{"id":12739,"date":"2025-02-20T02:25:00","date_gmt":"2025-02-20T01:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=12739"},"modified":"2025-02-19T10:05:51","modified_gmt":"2025-02-19T09:05:51","slug":"le-piante-a-scuola-per-stare-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/02\/20\/le-piante-a-scuola-per-stare-bene\/","title":{"rendered":"Le piante a scuola, per stare bene"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Beate Weyland \u00e8 professoressa associata di Didattica presso la Facolt\u00e0 di Scienze della Formazione della Libera Universit\u00e0 di Bolzano. Da anni si occupa dell\u2019interazione tra pedagogia, architettura e design per innovare la didattica e creare ambienti di apprendimento pi\u00f9 accoglienti e sostenibili. Questa ricerca l\u2019ha portata a sviluppare il concetto di Eden, un laboratorio interdisciplinare che esplora il ruolo delle piante nella progettazione degli spazi educativi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Professoressa, Lei ha iniziato la sua carriera come designer degli spazi di insegnamento e ha successivamente scoperto il potenziale del verde. Pu\u00f2 raccontarci come \u00e8 nata questa evoluzione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il mio lavoro consiste nell\u2019accompagnare le comunit\u00e0 scolastiche \u2013 dai nidi alle scuole dell\u2019infanzia, dalla scuola primaria alla secondaria, fino all\u2019universit\u00e0 \u2013 in un processo di ripensamento degli spazi educativi. L\u2019obiettivo \u00e8 trasformarli in luoghi accoglienti, che promuovano benessere, resilienza e gioia. Durante questo percorso, ho scoperto un mediatore straordinario: le piante. La loro presenza negli spazi interni, ma anche in quelli esterni come cortili, giardini e boschi, ha un impatto profondo sull\u2019ambiente educativo. Questo approccio si \u00e8 concretizzato nella creazione di un laboratorio interdisciplinare, dove esploro il rapporto tra pedagogia, architettura e design. L\u2019obiettivo \u00e8 sviluppare paesaggi educativi di nuova generazione, luoghi in cui si riflette su come costruire un nuovo rapporto con la natura, integrando le esigenze della didattica con quelle della progettazione degli spazi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pu\u00f2 spiegarci meglio cosa succede in questo processo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di creare una sinergia pi\u00f9 forte tra lo spazio interno e quello esterno, e soprattutto di farci sentire parte integrante della natura, in grado di portarla dentro i nostri ambienti e di incontrare il mondo naturale in modo significativo. Tutto parte da un gesto apparentemente semplice: portare una pianta in vaso in classe. Questo piccolo atto, in realt\u00e0, \u00e8 rivoluzionario. Se, ad esempio, invitiamo i bambini a portare ciascuno la propria pianta a scuola, iniziamo a porci e a porre loro delle domande: \u201cPerch\u00e9 hai scelto proprio questa pianta? Dove la posizioneremo? Come ce ne prenderemo cura?\u201d. Da queste domande emergono questioni legate allo spazio e alla sua interazione con chi lo vive. In un certo senso, ci trasformiamo in \u201cinterior designer\u201d della scuola: ci accorgiamo che i banchi tradizionali forse non sono ideali per un lavoro cooperativo ed esplorativo, che mancano librerie o supporti adatti per le piante, e cos\u00ec via. Queste riflessioni ci portano a immaginare nuove soluzioni per rendere questi luoghi veramente piacevoli e belli.<br>Stiamo entrando in una nuova era. In passato, agli insegnanti \u00e8 sempre stato detto che la scuola era un luogo in cui svolgere attivit\u00e0 specifiche, quasi come operai in una \u201cfabbrica dell\u2019istruzione\u201d: entri, fai il tuo lavoro e te ne vai. Oggi, invece, l\u2019idea \u00e8 diversa: gli insegnanti e gli educatori sono coloro che accolgono gli allievi nei luoghi della cultura e della conoscenza, creando un ambiente il pi\u00f9 possibile accogliente e significativo. Questo avviene anche portando dentro la scuola elementi personali, come le piante, che diventano strumenti di appropriazione dello spazio. Questo gesto, apparentemente innocuo, \u00e8 in realt\u00e0 potente: \u00e8 un atto di liberazione e di vitalit\u00e0 per una scuola che oggi fatica a connettersi con il mondo. Le piante possono essere il primo elemento a innescare questo cambiamento, favorendo un approccio pi\u00f9 autentico e coinvolgente per tutti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un messaggio finale che vorrebbe lasciare ai nostri lettori, magari anche a chi \u00e8 curioso di avvicinarsi a questo progetto ma non sa da dove iniziare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Certo, il messaggio che vorrei lasciare \u00e8 che le piante non sono solo un elemento decorativo, ma un vero e proprio strumento di cambiamento. Questo approccio non solo rende gli spazi pi\u00f9 belli e accoglienti, ma trasforma la didattica in un\u2019esperienza viva, esplorativa e coinvolgente. Per i bambini, le piante diventano un compagno di gioco e di scoperta. Attraverso il gioco, i bambini imparano a conoscere il mondo, e le piante possono essere un mediatore straordinario per farli entrare in contatto con la natura. Giocare a dare un nome alla pianta, a descriverla con un aggettivo, a osservarne le caratteristiche, sono tutte pratiche che costruiscono un rapporto emotivo e affettivo. E questo non vale solo per i bambini: anche gli insegnanti, i genitori e chiunque si avvicini a questo progetto pu\u00f2 riscoprire il piacere di guardare il mondo con occhi curiosi. Questo approccio sta gi\u00e0 ispirando realt\u00e0 educative in tutta Italia: abbiamo avviato collaborazioni con scuole e istituzioni in diverse regioni e stiamo lavorando a una piattaforma online per raccogliere esperienze e creare una rete di scambio. Inoltre, stiamo progettando un master dedicato a questi temi, che finalmente sta prendendo forma.<br>Il mio invito \u00e8 a provare, senza paura di sbagliare. Non serve essere esperti di botanica o di design: basta iniziare con un gesto semplice e lasciarsi guidare dalla curiosit\u00e0. Se volete approfondire, nel libro \u201cEden. Educare (ne)gli spazi con le piante\u201d trovate molte riflessioni e spunti pratici. Inoltre, il nostro laboratorio, l\u2019Eden Lab, \u00e8 sempre aperto a nuove collaborazioni.<br>Siamo a Bressanone, nella Facolt\u00e0 di Scienze della Formazione della Libera Universit\u00e0 di Bolzano, e chiunque sia interessato pu\u00f2 visitare il sito https:\/\/edenlab.unibz.it\/\u00a0 o scrivermi (beate.weyland@unibz.it).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Till Antonio Mola<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Beate Weyland \u00e8 professoressa associata di Didattica presso la Facolt\u00e0 di Scienze della Formazione della Libera Universit\u00e0 di Bolzano. Da anni si occupa dell\u2019interazione tra pedagogia, architettura e design per innovare la didattica e creare ambienti di apprendimento pi\u00f9 accoglienti e sostenibili. 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