{"id":12292,"date":"2024-11-28T02:00:00","date_gmt":"2024-11-28T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=12292"},"modified":"2024-11-27T17:19:36","modified_gmt":"2024-11-27T16:19:36","slug":"elderspeak-cose-e-perche-e-importante-riconoscerlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/11\/28\/elderspeak-cose-e-perche-e-importante-riconoscerlo\/","title":{"rendered":"Elderspeak: cos\u2019\u00e8 e perch\u00e9 \u00e8 importante riconoscerlo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Sanaa El Abidi, laureata in Scienze Infermieristiche presso il Polo Universitario Claudiana a Bolzano, ha dedicato il suo elaborato di tesi alla rielaborazione della letteratura incentrata studio dello stile comunicativo denominato elderspeak. \u00e8 una sorta di lingua semplificata che usiamo spesso con gli anziani e assomiglia a quella che utilizziamo con i bambini piccoli. Questo approccio linguistico nei confronti degli anziani spesso non \u00e8 la soluzione ideale e averne consapevolezza \u00e8 davvero importante.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cos\u2019\u00e8 l\u2019elderspeak?\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 uno stile comunicativo utilizzato con gli anziani che nasce da stereotipi della terza et\u00e0 e ha come fine l\u2019espressione di cura, controllo e\/o facilitazione della comprensione. Come sinonimo viene spesso utilizzato baby talk in quanto nella maggior parte dei casi risulta indistinguibile da quello diretto ai bambini.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono le sue caratteristiche?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019utilizzo di un vocabolario semplice, un tono di voce acuto, un discorso lento, uso di imperativi e domande, ripetizioni, l\u2019uso di diminutivi, termini affettuosi e soprannomi, la sovra-articolazione e l\u2019utilizzo di frasi brevi e semplici. \u00c8 caratterizzato anche dalla sostituzione del pronome \u201ctu\u201d con \u201cnoi\u201d, ad esempio: \u201c\u00e8 importante che (noi) mangiamo, cara\u201d, che pu\u00f2 trasmettere il messaggio di dipendenza dell\u2019anziano. Vengono inoltre utilizzate le tag questions che limitano la scelta dell\u2019interlocutore, suggerendo implicitamente la risposta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 \u00e8 importante parlarne?\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 pu\u00f2 essere una manifestazione del cosiddetto \u201cageismo\u201d, ovvero stereotipi, pregiudizi e discriminazioni nei confronti degli altri o di s\u00e9 sulla base dell\u2019et\u00e0. Con l\u2019aumento dell\u2019aspettativa di vita diventa sempre pi\u00f9 importante avere una comprensione approfondita della comunicazione con gli anziani. L\u2019elderspeak riflette stereotipi che vedono gli anziani come incompetenti e dipendenti. Contrastarli aiuta a evidenziare e rispettare le preferenze individuali degli anziani in modo da comunicare in risposta ai bisogni personali ed ottenere un indebolimento degli stereotipi sociali. Questo tipo di interazioni nel tempo possono portare gli anziani a credere di meritare quel tipo di comunicazione e ad agire in modo concorde allo stereotipo. Una comunicazione rispettosa favorisce le interazioni significative, migliora i legami, il benessere e l\u2019autostima degli anziani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono le conseguenze negative di questo fenomeno?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Anche se in alcuni casi il suo utilizzo pu\u00f2 avere effetti benefici come un miglioramento oggettivo della comprensione e della memoria, i destinatari riportano ugualmente problemi nella comunicazione, negativa stima di s\u00e9 e, in alcuni casi, resistenza alle cure. L\u2019elderspeak viene spesso giudicato come irrispettoso e pu\u00f2 suscitare sentimenti di angoscia, frustrazione e rabbia e impattare sull\u2019immagine di s\u00e9. Affrontare e prevenire questo fenomeno \u00e8 essenziale per garantire dignit\u00e0 e rispetto agli anziani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In che contesti si verifica maggiormente? \u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019elderspeak \u00e8 diffuso soprattutto in ambito sanitario e nei contesti in cui gli anziani interagiscono con caregiver o operatori pi\u00f9 giovani. La sua frequenza e percezione possono variare a seconda del contesto e delle persone. Non \u00e8 utilizzato solo dagli operatori sanitari, ma anche al di fuori dei contesti di cura, talvolta da familiari ed amici. In questo caso \u00e8 pi\u00f9 tollerato poich\u00e9 pu\u00f2 essere percepito come pi\u00f9 caloroso rispetto a quando proviene da operatori sconosciuti. Nei contesti di assistenza sanitaria, secondo gli studi, pu\u00f2 rappresentare tra il 22% e il 58% delle interazioni con gli anziani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come si pu\u00f2 riconoscere e diventare consapevoli?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 necessaria una combinazione di osservazione critica, formazione e sensibilizzazione. Diversi interventi educativi, attuati in contesti ospedalieri perlopi\u00f9 americani, hanno dimostrato che, focalizzando l\u2019attenzione dei caregiver sulle pratiche comunicative, \u00e8 possibile ridurre l\u2019uso dell\u2019elderspeak. In generale, riconoscere il fenomeno e le sue caratteristiche \u00e8 un primo passo per portare l\u2019attenzione verso i propri modelli di comunicazione e ridurne quindi l\u2019utilizzo. Favorire interazioni regolari tra generazioni diverse, sin dalle elementari, si \u00e8 dimostrato efficace nel ridurre l\u2019ageismo e promuovere empatia e rispetto verso gli anziani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Anna Michelazzi<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sanaa El Abidi, laureata in Scienze Infermieristiche presso il Polo Universitario Claudiana a Bolzano, ha dedicato il suo elaborato di tesi alla rielaborazione della letteratura incentrata studio dello stile comunicativo denominato elderspeak. \u00e8 una sorta di lingua semplificata che usiamo spesso con gli anziani e assomiglia a quella che utilizziamo con i bambini piccoli. 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