speciale. Serve dunque un supporto aggiuntivo per aiutarmi a sviluppare le competenze linguistiche, cos\u00ec che il mio bisogno diventi normale. Il punto \u00e8: dove trovo questo supporto speciale? Lo trovo in qualcosa di separato e isolante? O all\u2019interno del processo naturale di apprendimento e socialit\u00e0? Ogni bambino impara la lingua in un contesto normale, assorbendo i dialoghi, non in una classe separata. L\u2019immersione in un contesto naturale \u00e8 pi\u00f9 efficace pedagogicamente. Possiamo senz\u2019altro aggiungere un sostegno extra, come la mediazione culturale o l\u2019arricchimento del contesto, ma sempre all\u2019interno di un ambiente normale, non separato. La logica abilista, invece, dice: puoi partecipare solo se sei abile. Se non lo sei, devi acquisire l\u2019abilit\u00e0 fuori, e solo allora entri. Ma questo approccio esclude, invece di integrare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel dibattito pubblico si parla spesso di integrazione e inclusione come se fossero la stessa cosa. Pu\u00f2 chiarire quali sono le differenze tra questi due concetti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni \u201870, in Italia, il concetto di \u201cinserimento\u201d prevedeva che gli alunni con disabilit\u00e0 fossero semplicemente collocati in un contesto scolastico senza che questo fosse adeguatamente preparato. Con l\u2019evoluzione verso \u201cl\u2019integrazione,\u201d si \u00e8 fatto un passo avanti: il contesto iniziava ad adattarsi, offrendo supporti specifici, come insegnanti di sostegno e percorsi individualizzati, ma la struttura scolastica restava sostanzialmente quella tradizionale. L\u2019approccio inclusivo, invece, amplia questa visione. Non si tratta pi\u00f9 solo di creare percorsi speciali per chi ha disabilit\u00e0 certificate o Disturbi Specifici dell\u2019Apprendimento, ovvero DSA (come dislessia, disgrafia e discalculia), ma di pensare una didattica aperta e modulabile per tutti gli alunni. L\u2019inclusione parte dalle differenze umane, valorizzando le unicit\u00e0 di ciascun individuo, siano esse talenti, difficolt\u00e0 linguistiche o diversi stili di apprendimento. In questo modo, la didattica si universalizza, permettendo percorsi personalizzati per tutti, non solo per chi ha problematiche specifiche.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questi passaggi avvengono all\u2019interno di un quadro normativo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, lo fanno a partire dalla legge 104 del \u201892, la legge quadro sulla disabilit\u00e0, che per\u00f2 andrebbe aggiornata. Nel 2010 c\u2019\u00e8 stata una svolta per gli alunni con DSA, riconosciuti finalmente come aventi diritto a una didattica personalizzata. Nel 2012-2013 \u00e8 stato introdotto il concetto di \u201cBisogno Educativo Speciale\u201d, che include chiunque abbia difficolt\u00e0 a soddisfare i propri bisogni educativi, a causa di disabilit\u00e0, problemi familiari o linguistici. Esistono diversi fattori che influenzano il nostro modo di \u2018funzionare\u2019, e secondo l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, questo concetto va oltre il corpo e dipende fortemente dal contesto in cui viviamo, che pu\u00f2 offrire certezze o barriere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci pu\u00f2 fare un esempio concreto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, le fornisco un esempio nell\u2019ambito dei disturbi specifici di apprendimento. Se ho bisogno di un computer per leggere e comprendere un testo in tempi ragionevoli, quella \u00e8 la mia modalit\u00e0 di funzionamento; ma se non posso usarlo, incontro una barriera non solo interna, ma anche relazionale con il contesto. Al contrario, un contesto che fornisce tecnologie integrate, come un computer, valorizza le mie differenze e mi offre pari opportunit\u00e0 rispetto a chi legge senza ausili. La condizione di svantaggio, emarginazione o discriminazione \u00e8 sempre legata al rapporto con il contesto, che pu\u00f2 facilitare il mio funzionamento o porre limitazioni. Alcuni insegnanti vedono l\u2019uso del computer per far leggere come un aiuto indebito, ma in realt\u00e0 serve a livellare le opportunit\u00e0 per alunni con DSA, consentendo a tutti di dimostrare le proprie conoscenze.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA VICENDA DELLA SCUOLA GOETHE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio dell\u2019anno scolastico, la proposta della dirigente scolastica Christina Holzer della scuola primaria in lingua tedesca \u201cGoethe\u201d nel centro storico di Bolzano, di formare una classe prima composta esclusivamente da ragazzi migranti e di madrelingua italiana, ha suscitato un ampio dibattito e una forte opposizione.\u00a0<br>La dirigente aveva giustificato questa scelta affermando che serve (serviva, considerato che \u00e8 stata bloccata) a garantire un ambiente didattico appropriato sia per i bambini madrelingua tedesca che per quelli che devono iniziare da zero con la lingua.\u00a0<br>Si era trattato di una decisione in apparenza solo organizzativa, ma che evidenzia la pressione (anche politica) cui sono sottoposte le scuole di lingua tedesca, dove cresce il numero di bambini non di madrelingua.<br>L\u2019assessore provinciale alla scuola tedesca Philipp Achammer aveva fermamente respinto e bocciato l\u2019iniziativa della dirigente scolastica, considerandola una violazione delle leggi provinciali e nazionali, che mirano a promuovere una scuola aperta a tutti e vietano la creazione di classi \u201cghetto\u201d.\u00a0<br>Gli aveva fatto eco l\u2019intendente scolastica per le scuole di lingua tedesca Sigrun Falkensteiner, affermando che la scuola ha il compito di promuovere l\u2019inclusione e di favorire il rispetto della diversit\u00e0.\u00a0<br>Achammer ha ribadito che una gestione efficace della presenza di studenti di origine straniera richiede il loro inserimento nelle classi esistenti, piuttosto che una separazione in gruppi distinti, una scelta sostenuta anche da altri esponenti politici e dall\u2019opinione pubblica, che hanno criticato duramente la proposta per il rischio di stigmatizzazione e isolamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Till Antonio Mola<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi ha suscitato un vivace dibattito pubblico la formazione delle nuove classi presso la scuola primaria in lingua tedesca Goethe di Bolzano, soprattutto a causa dei nuovi ventilati criteri di suddivisione degli alunni all\u2019interno delle classi. 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