{"id":13060,"date":"2025-04-03T02:29:00","date_gmt":"2025-04-03T01:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13060"},"modified":"2025-04-02T16:12:56","modified_gmt":"2025-04-02T15:12:56","slug":"e-se-i-bambini-potessero-votare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/04\/03\/e-se-i-bambini-potessero-votare\/","title":{"rendered":"E se i bambini potessero votare?"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Immaginate una domenica di maggio. Seggi aperti, file ordinate, tessere elettorali in mano. Solo che questa volta, in fila tra chi vota, ci sono anche loro: bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Troppo surreale? Forse. Ma anche una provocazione che ci riguarda da vicino. E&#8217; una domanda che far\u00e0 sorridere\u2026 ma anche riflettere. In un tempo in cui le giovani generazioni hanno un\u2019idea sempre pi\u00f9 incerta di futuro, diventa ancora pi\u00f9 imprudente escluderle dal dibattito. Dunque: e se dessimo diritto di voto anche ai bambini?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A lanciare l\u2019idea, in modo provocatorio ma serio, \u00e8 stato il politologo inglese David Runciman. Secondo lui, l\u2019et\u00e0 per votare dovrebbe iniziare a sei anni. Non per fare un reality della democrazia, ma per restituire un minimo di equilibrio generazionale a sistemi politici sempre pi\u00f9 governati dagli over 60 (e oltre).<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda non \u00e8 solo teorica. O meglio: non lo \u00e8 pi\u00f9. In diversi paesi europei l\u2019et\u00e0 del voto \u00e8 gi\u00e0 stata abbassata sotto i 18 anni. In Austria e Malta si vota a 16 anni per tutte le elezioni, in Grecia a 17, e in Germania dal 2024 i 16enni votano anche per il Parlamento Europeo, dopo aver gi\u00e0 partecipato in alcuni L\u00e4nder a livello locale.<\/p>\n\n\n\n<p>E del resto, stiamo parlando di un\u2019enorme fetta della popolazione: quasi un terzo del mondo ha meno di 18 anni. In Italia, i minorenni sono circa il 16% (fonte: Istat).<br>A dirlo, con pi\u00f9 forza ancora, \u00e8 un report europeo realizzato nel 2024, frutto di un sondaggio e di decine di focus group con oltre 2000 bambini e adolescenti tra i 9 e i 17 anni. Il risultato? La voglia di partecipare c\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono interessanti le risposte dei bambini alle domande cruciali, in questo contesto. Ovvero: cosa cambieresti nel tuo Comune? E pensi che i bambini dovrebbero votare?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi piacerebbe che le persone andassero meno in macchina \u2013 immagina Davide, 10 anni \u2013 cos\u00ec ci sarebbe meno inquinamento. Potremmo andare a piedi o con i bus elettrici. E poi secondo me i bambini dovrebbero votare, un po\u2019 come nel 1946 hanno fatto le donne per la prima volta. In un futuro lontano, forse toccher\u00e0 anche a noi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>A Mattia, anche lui 10 anni, \u201cpiacerebbe che venissero create delle palestre e spazi di gioco accessibili ai bambini con difficolt\u00e0 motorie\u201d. E sul voto non ha dubbi: \u201cS\u00ec, i bambini dovrebbero avere diritto di votare perch\u00e9 sono cittadini e possono esprimere la loro opinione su alcuni aspetti che li riguardano.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Leo, 13 anni, voterebbe \u201cper avere meno rifiuti, perch\u00e9 le cose pi\u00f9 pulite e meno inquinate sono pi\u00f9 belle.\u201d Ma sul voto ai bambini \u00e8 scettico \u201cnon siamo abbastanza informati!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>I minori parlano di disuguaglianze, ambiente, diritti civili. Discutono, si informano, si indignano. Ma spesso non sanno come far sentire la propria voce. E quando la fanno sentire, non sanno se qualcuno li ha ascoltati davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCi piacerebbe far parte del presente, non solo del futuro\u201d ha detto una ragazza intervistata nel report. Come darle torto?<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa, per\u00f2, si muove anche pi\u00f9 vicino a noi. In Alto Adige, tra cui a Merano e nei comuni limitrofi, a maggio torneranno le \u201celezioni ombra\u201d, per permettere a ragazze e ragazzi tra i 16 e i 17 anni di votare parallelamente alle elezioni vere e proprie. Non un gioco, ma una simulazione civica concreta, con tanto di cabine, schede e urne. Il loro voto non vale legalmente, ma vale simbolicamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di un passo importante, certo. Ma anche di un compromesso. Perch\u00e9 la partecipazione giovanile, se relegata a momenti \u201cin ombra\u201d, rischia di restare decorativa. E allora torna la domanda: che succederebbe se quella voce diventasse strutturale, continua, visibile?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;INTERVISTA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di questa cosa abbiamo pensato di parlarne con Alberto Emiletti, giornalista di Internazionale Kids, mensile che porta l\u2019informazione ai lettori dai 7 ai 14 anni. Chi meglio di lui pu\u00f2 raccontarci come vedono il mondo i pi\u00f9 piccoli?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da giornalista che ogni mese racconta il mondo a bambine e bambini, quanto percepisce il loro desiderio di contare, di partecipare davvero alle decisioni che li riguardano, anche quelle politiche?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dal nostro osservatorio &#8211; leggendo le lettere che riceviamo in redazione, incontrando bambine e bambini nelle scuole o durante il Festival di Internazionale Kids a Reggio Emilia &#8211; direi che il desiderio di capire cosa succede nel mondo e di essere ascoltati quando esprimono il loro punto di vista \u00e8 fortissimo. Ma in fondo \u00e8 un desiderio che appartiene a tutte le persone, a qualsiasi et\u00e0. La differenza \u00e8 che bambine e bambini non possono votare: sanno che le decisioni prese dagli adulti hanno degli effetti diretti sulle loro vite, ma che su queste decisioni loro non hanno voce in capitolo. E sanno anche che chi \u00e8 eletto non deve rendere conto a loro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Secondo lei, cosa cambierebbe nel nostro modo di fare informazione, e nella politica stessa, se i bambini avessero diritto di voto? La stampa per ragazzi sarebbe pi\u00f9 presa sul serio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Cambierebbe moltissimo! \u00c8 un cambiamento facile da capire per qualsiasi adulto, con un esercizio semplicissimo: immaginate di dover raccontare un fatto di attualit\u00e0 a un bambino. Immediatamente si attiva un senso di responsabilit\u00e0: si scelgono con pi\u00f9 cura le parole, si cerca un linguaggio chiaro, si ha l\u2019esigenza di essere davvero sicuri di ci\u00f2 che si sta dicendo. Magari ci si prende anche il tempo per approfondire, per verificare meglio, per raccontare punti di vista diversi, anche lontani dal proprio. Il risultato? Un racconto pi\u00f9 preciso, pi\u00f9 comprensibile e pi\u00f9 onesto di quello che si farebbe parlando con un adulto. E alla fine quella stessa notizia, raccontata in modo da essere chiara a un bambino, risulta spesso pi\u00f9 efficace anche per un adulto. Quindi se i bambini avessero il diritto di voto, a guadagnarci sarebbe non solo l\u2019informazione, ma anche la comunicazione politica. E ne trarremmo beneficio tutti. Sarebbe presa pi\u00f9 sul serio anche la stampa per adulti, non solo quella per ragazzi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>OLTRE LA PROVOCAZIONE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lo abbiamo detto, dire che i bambini dovrebbero votare \u00e8 una provocazione. Ma a suon di provocazioni, si costruiscono spazi. Spazi dove i bambini non sono solo \u201cil nostro futuro\u201d, ma cittadini del presente. \u00c8 il messaggio che da anni porta avanti Francesco Tonucci, pedagogista e fondatore del progetto \u201cLa citt\u00e0 dei bambini\u201d: ascoltarli non \u00e8 una gentile concessione, ma un investimento collettivo. \u201cUna citt\u00e0 a misura di bambino \u00e8 una citt\u00e0 migliore per tutti\u201d, dice. Come dargli torto?<\/p>\n\n\n\n<p>E allora forse non serve davvero abbassare il diritto di voto a 6 anni. Ma alzare il livello della nostra attenzione s\u00ec. Creare canali veri, non simbolici, per farli partecipare, cio\u00e8 farli \u201csentire parte\u201d. Dare loro le parole, i contesti, gli strumenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 se \u00e8 vero che i bambini \u201cnon sono pronti\u201d, possiamo sempre chiederci: ma noi adulti, quando lo siamo stati davvero?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Marco Valente<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Immaginate una domenica di maggio. Seggi aperti, file ordinate, tessere elettorali in mano. Solo che questa volta, in fila tra chi vota, ci sono anche loro: bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Troppo surreale? Forse. Ma anche una provocazione che ci riguarda da vicino. E&#8217; una domanda che far\u00e0 sorridere\u2026 ma anche riflettere. 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