{"id":12549,"date":"2025-01-23T02:00:00","date_gmt":"2025-01-23T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=12549"},"modified":"2025-02-04T09:42:18","modified_gmt":"2025-02-04T08:42:18","slug":"cesare-maggi-il-pittore-della-neve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/01\/23\/cesare-maggi-il-pittore-della-neve\/","title":{"rendered":"Cesare Maggi, il pittore della neve"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Nella mostra in cui si celebra i grandi pittori austriaci Alfons Walde e Max von Esterle e i loro paesaggi innevati non poteva mancare un dialogo con i pittori che si cimentarono nella difficile resa della neve e degli effetti della luce sulla neve che vissero e operarono a Nord e a Sud delle Alpi.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Primo fra tutti merita di essere conosciuto il torinese Cesare Maggi, che \u00e8 rappresentato in mostra da un trittico composto da tre tele intitolate: \u201cMattino d\u2019inverno\u201d (1908), \u201cNeve\u201d (1909), \u201cNevicata\u201d (1911) e proveniente dal Museo del Paesaggio di Verbania.<\/p>\n\n\n\n<p>Classe 1881 inizia a dipingere fin da bambino, a 17 anni Maggi fu allievo del famoso ritrattista livornese di origine ebraica Vittorio Corcos a Firenze. Sono gli anni in cui Corcos rientra dal suo periodo Parigino ma continua ad esporre al Salon. Successivamente Maggi frequent\u00f2 lo studio del ritrattista, paesaggista e pittore di genere Gaetano Esposito a Napoli. Una formazione precoce questa, che lo port\u00f2 a un esordio quasi da enfant prodige quando, appena maggiorenne, la Societ\u00e0 delle Belle Arti di Firenze ammise una sua opera all\u2019Esposizione Annuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1899 fu quindi la volta del viaggio a Parigi, all\u2019epoca il centro europeo dell\u2019arte. Qui lavor\u00f2 presso il paesaggista e pittore di genere Fernand Cormon. Parigi in quegli anni era la citt\u00e0 prescelta dal folto gruppo dei divisionisti, fu qui quindi che ebbe modo si approfondire questa tecnica. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma fu la pittura di Giovanni Segantini, quella della svolta del 1886 divisionista e simbolista a far breccia nella personalit\u00e0 di Maggi e a guidarlo nella sua futura produzione e nella scelta della sua tecnica artistica. Nel 1900 Maggi si rec\u00f2 a Maloja dove si dedic\u00f2 ai paesaggi alpini engadinesi e valdostani e la tecnica cara a Segantini, il divisionismo. Grazie alla collaborazione commerciale con&nbsp;Alberto Grubicy&nbsp;fino al&nbsp;1913, il Maggi si impone rapidamente tra i maggiori rappresentanti del secondo divisionismo in Italia con un repertorio di paesaggi di montagna, indagati perlopi\u00f9 negli aspetti di percezione visiva della rifrazione della luce e del colore, ma privi della profonda spiritualit\u00e0 dell\u2019opera segantiniana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Due furono i punti fondanti dell\u2019affermazione di Cesare Maggi quale pittore della montagna: da un lato il suo trasferimento a Torino, sede ottimale per l\u2019approccio al paesaggio alpino, dall\u2019altro proprio la collaborazione con la galleria d\u2019arte di Alberto Grubicy de Dragon, mediatore di chiara fama, e una delle voci pi\u00f9 autorevoli del panorama artistico dell\u2019epoca. Che inoltre aveva in esclusiva la rappresentanza delle opere di Segantini. Fu proprio per suo tramite che Cesare Maggi riusc\u00ec a far conoscere la propria opera e ad imporsi con il soprannome di \u201cpittore della montagna\u201d con il quale verr\u00e0 conosciuto anche negli anni successivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Promotore, esponente e fulcro della corrente detta \u201cSecondo Divisionismo\u201d, le sue opere condividevano con la produzione Segantiniana la ricerca del colore e la percezione personale del paesaggio, discostandosene tuttavia per una pi\u00f9 approfondita indagine sulla rifrazione della luce, che Maggi mostra di privilegiare rispetto alla ricerca della spiritualit\u00e0 che era stata trait d\u2019union delle opere di Segantini.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel \u201cSecondo Divisionismo\u201d Cesare Maggi incontr\u00f2 la sua tecnica espressiva pi\u00f9 profonda e distintiva,&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prese parte a numerose esposizioni italiane e estere e nel&nbsp;1912&nbsp; partecip\u00f2 alla Biennale di Venezia dove ebbe l\u2019onore di una sala interamente a lui dedicata. Pur prediligendo ancora le vedute d\u2019alta montagna, ampli\u00f2 i propri soggetti impegnandosi anche nelle marine e nelle nature morte, utilizzando una tecnica che con accenti divisionisti accostava una stesura ad impasto e a larghi tocchi di colore, risentendo tra il 1920 e il 1930 anche dell\u2019influenza del movimento artistico Novecento. Nella fase tarda ritorn\u00f2 ad un naturalismo pi\u00f9 illustrativo. Il 1935 vide la nomina a insegnante alla Cattedra di Pittura presso l\u2019Accademia Albertina, carica che mantenne fino al 1951. Dieci anni pi\u00f9 tardi, nel 1961 Cesare Maggi mor\u00ec a Torino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Rosanna Pruccoli<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella mostra in cui si celebra i grandi pittori austriaci Alfons Walde e Max von Esterle e i loro paesaggi innevati non poteva mancare un dialogo con i pittori che si cimentarono nella difficile resa della neve e degli effetti della luce sulla neve che vissero e operarono a Nord e a Sud delle Alpi.\u00a0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":12562,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[223],"class_list":["post-12549","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche","tag-rubriche-tra-storia-e-architettura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12549","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12549"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12549\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12550,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12549\/revisions\/12550"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12562"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12549"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12549"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12549"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}