{"id":12768,"date":"2025-02-20T02:00:00","date_gmt":"2025-02-20T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=12768"},"modified":"2025-02-19T10:41:42","modified_gmt":"2025-02-19T09:41:42","slug":"alla-scoperta-della-lingua-degli-antichi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/02\/20\/alla-scoperta-della-lingua-degli-antichi\/","title":{"rendered":"Alla scoperta della lingua degli antichi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Non c\u2019\u00e8 metodo migliore per stabilire l\u2019appartenenza culturale di una popolazione che conoscerne la lingua, sia parlata che scritta. Tuttavia, ci\u00f2 non \u00e8 sempre possibile, perch\u00e9 pochi popoli hanno lasciato testi scritti in quantit\u00e0 sufficiente per essere letti e interpretati in modo efficace. Per quanto riguarda la lingua parlata, vale la vecchia massima: verba volant.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se ne possono trovare alcune tracce negli antichi toponimi (soprattutto nei nomi dei fiumi, risalenti all\u2019epoca preindoeuropea), che certamente furono tramandati oralmente. Tuttavia, anche i toponimi sopravvissuti hanno subito corruzioni e adattamenti dovuti alle esigenze dei nuovi \u201cparlanti\u201d. Restando nel nostro territorio, \u00e8 difficile individuare il nucleo originario di un toponimo \u201cincomprensibile\u201d \u2013 per esempio Leifers \/ Laives \u2013, modificato prima dai latini e poi dai germanofoni.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019enigma linguistico principale \u2013 che riguarda da vicino anche la valle dell\u2019Adige \u2013 \u00e8 rappresentato dall\u2019etrusco, una lingua preindoeuropea documentata in testi scritti risalenti a un periodo compreso tra l\u2019VIII secolo a.C. e il I secolo d.C. Ci ha lasciato un corpus di circa 13.000 iscrizioni, perlopi\u00f9 funerarie, alcune delle quali bilingui e dunque leggibili. Per il resto, \u00e8 buio totale. Gli etruschi utilizzavano un alfabeto di derivazione greca con solo quattro vocali (senza la \u201co\u201d) e, pur convivendo a lungo con popolazioni di origine indoeuropea, come i Latini e i Veneti, mantennero le peculiarit\u00e0 della loro lingua.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo fatto questa lunga premessa perch\u00e9 vogliamo dedicare qualche parola a un\u2019altra lingua che ci riguarda molto da vicino, in quanto fu parlata per un lungo periodo nelle valli alpine e prealpine: il retico. Proprio in questi giorni, nella citt\u00e0 di Trento \u2013 da sempre strettamente collegata con la Bassa Atesina \u2013, \u00e8 venuta alla luce una straordinaria necropoli con 200 sepolture dotate di ricchi corredi funebri (armi per gli uomini, monili per le donne), che dovrebbe appartenere al popolo dei Reti ovvero all\u2019area culturale di Fritzens-Sanzeno. I Tridentini dell\u2019et\u00e0 del ferro, presenti anche in Bassa Atesina,&nbsp; intrattenevano intensi rapporti economico-culturali con l\u2019area padano-emiliano-veneta. Basti pensare che il principale luogo di culto della loro dea Reitia si trovava a Este.<\/p>\n\n\n\n<p>A differenza dell\u2019etrusco, il retico non ci ha lasciato testi significativi, ma solo un corpus piuttosto ridotto di circa 300 iscrizioni. La struttura grammaticale e l\u2019alfabeto presentano notevoli somiglianze con l\u2019etrusco, che certamente fa parte della stessa famiglia di lingue, detta reto-tirrenica. Queste iscrizioni sono incise principalmente su supporti metallici (ferro e bronzo), pietra, ceramica o ossa animali. I reperti sono stati ritrovati prevalentemente in Trentino-Alto Adige, Tirolo e Grigioni. Il periodo di riferimento \u00e8 quello dell\u2019et\u00e0 del ferro, tra il 600 a.C. e il I secolo a.C. Dopo l\u2019anno 15 inizi\u00f2 la romanizzazione forzata.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019alfabeto utilizzato dei nostri predecessori fino all\u2019arrivo dei Romani si divideva in due filoni: Sanzeno-Bolzano e Magr\u00e8 (Schio). Il primo era utilizzato prevalentemente in Val di Non e nella Val d\u2019Adige, il secondo nelle zone del veronese e del vicentino.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa contengono queste iscrizioni? Principalmente nomi di persone, dediche a divinit\u00e0 e verbi. Un esempio famoso \u00e8 l\u2019iscrizione su una pietra tombale rinvenuta a Vadena: pnake vitamu la \u2191em (forse \u201cqui \u00e8 sepolto Vitamu\u201d?). Inoltre, in varie iscrizioni appare il nome proprio Lavise (lavisie, lavisealu e laviseseli), romanizzato in Lavisno. Da questo nome potrebbe derivare anche il moderno toponimo Lavason, una valletta tra Caldaro e Appiano, dove probabilmente correva un ramo della Via Claudia Augusta tra Altino e Augusta (Augsburg). Questa localit\u00e0 \u00e8 menzionata nella famosa lettera di San Vigilio con il nome Lauesana. E, perch\u00e9 no, anche la retica Laives, situata oltre il Monte di Mezzo, potrebbe essere stata in origine la terra di Lavise.<\/p>\n\n\n\n<p>In attesa di trovare la chiave interpretativa di questi antichi idiomi, possiamo godere delle straordinarie scoperte archeologiche, come quella trentina, che ci permettono di conoscere pi\u00f9 da vicino i nostri misteriosi avi e la loro cultura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 metodo migliore per stabilire l\u2019appartenenza culturale di una popolazione che conoscerne la lingua, sia parlata che scritta. Tuttavia, ci\u00f2 non \u00e8 sempre possibile, perch\u00e9 pochi popoli hanno lasciato testi scritti in quantit\u00e0 sufficiente per essere letti e interpretati in modo efficace. Per quanto riguarda la lingua parlata, vale la vecchia massima: verba volant. 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