{"id":12442,"date":"2025-01-09T02:00:00","date_gmt":"2025-01-09T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=12442"},"modified":"2025-01-08T10:12:29","modified_gmt":"2025-01-08T09:12:29","slug":"la-chiesa-di-san-giorgio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/01\/09\/la-chiesa-di-san-giorgio\/","title":{"rendered":"La chiesa di San Giorgio"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il piccolo agglomerato di San Giorgio, a 700 metri sul livello del mare e affacciato sulla conca meranese, si stende intorno alla piccola chiesa a pianta accentrata. La chiesetta, particolare per la sua planimetria, fungeva da cappella gentilizia per il castello di Alt-Schenna dei signori di Scena, fin dal 1149 ministeriali del conte di Tirolo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Varcato il portale d\u2019ingresso non si potr\u00e0 fare a meno di subire il fascino della struttura e della sua ricchezza decorativa, attraverso la quale leggere rapiti le storie narrate nei diversi riquadri di cui il vasto affresco si struttura. La tradizione vuole che in origine l\u2019apparato decorativo coprisse per intero l\u2019interno e che ne sia rimasto dimezzato dopo che un fulmine si abbatt\u00e9 sull\u2019edificio. Secondo lo studioso Erich Egg, committente delle pitture sarebbe stata Osanna di Starkenberg, la stessa nobildonna che, sempre a suo avviso, aveva commissionato anche il ciclo d\u2019affreschi della cappella di San Giovanni nella parrocchiale di Scena. Gli Starkenberg avevano consolidato il proprio potere fra il 1400 e il 1420, quando opponendosi al principe territoriale Federico, persero d\u2019improvviso tutte la loro sostanze. Nel Medioevo era consuetudine affidare a san Giorgio, patrono dei cavalieri, la cappella gentilizia di un castello, e anche i proprietari di Scena vi si uniformarono commissionando inoltre la vasta rappresentazione della vita del santo originario della Cappadocia. I riquadri sono incorniciati in basso da teorie di animali e in alto da una serie di quadrilobi contenenti busti di santi. Uno schema questo, secondo l\u2019Egg, tipico dell\u2019arte bolzanina a partire dal 1375. La storia di san Giorgio si sviluppa, a partire da dietro l\u2019altare a portelle, con la scena del combattimento intrapreso dal santo contro il drago di Silena per salvare la giovane principessa destinata al sacrificio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 molto interessante notare come per la sua iconografia l\u2019artista non abbia tenuto completamente conto della Legenda Aurea di Iacopo da Varazze, ma abbia probabilmente reperito altrove la base per la sua rappresentazione. I personaggi vestono gli abiti di corte di moda a quel tempo e il prefetto Daziano, che ordin\u00f2 che fosse perpetrato ogni sorta di tormento su Giorgio, \u00e8 raffigurato, con un volto scavato corniciato da una barbetta aguzza e riccamente abbigliato, e compare in ogni riquadro dedicato al martirio del santo. A differenza che nella Legenda Aurea, nel racconto di Scena \u00e8 un angelo a far visita a Giorgio nel carcere. Diverso \u00e8 anche l\u2019episodio che compare a Scena secondo il quale Daziano ordin\u00f2 che Giorgio fosse fatto precipitare da una rupe in un lago. Rimasto illeso, Giorgio venne fatto entrare in una botte, un aguzzino la faceva ruotare mentre uno sgherro vi infilava dei chiodi roventi che gli venivano passati con delle tenaglie da un aiutante addetto al fuoco. Ma Giorgio continuava a rimanere illeso. Daziano allora, cos\u00ec narra anche la Legenda Aurea diede ordine che fosse messo sulla ruota che era stata appositamente arricchita di numerose spade aguzze e ben affilate. Sotto lo sguardo vigile di Daziano e fra i latrati di un cane aizzato contro di lui, Giorgio venne steso sulla ruota, uno dei persecutori la faceva girare e le spade, che si sarebbero dovute conficcare nel suo corpo, andarono in pezzi. La scena finale del martirio, forse la pi\u00f9 spaventosa e la pi\u00f9 tristemente nota, ha trovato posto nella strombatura della finestra. Lo spazio angusto rende quasi pi\u00f9 angosciante l\u2019attesa che il martire sia squarciato in quattro parti dalla corsa in direzioni opposte di altrettanti cavalli. La tensione \u00e8 al massimo almeno per chi non sa che per far morire san Giorgio, Daziano ricorse, dopo i tentativi pi\u00f9 sanguinolenti e le torture pi\u00f9 crudeli, alla decapitazione, raffigurata accanto. Dell\u2019ambiente artistico e degli aspetti stilistici della zona intorno a Merano, agli inizi del XIV secolo, Rasmo ebbe a scrivere: \u201dIntorno al 1400 anche nella zona meranese alla tradizione giottesca, sia pure filtrata attraverso le interpretazioni bolzanine, si sostituiscono tendenze figurative nordiche, dapprima moderate ed in seguito sempre pi\u00f9 palesi. Il pittore delle storie di San Giorgio a Scena accentua il linearismo disegnativo delle composizioni che perdono gradualmente di consistenza volumetrica e di plausibilit\u00e0 spaziale\u201d. Si \u00e8 cos\u00ec giunti alla porta ma non per uscire, altre storie stanno per esserci raccontate nell\u2019affresco successivo. Si tratta di un episodio della vita di san Nicola.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PER VISITARE<\/strong><br>Il paese di Scena \u00e8 posto sulle pendici a nord-ovest di Merano, a 5 km di distanza dalla citt\u00e0. Provenendo da Bolzano, lasciare la superstrada MeBo al\u2019uscita Merano sud e seguire poi le indicazioni per Scena. In centro al paese, al colmo della salita, voltare a destra per la piccola frazione di San Giorgio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Rosanna Pruccoli<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il piccolo agglomerato di San Giorgio, a 700 metri sul livello del mare e affacciato sulla conca meranese, si stende intorno alla piccola chiesa a pianta accentrata. 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