{"id":13013,"date":"2025-04-03T02:30:00","date_gmt":"2025-04-03T01:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13013"},"modified":"2025-04-02T15:35:55","modified_gmt":"2025-04-02T14:35:55","slug":"dal-lago-veneri-raccontando-storie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/04\/03\/dal-lago-veneri-raccontando-storie\/","title":{"rendered":"Dal Lago Veneri&#8230;\u00a0raccontando storie"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Nei giorni scorsi Brunamaria Dal Lago Veneri ha compiuto novant\u2019anni. Ne abbiamo approfittato per incontrarla e farci raccontare il suo interessante percorso di vita, tra scrittura letteraria, antropologia, etnologia, poesia e traduzioni. Con una passione fortissima per le tradizioni popolari, le fiabe e leggende della nostra terra; ma non solo.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Brunamaria Dal Lago Veneri ha vissuto, e probabilmente tuttora vive, molte vite. Nata e cresciuta a Bolzano, da settant\u2019anni \u00e8 antropologa, etnologa, scrittrice, traduttrice, poetessa, instancabile e appassionata studiosa. Raccoglie tradizioni popolari, fiabe, leggende.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A volte le traduce, a volte le rielabora per inventarne di nuove, per non far spezzare quel filo di magia che da secoli lega le nostre terre, i nostri confini, le nostre storie.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mercoled\u00ec sera, osservate da migliaia di libri davanti a un caff\u00e8 fumante e con le rocce altoatesine a spiarci curiose fuori dalla finestra, mi ha concesso l\u2019onore di intervistarla e di scoprire alcuni frammenti di queste molte vite.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;INTERVISTA<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Partiamo dall\u2019inizio. Come si \u00e8 avvicinata al mondo della letteratura e della tradizione popolare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho studiato alla Bocconi, che all\u2019epoca aveva anche l\u2019indirizzo di lingue. Pensa che all\u2019inizio volevo studiare medicina, ma mio padre non voleva\u2026 Iniziai a cercare lavoretti sin da subito per mantenermi e trovai un piccolo impiego alla casa editrice Einaudi grazie a un\u2019amica. Un giorno ebbi una fortuna molto grande, c\u2019era un signore severo che stava lavorando, mi guard\u00f2 e mi disse \u201cAh \u00e8 lei la sudtirolese? Mi hanno detto che si interessa di tradizioni popolari. Interessanti anche le storie del suo paese. Ma lei ha intenzione di tradurre questi racconti che sta raccogliendo?\u201d. Io gli risposi \u201cCerto che li tradurr\u00f2, perch\u00e9 lei quando raccoglie i racconti siciliani non li traduce?\u201d. Era il 1958 \u2013 127 anni fa \u2013 e quel signore era Italo Calvino! Poi Calvino and\u00f2 a Parigi e io non l\u2019ho mai pi\u00f9 visto, ma qualche cartolina me l\u2019ha mandata, e le ho ancora da qualche parte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei a quel tempo stava gi\u00e0 lavorando sulle tradizioni popolari?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, assolutamente. Avevo una nonna della Val di Fiemme, che per\u00f2 si considerava quasi ladina. Lei mi raccontava le storie in ladino e mia mamma che era austriaca (anche se figlia di trentini) me le raccontava in tedesco. La mamma di mio nonno era invece ungherese. Sono quindi cresciuta tra tante lingue e altrettante storie. Ho avuto sempre un enorme interesse per il racconto popolare, e ce l\u2019ho ancora. Ho lavorato moltissimo su questo, sia studiando all\u2019universit\u00e0, sia scrivendo e traducendo. Adesso invece, facendo un salto di settant\u2019anni o quasi, sto scrivendo un libro che mi sembra molto interessante, sui colori delle leggende. Secondo me, ogni storia ha un suo colore. Le storie ladine, ad esempio, partono dal bianco delle Dolomiti e arrivano al rosa dell\u2019enrosadira, hanno il colore della fantasia e del magico. Le storie trentine sono verdi, raccontano la vita rurale. Le storie tedesche, che sono intrise di quest\u2019epica lontana, sono blu. Mi \u00e8 sempre interessato quest\u2019aspetto, perch\u00e9 veramente la lingua con cui ci si espone, ci si rappresenta, ci si presenta, ha una propria fisionomia, un colore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando ha iniziato a pubblicare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho pubblicato il mio primo libro, Storie di magia, nel 1979, con una casa editrice che pubblicava racconti e opere musicali. Ebbe un bel successo! Dopodich\u00e9, fra le mille storie e vite di cui parlavamo, un giorno conobbi grazie a mio marito Silver Hesse, il pronipote di Hermann Hesse [N.d.r. premio Nobel per la letteratura nel 1946]. Avrei un bell\u2019aneddoto da raccontarti su un vecchio cappotto di Hermann Hesse che Silver mi chiese di riparare&#8230; un giorno comunque andammo tutti insieme in Svizzera a trovare Hermann Hesse: ricordo che mi guardava con sguardo severo e aveva un iris blu davanti agli occhi. Dopo qualche chiacchiera mi chiese di tradurre le sue poesie. Che onore inimmaginabile! Gli dissi che ne avrei tradotta una e gliel\u2019avrei mandata&#8230; \u00c8 finita cos\u00ec: ho tradotto le poesie di Hesse e il libro \u00e8 stato pubblicato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come lavorava alla scrittura? I racconti popolari implicano anche moltissima ricerca\u2026 come affrontava il lavoro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, noi abbiamo da sempre una casa in Val di Fassa, e qui avevo tantissime amiche e amici, contadini del posto che mi raccontavano queste storie; nei miei libri li cito sempre. Ho imparato davvero molto da loro. Gli altri racconti li sapevo perch\u00e9 tramandati da mia nonna\u2026 e poi ho sempre letto molto di queste cose. Cercavo il filo conduttore che legava i racconti, forse alcuni me li inventavo anche\u2026 ogni scrittore si inventa, \u00e8 la verit\u00e0, non bisogna dire bugie. Si inventa nel senso che in-viene, cerca e ritrova nella Storia la sua storia. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei crede nella verit\u00e0 in letteratura?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quando la letteratura parla di realt\u00e0, la inventa. Perch\u00e9, a meno che tu non prenda un libro autobiografico, generalmente \u00e8 proprio un\u2019invenzione. Si tratta sempre di una realt\u00e0 inventata, in qualche modo. Come in fondo, secondo me, anche la realt\u00e0 nostra \u00e8 inventata. In qualsiasi forma tu lo voglia dire, c\u2019\u00e8 una grande parte di rielaborazione mentale. C\u2019\u00e8 un bellissimo libro di Claudio Ris\u00e9, \u201cLa scoperta di s\u00e9. I sentieri dell\u2019individuazione\u201d, che parla della maschera che ognuno di noi indossa e che alla fine rischia di diventare il proprio io.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Si sente pi\u00f9 scrittrice, pi\u00f9 traduttrice o pi\u00f9 studiosa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non lo so. Scrivo anche poesie ogni tanto. Ho tradotto molto per\u00f2, ad esempio le Fiabe dei fratelli Grimm, che sono ancora in circolazione nella mia traduzione, e che proprio la Mondadori mi spinse a tradurre\u2026 ed \u00e8 stato un gran lavoro. Poi ho tradotto le poesie di Hesse, Thomas Mann, H. C. Artmann e altri ancora. Ora come ora ho un desiderio: mi piacerebbe tanto che i due veri poemi epici della terra ladina, Il Regno dei Fanes (il pi\u00f9 antico) e il Re Laurino (il pi\u00f9 recente) fossero pi\u00f9 conosciuti. Il Fanes rappresenta la fine del matriarcato, che in questa terra, la terra delle montagne, \u00e8 sempre stato molto importante: gli uomini emigravano per lavorare, le donne portavano avanti il maso, tenevano le redini di tutto (perch\u00e9 gli uomini non c\u2019erano, mica perch\u00e9 lo volessero!). Questa vena matriarcale c\u2019\u00e8 sempre. Nella letteratura fantastica ladina continuano a rimanere grandi pezzi dei grandi personaggi immaginari. Le creature dell\u2019acqua, del bosco, tutte queste figure che sono ancora molto vive nell\u2019immaginario. L\u2019acqua \u00e8 la vita, e queste creature che vivono nei laghi, nei torrenti, sono portatrici di bene e anche di sciagure a seconda della situazione. Pensa che nella tradizione ladina sono donne bellissime, con lunghe vesti, con i capelli verdi, mentre nella letteratura nordica sono vestite di scuro, come la terra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Secondo lei la tradizione popolare \u00e8 particolarmente marcata qui nel nostro territorio o \u00e8 un po\u2019 cos\u00ec in tutta Italia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 marcata nel nostro territorio, forse perch\u00e9 c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di stare dentro, all\u2019ombra di queste rocce ed essere frutti delle rocce, e parlare come le rocce e raccontare delle rocce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Concludiamo con una poesia, che \u00e8 forse l\u2019unico mezzo capace di promettere a tutti un arrivederci.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IL MITO RINCHIUSO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Cavalli di nuvole<br>rincorrono il sole.<br>Tra i silenzi del cielo,<br>nell\u2019azzurro arruffato.<br>Voglio gridare al mondo<br>le parole che il mito<br>tiene rinchiuse<br>nel cuore di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Lidia Tecchiati<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi Brunamaria Dal Lago Veneri ha compiuto novant\u2019anni. 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