{"id":12891,"date":"2025-03-06T02:05:00","date_gmt":"2025-03-06T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=12891"},"modified":"2025-03-05T19:12:58","modified_gmt":"2025-03-05T18:12:58","slug":"ariel-trettel-e-le-canzoni-scolpite-nel-marmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/03\/06\/ariel-trettel-e-le-canzoni-scolpite-nel-marmo\/","title":{"rendered":"Ariel Trettel e le canzoni scolpite nel marmo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Sono trascorsi alcuni anni da quando la strada artistica di Ariel Trettel si \u00e8 separata da quella degli Shanti Powa, la band di cui \u00e8 stato chitarrista e fondatore con Berise una quindicina di anni fa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le vie di questa formazione e dei suoi ex componenti sono per\u00f2 sempre state strettamente connesse, tanto che talvolta (pensiamo al caso di Peter Burchia) finiscono anche per incrociarsi nuovamente. Certo \u00e8 che al di fuori del contesto collettivo, la musica cambia, e anche nel caso di Ariel la fuoriuscita dalla formazione madre ha dato luogo a un debutto solista molto intimo e, se vogliamo, anche vicino a certi momenti del disco del suddetto Burchia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Was bleibt (ci\u00f2 che resta) \u00e8 il titolo del debutto di Ariel Trettel, un disco essenziale, costruito sui suoni di una chitarra acustica e una manciata di canzoni in lingua inglese, tedesca e qualcosina in italiano, con forti reminiscenze di autori come Nick Drake e del Dylan degli esordi, quantomeno nell\u2019approccio vocale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn tutti gli anni negli Shanti Powa \u2013 ci racconta \u2013, e nella partecipazione a progetti di altro genere con altri musicisti, ho sempre dedicato molto del mio tempo alla band, accumulando nel frattempo canzoni che scrivevo e che rimanevano in cerca di una casa. Da qui, un po\u2019, il titolo del disco, queste canzoni sono quello che resta di un periodo della mia vita. Finalmente lo scorso anno mi sono deciso e le ho registrate, nello studio di casa, a Fi\u00e8, sono undici e sono state scritte nell\u2019arco di dieci anni. il missaggio mi l\u2019ho affidato allo studio Little Big Beat, in Lichtenstein, dove con gli Shanti avevamo registrato \u2018Til Insanity, il nostro terzo disco. Quanto al fatto che le canzoni siano in pi\u00f9 lingue, \u00e8 una cosa che ho sempre ritenuto fondamentale e bella degli Shanti, l\u2019essere multilingui, non solo per raggiungere un pubblico pi\u00f9 ampio, ma per raggiungere anche un\u2019espressivit\u00e0 nelle proprie lingue, nel mio caso italiano e tedesco, anche se l\u2019italiano c\u2019\u00e8 in misura minore.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il disco si apre tra l\u2019altro con un brano molto folk, inteso dalla struttura folk tirolese, Am Schlern, un brano dedicato da Trettel all\u2019altipiano dello Sciliar, dove \u00e8 nato e cresciuto, un brano che potrebbe tranquillamente venire dalla tradizione per come \u00e8 concepito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer quanto riguarda le cose che mi hanno ispirato nel periodo in cui ho fatto il disco \u2013 prosegue nel raccontarci Trettel \u2013 mi piacciono molto i testi del rapper tedesco Sidro, ascolto gli Element Of Crime, i cantautori Andrea Laszlo De Simone e Tony Bruna. Devo dire che Dylan e Nick Drake \u00e8 davvero tanto che non li ascolto, ma in passato, nel periodo coi Color Colectif Nick Drake l\u2019ho ascoltato davvero molto e sicuramente mi \u00e8 rimasto dentro.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver realizzato il disco in solitudine, Trettel, per presentarlo si \u00e8 affidato ad un gruppo, non una band in senso classico, ma quasi un quartetto da camera, se non fosse che la camera in cui il progetto \u00e8 stato varato, \u00e8 in realt\u00e0 una cava di marmo nel cuore dei monti venostani di Lasa. L\u00ec Trettel si \u00e8 presentato come Marmorstube, nome che definisce molto bene i suoi contenuti: accompagnato dal contrabbasso di Mirko Giocondo, dal violino di Magdalena Oberstaller e dalla fisarmonica di Maximilian Oberrauch, e col suono curato da Elias Gamper e J\u00fcrgen Winkler (che, guarda caso aveva prodotto l\u2019ottimo esordio di Peter Burchia). Le canzoni di Was bleibt sono cos\u00ec divenute dei suggestivi video rintracciabili su youtube il cui risultato sonoro \u00e8 davvero notevole.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo fatto il disco da solo \u2013 ci spiega \u2013 per avere uno scheletro a base di chitarra e voce, uno scheletro per\u00f2 da poter rivestire e modificare. Una base su cui poter lavorare. Siccome ho frequentato la scuola di scultura in Val Gardena, specializzandomi poi a Lasa per quanto riguarda la materia marmo, ho conosciuto i proprietari delle cave. Con loro \u00e8 nata l\u2019idea del concerto nella cava, concerto che \u00e8 stato registrato e ripreso in formato video, senza pubblico ma interamente suonato dal vivo. Le canzoni, mentre le scrivevo, le ho comunque pensate non solo per essere eseguite in solitudine, cercando di capire che strumenti ci sarebbero stati bene. E il quartetto con cui le ho registrate \u00e8 il risultato, che ora sto cercando anche di riproporre dal vivo in pubblico: Marmorstube debuttato al Sudwerk un mese fa, e spero di poter dare un seguito al progetto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono trascorsi alcuni anni da quando la strada artistica di Ariel Trettel si \u00e8 separata da quella degli Shanti Powa, la band di cui \u00e8 stato chitarrista e fondatore con Berise una quindicina di anni fa. 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