{"id":12641,"date":"2025-02-06T02:40:00","date_gmt":"2025-02-06T01:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=12641"},"modified":"2025-02-05T16:43:37","modified_gmt":"2025-02-05T15:43:37","slug":"archeologia-e-scambi-culturali-alto-adige-da-sempre-crocevia-di-civilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/02\/06\/archeologia-e-scambi-culturali-alto-adige-da-sempre-crocevia-di-civilta\/","title":{"rendered":"Archeologia e scambi culturali: Alto Adige da sempre crocevia di civilt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Viviamo in una terra che \u00e8 da sempre una terra di incontri, scambi e influenze culturali, come dimostrano le testimonianze archeologiche che emergono dal suo sottosuolo. A guidarci in questo viaggio nel passato \u00e8 il professor Umberto Tecchiati, bolzanino, archeologo e docente presso il Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dalle tracce di contatti con il mondo etrusco ai reperti che raccontano l\u2019evoluzione delle comunit\u00e0 locali, Tecchiati ci offre uno sguardo approfondito su un territorio che, ben prima dell\u2019epoca romana, era gi\u00e0 parte di una fitta rete di scambi. Un racconto che ci permette di riscoprire le radici pi\u00f9 antiche del nostri territorio e di comprendere come la sua storia sia sempre stata segnata dalla multiculturalit\u00e0 e dall\u2019innovazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019INTERVISTA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tecchiati, si possono individuare influenze e connessioni tra le comunit\u00e0 protostoriche locali, pensiamo ai Reti, e le popolazioni italiche?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a una serie di oggetti di artigianato riconducibili alla manifattura italica, emergono anche evidenze archeologiche meno appariscenti ma altrettanto significative. Un esempio in tal senso proviene dall\u2019insediamento dell\u2019Et\u00e0 del Ferro di Bressanone, attivo tra il VI e il I secolo a.C., dove sono stati rinvenuti resti di animali non appartenenti alla tradizione locale, come l\u2019asino e il pollo. Questi ritrovamenti indicano chiaramente importazioni da aree esterne. Per quanto riguarda l\u2019asino, possiamo ipotizzare un collegamento con insediamenti etruschi come Adria o Spina. Il caso del pollo \u00e8 pi\u00f9 complesso, poich\u00e9 la sua presenza \u00e8 attestata in quell\u2019epoca anche a nord delle Alpi, rendendo difficile stabilire con certezza la sua provenienza. Tuttavia, l\u2019insieme delle testimonianze archeologiche suggerisce un forte legame con il mondo etrusco, in particolare con l\u2019area padana, lasciando intendere che tali introduzioni abbiano influito sull\u2019economia e sulla gestione delle risorse animali della regione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono i siti archeologici pi\u00f9 significativi in provincia per ricostruire la storia e l\u2019identit\u00e0 di questa terra?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La domanda \u00e8 un po\u2019 complessa, poich\u00e9 l\u2019archeologia dell\u2019Alto Adige \u00e8 molto ricca e copre un ampio arco temporale. Si pu\u00f2 partire dai cacciatori-raccoglitori del Mesolitico, che sono ben documentati, soprattutto nelle zone alpine, dove si trovano importanti stazioni di caccia estiva, come quelle dell\u2019Alpe di Siusi. Sono numerosi anche i siti neolitici legati ai primi agricoltori e allevatori. L\u2019Alto Adige \u00e8 stato abitato intensamente fin dall\u2019antichit\u00e0, anche durante l\u2019Et\u00e0 del Rame e quella del Bronzo.<br>Fino a buona parte dell\u2019Et\u00e0 del Bronzo, la nostra terra partecipava a culture pi\u00f9 ampiamente estese, condividendo aspetti diffusi sia nell\u2019arco alpino che nella Pianura Padana. In questo periodo, il territorio era dunque inserito in un contesto culturale pi\u00f9 vasto. Tuttavia, a partire dalla fine dell\u2019Et\u00e0 del Bronzo, intorno al 1200 a.C., si sviluppa una cultura locale autonoma: la cultura di Luco (dalla localit\u00e0 presso Bressanone).<br>Pur mantenendo contatti con altri territori, questa cultura si distingue per la sua originalit\u00e0 e indipendenza. \u00c8 la base degli sviluppi successivi dell\u2019Et\u00e0 del Ferro, con la cultura retica. Possiamo quindi dire che, almeno dal 1200 a.C., la presenza umana nel nostro territorio \u00e8 caratterizzata da espressioni culturali proprie, documentate attraverso gli scavi archeologici. Si tratta di una cultura autonoma, ma al tempo stesso inserita in vaste reti di contatti e scambi, capace di esprimere un\u2019identit\u00e0 ben definita rispetto alle aree circostanti.<br>Nel 15 a.C., i popoli alpini vengono assoggettati dai Romani, anche se gi\u00e0 dalla seconda met\u00e0 del II secolo a.C. sono attestati scambi che si intensificano nel corso del I secolo a.C. Questi incontri segnano l\u2019inizio di una commistione di lingue e culture che diventer\u00e0 una caratteristica distintiva del nostro territorio, visibile anche nell\u2019epoca medievale, moderna e fino ai giorni nostri.<br>Quindi, sebbene non esista un sito archeologico specifico che possa ricostruire un\u2019identit\u00e0 unica e consolidata nell\u2019Alto Adige, ci\u00f2 che emerge chiaramente dai vari siti \u00e8 la presenza di una multiculturalit\u00e0 che \u00e8 una delle caratteristiche fondamentali della nostra terra anche oggi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci pu\u00f2 raccontare la storia delle botti di legno, risalenti al V secolo a.C. e scoperte a Bressanone?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, \u00e8 stata una scoperta affascinante che ho avuto modo di fare quando lavoravo come archeologo presso l\u2019Ufficio Beni Archeologici della Provincia di Bolzano, molti anni fa. A Bressanone, in una casa incendiata risalente all\u2019inizio del V secolo a.C., intorno al 450 a.C. ca., abbiamo trovato tutti gli arredi lignei carbonizzati in un violento incendio. Tra questi, c\u2019erano anche botti in legno di larice, con le doghe e le cinghie ancora perfettamente distinguibili.<br>Oltre alle botti, c\u2019era un tino e una serie di recipienti ceramici che probabilmente contenevano vino. \u00c8 molto probabile che almeno una parte di questo vino fosse prodotta localmente, considerato che il clima del V secolo a.C. era particolarmente favorevole agli insediamenti umani e alle attivit\u00e0 agricole anche in area alpina.<br>Tuttavia, \u00e8 plausibile che in parte il vino provenisse dall\u2019area egea: il vino greco arrivava in Pianura Padana e da l\u00ec risaliva l\u2019Adige e arrivava poi, grazie ai commerci, fino ai pr\u00ecncipi celtici dell\u2019Et\u00e0 del Ferro a nord delle Alpi, molto interessati alle materie prime, ai prodotti alimentari e alle manifatture del mondo greco e mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tornando alle botti, come possiamo essere certi che fossero una produzione alpina?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo un\u2019importante attestazione nell\u2019enciclopedista latino Plinio il Vecchio, dai cui scritti sappiamo che i popoli alpini producevano vasi di legno tenuti insieme con cinghie, che non potevano essere altro che botti.<br>Questa testimonianza \u00e8 posteriore rispetto alle botti di Bressanone, ma rappresenta un riferimento essenziale. Inoltre, le botti di Bressanone sono le pi\u00f9 antiche mai scoperte: non esistono ritrovamenti simili della stessa epoca in altre zone. Gli studiosi di recipienti antichi ritengono che siano stati proprio i Reti gli inventori di questo tipo di contenitore, destinato a un successo straordinario nei secoli successivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Till Antonio Mola<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo in una terra che \u00e8 da sempre una terra di incontri, scambi e influenze culturali, come dimostrano le testimonianze archeologiche che emergono dal suo sottosuolo. 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