{"id":12416,"date":"2024-12-12T02:00:00","date_gmt":"2024-12-12T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=12416"},"modified":"2024-12-11T16:57:32","modified_gmt":"2024-12-11T15:57:32","slug":"salorno-ovvero-i-nostri-giusti-confini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2024\/12\/12\/salorno-ovvero-i-nostri-giusti-confini\/","title":{"rendered":"Salorno, ovvero \u201cI nostri giusti confini\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Non di rado in Bassa Atesina, terra di confine per eccellenza, le partite politiche pi\u00f9 scabrose si sono giocate sulla pelle di ignari alunni delle scuole elementari. Sembra quasi che i\u00a0 facinorosi di una parte e dell\u2019altra non trovassero altro luogo in cui dare libero sfogo alla loro incurabile faziosit\u00e0. D\u2019altronde, anche ai giorni nostri la contesa scolastica \u00e8 sempre all\u2019ordine del giorno e l\u2019assalto alla diligenza \u201cdell\u2019istruzione e del merito\u201d fa parte integrante del background culturale di molti salvatori della patria.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Successe a suo tempo a Vadena, poi a Laghetti e, infine, dopo la guerra, anche a Salorno. Questo paesino sul confine linguistico-culturale assurto a simbolo di qualcosa di molto pi\u00f9 grande della sua reale dimensione appare nei libri di storia grazie a Paolo Diacono, lo storico longobardo che ci narra di una battaglia avvenuta qui nel 577 tra i Longobardi guidati dal conte Edvino e i Franchi. Salurnis, centro amministrativo di una \u201ccurtis\u201d che comprendeva anche Laghetti, Cortina e Magr\u00e8, faceva parte del ducato longobardo di Trento e diversi chilometri a nord, tra Laives e Bronzolo, scorreva il confine tra i due popoli \u201dbarbari\u201d dei Baiuvari e dei Longobardi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo questo evento, per quattro secoli non sentiamo pi\u00f9 parlare di Salorno, che sicuramente rimane nell\u2019orbita del mondo romanzo plasmato dal vecchio impero romano e dalla presenza dei longobardi romanizzarti. Come gli altri paesi della Bassa Atesina, a partire dall\u2019XI secolo subisce in misura crescente l\u2019influenza dei Baiuvari, che espandono il loro raggio d\u2019azione ben oltre la famosa Chiusa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella cronaca di un convento bavarese si parla di \u201ccastellum quod dicitur Salurna\u201d e una comitiva di viaggiatori transitata da quelle parti descrisse il grande lago formato dalle acque dell\u2019Adige all\u2019altezza di Laghetti, che peraltro diede il nome al paesino stesso. Sempre pi\u00f9 spesso, nei documenti dell\u2019XI e XII secolo compaiono persone e toponimi di origine germanica; probabilmente in quell\u2019epoca gli immigrati bavaresi ottennero il sopravvento sulla popolazione autoctona e imposero anche il loro idioma, qui come nel resto della Bassa Atesina \u201cladina\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma torniamo a tempi meno remoti e al fatto che agit\u00f2 non solo l\u2019opinione pubblica locale ma, grazie ad un quotidiano nazionale, anche quella dell\u2019Italia di allora. Il 29 gennaio 1961 il giornale filogovernativo romano \u201cIl Messaggero\u201d pubblic\u00f2 sul suo supplemento domenicale un reportage a dir poco ingiurioso nei confronti del paese di Salorno e in particolare della sua scuola elementare e del corpo insegnante, con l\u2019evidente scopo di disegnare un quadro a tinte fosche della realt\u00e0 e del popolo sudtirolese. \u201cIl problema dell\u2019Alto Adige \u2013 I nostri giusti confini\u201d fu il titolo provocatorio del servizio. Al centro dell\u2019inchiesta il sistema scolastico \u201cautonomo\u201d delle scuole pubbliche di lingua tedesca. Prendendo come testimone, a quanto pare involontario, il sindaco democristiano Giacomo Pojer, il giornale scrisse: \u201cVi racconter\u00f2, per esemplificare, quel che succede a Salorno, ad una decina di chilometri da Trento. (\u2026) Gli insegnanti sud-tirolesi hanno indotto i loro allievi a non salutare il sindaco italiano quando lo incontrano per strada. (\u2026) Il sindaco stesso un giorno si rec\u00f2 a visitare la quarta elementare \u201ctedesca\u201d (\u2026) che lo accolse con l\u2019inno di Andrea Hofer\u2026\u201d In sostanza, secondo il giornale \u201cufficioso\u201d del governo romano, che evidentemente intendeva risolvere la \u201cquestione sudtirolese\u201d a modo suo, i bimbi salurnesi non conoscevano la capitale d\u2019Italia Roma, l\u2019eroe dei due mondi Garibaldi e neppure gli affluenti del fiume Tevere ma, ahim\u00e8, solo quelli del teutonico Reno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019allora deputato regionale Hans Dietl reag\u00ec con veemenza al servizio giornalistico e attacc\u00f2 pesantemente lo stesso sindaco Pojer, che si era prestato alla rappresentazione palesemente distorta della realt\u00e0 sudtirolese, e pretese da lui, esponente provinciale di un partito cattolico come la DC e per di pi\u00f9 di origine trentina, una smentita immediata dell\u2019accaduto. Giacomo Pojer rispose con una rettifica ai sensi della legge sulla stampa, negando peraltro di essersi mai recato in visita a una scuola di lingua tedesca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dietl prese atto della smentita del sindaco ma chiese allo stesso, capo dell\u2019amministrazione del suo comune, di querelare il giornale e il corrispondente Matteo de Monte. Cosa che, a quanto risulta, non avvenne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non di rado in Bassa Atesina, terra di confine per eccellenza, le partite politiche pi\u00f9 scabrose si sono giocate sulla pelle di ignari alunni delle scuole elementari. Sembra quasi che i\u00a0 facinorosi di una parte e dell\u2019altra non trovassero altro luogo in cui dare libero sfogo alla loro incurabile faziosit\u00e0. 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