{"id":1251,"date":"2021-02-11T05:00:00","date_gmt":"2021-02-11T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1251"},"modified":"2021-02-16T07:20:03","modified_gmt":"2021-02-16T07:20:03","slug":"quella-ragazza-assorta-nel-condannare-i-crimini-nazisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/02\/11\/quella-ragazza-assorta-nel-condannare-i-crimini-nazisti\/","title":{"rendered":"Quella ragazza assorta nel condannare i crimini nazisti"},"content":{"rendered":"\n<p>Merano, notte del 15 settembre 1943. Un gruppo armato del S.o.d, acronimo di \u201cServizio di ordine pubblico sudtirolese\u201d al servizio delle Ss e della Gestapo, rastrella nella citt\u00e0 donne e bambini di origine ebraica.<br>Sono quarantatre persone che &#8211; impaurite e spaventate, con urla, spintoni e sotto la pressione dei fucili mitragliatori &#8211; vengono condotte nelle cantine della Casa del Balilla. Il loro destino \u00e8 segnato, dopo un breve interrogatorio, in quella notte stessa, verranno condotte presso i campi di sterminio di Reichenau (Innsbruck) e poi ad Auschwitz &#8211; Birkenau. Solo una di quelle quarantatre persone sopravviver\u00e0 alle atrocit\u00e0 dei lager.<br>Il suo nome \u00e8 Walli Hoffman.<br>Tornata a Merano nel dopoguerra, Walli convinse la Comunit\u00e0 ebraica ad erigere un monumento in ricordo di quell\u2019efferato crimine.<br>L\u2019opera venne affidata ad una giovane artista, figlia di una delle quarantatre vittime dei nazifascisti. Il suo nome era Ceza Somoskeoy e si mise subito all\u2019opera. La statua doveva rappresentare tutta l\u2019infinita dolcezza e gentilezza, in contrapposizione all\u2019odio e la rabbia che hanno altres\u00ec caratterizzato i due regimi autoritari. L\u2019opera realizzata in marmo bianco raffigura una giovane donna, vestita con una sobria tunica dalle mille pieghe e tesature. \u00c8 in ginocchio, ma non sta implorando \u201calcuno\u201d, il suo sguardo \u00e8 rivolto verso l\u2019alto, raccolto e sereno, in un punto che sembra guardare verso l\u2019infinito. Le mani sono giunte, ma non stanno pregando, sembrano quasi avere piet\u00e0 nei confronti dei propri aguzzini. Tutta l\u2019opera tende ad esprimere una grande serenit\u00e0 ed una inesauribile bellezza , nei confronti di un grande dolore e di un atto atroce, ovvero l\u2019eliminazione dell\u2019altro e del diverso. Collocata all\u2019interno di un condominio in via Otto Huber l\u2019opera fa tutt\u2019ora bella mostra di s\u00e9 nei pressi del luogo dove sorgeva, la demolita Casa della G.i.l., insieme ad una targa commemorativa che ci ricorda i fatti di quella tragica notte meranese.<br>Di recente la statua \u00e8 stata completamente ripulita dall\u2019incuria del tempo, a cura del nostro gruppo di volontari di Retake insieme agli amici di Merano.<br>Spetta ad ognuno di noi ricordarci di come \u00e8 stata atroce e crudele la guerra, ma di come da essa possano nascere opere che ci ricordano altro. E di come &#8211; in effetti e citando il filoso Cvetan Todorov &#8211; la bellezza \u00e8 l\u2019unica arma che pu\u00f2 salvare il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Flavio Schimenti<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Merano, notte del 15 settembre 1943. 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