{"id":13139,"date":"2025-04-17T02:25:00","date_gmt":"2025-04-17T01:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13139"},"modified":"2025-04-16T07:59:12","modified_gmt":"2025-04-16T06:59:12","slug":"da-bolzano-alla-fine-del-mondo-in-bici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/04\/17\/da-bolzano-alla-fine-del-mondo-in-bici\/","title":{"rendered":"Da Bolzano alla fine del mondo, in bici"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Edoardo e Martina hanno 24 anni, sono di Bolzano, e da due anni hanno fatto della loro passione un lavoro. Edo&amp;Marti sono una giovane coppia che racconta il mondo da una prospettiva autentica, avventurosa e sempre nuova. Dopo aver costruito un van e girato l\u2019Islanda, la loro ultima impresa li ha portati a percorrere tutta la Nuova Zelanda in bicicletta. 3000 km da nord a sud, in 40 giorni, senza mai aver davvero fatto ciclismo prima. Li abbiamo incontrati per farci raccontare questa avventura davvero fuori dall\u2019ordinario.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 nata l\u2019idea di attraversare la Nuova Zelanda in bici?<\/strong><br>Il viaggio in Nuova Zelanda in bici non \u00e8 stata una nostra idea, almeno non completamente. Avevamo da tempo in testa l\u2019idea di fare qualcosa in bici, ma non avevamo mai pedalato seriamente. Volevamo una nuova sfida, qualcosa che non avevamo ancora provato. Cos\u00ec abbiamo lanciato una specie di torneo tra le proposte pi\u00f9 interessanti che ci erano arrivate dai nostri follower sui social. Le abbiamo selezionate, filtrate, messe ai voti. E ha vinto lei: la Nuova Zelanda. In bici. Da qual momento \u00e8 cominciata la fase di preparazione, fatta pi\u00f9 di entusiasmo che di vera pianificazione. Non eravamo ciclisti, e nemmeno amanti della bici nel senso classico. Ma eravamo affascinati dall\u2019idea di attraversare un paese intero solo con la forza delle nostre gambe.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>40 giorni, 3000 chilometri, 2 bici, zero esperienza\u2026 come avete fatto?<\/strong><br>Siamo partiti da Cape Reinga, all\u2019estremo nord, e abbiamo pedalato fino a Bluff, all\u2019estremo sud. In totale, circa 3000 chilometri in 40 giorni. Non abbiamo mai avuto l\u2019obiettivo della performance: niente tabelle, niente record. Solo la voglia di arrivare. In media facevamo 60 km al giorno, ma dipendeva molto dal terreno, dalle salite, dal vento.<br>E di salite ce n\u2019erano parecchie. La Nuova Zelanda non \u00e8 affatto piatta, soprattutto l\u2019Isola del Nord, che ci ha fatto penare. Poi, arrivati pi\u00f9 gi\u00f9, abbiamo dovuto superare le Southern Alps. Gli ultimi giorni sono stati un concentrato di fatica, salita, freddo. Ma anche di emozioni. L\u2019arrivo in cima all\u2019ultimo passo \u00e8 stato uno di quei momenti in cui tutto si allinea: la fatica, la soddisfazione, la vista davanti, la consapevolezza che il peggio era alle spalle. Ci siamo detti: \u201cDa qui \u00e8 solo discesa. Ce l\u2019abbiamo fatta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per dormire e per mangiare come vi siete organizzati?<\/strong><br>Avevamo deciso fin dall\u2019inizio di dormire sempre in tenda. All\u2019inizio volevamo farlo in modo ancora pi\u00f9 selvaggio, accampandoci ovunque. Ma dopo un paio di notti ci siamo resi conto che una doccia al giorno era fondamentale. Quindi abbiamo iniziato ad appoggiarci ai campeggi, pur mantenendo lo stile \u201cessenziale\u201d. Insomma: niente lusso, niente comfort, solo una tenda, due sacchi a pelo e un fornelletto. Mangiare era una sfida continua. La Nuova Zelanda \u00e8 molto poco densamente popolata: ci sono lunghi tratti senza nulla, quindi dovevamo approfittare di ogni baracchino, ogni minimarket. Panini preconfezionati, Pie (le torte salate ripiene che si trovano ovunque), snack energetici. E tanta, tantissima acqua. Il problema dell\u2019acqua \u00e8 stato un qualcosa di molto reale: spesso eravamo nel nulla, e le borracce si svuotavano in fretta. Chiedevamo acqua alle fattorie, bussavamo alle case isolate. E per fortuna la gente era sempre gentile.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><strong>\u201c\u00c8 stato probabilmente il viaggio in cui abbiamo incontrato pi\u00f9 persone interessanti. In bici \u00e8 tutto diverso: ci si saluta, ci si ferma, si condivide il pane e la strada\u201d<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Che meteo avete trovato?<\/strong><br>All\u2019inizio il tempo era buono. Ma \u00e8 durato poco. Appena arrivati nella West Coast \u00e8 cambiato tutto: pioggia costante, umidit\u00e0 altissima, vento forte. Wellington, la capitale, \u00e8 famosa per essere una delle citt\u00e0 pi\u00f9 ventose al mondo, e abbiamo capito perch\u00e9. Quel giorno abbiamo pedalato con il vento contro per 50 km. A un certo punto ci \u00e8 passato vicino il treno e ci \u00e8 davvero venuta voglia di salirci su. Nella parte della foresta pluviale poi era tutto sempre bagnato: vestiti, tenda, sacchi a pelo. Non si asciugava mai nulla. Ogni giorno si ripartiva con addosso le cose umide del giorno prima. Ma questo \u00e8 anche quello che ci ha fatto apprezzare il momento in cui il cielo si \u00e8 finalmente aperto, nell\u2019ultima settimana. Abbiamo tagliato l\u2019ultimo traguardo sotto un cielo blu e limpido, dopo giorni di pioggia e nuvole. E sembrava quasi un regalo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come vi eravate attrezzati?<\/strong><br>Viaggiare in bici vuol dire fare scelte. Noi avevamo solo il minimo indispensabile. Tutto leggero, tutto compattabile. Le bici erano due gravel in carbonio, con gomme tubeless: leggere, resistenti, perfette per le salite e per i tratti sterrati.<br>Le borse erano piccole, fissate al manubrio e alla sella. Niente portapacchi, niente ingombri. Avevamo giusto una maglia termica, una giacchetta leggera imbottita, un pile e una giacca a vento che ci ha salvato in mille occasioni, senza quella saremmo stati fradici dalla mattina alla sera.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 stato il momento pi\u00f9 bello del viaggio?<\/strong><br>Ce ne sono stati tanti. Il pi\u00f9 bello? Forse quando abbiamo attraversato per due giorni una foresta, percorrendo antichi sentieri Maori, attraversando ponti sospesi tra le valli, immersi nella natura pi\u00f9 totale. Il secondo giorno \u00e8 venuta gi\u00f9 una pioggia torrenziale, ci siamo sporcati di fango dalla testa ai piedi, ma \u00e8 stato incredibile. Guardandolo ora, questo \u00e8 uno dei ricordi pi\u00f9 intensi. Incredibile \u00e8 stato anche l\u2019arrivo a Nelson, quando una ragazza neozelandese che ci seguiva su Instagram ci ha ospitati a casa sua. Ci ha fatto trovare Parmigiano Reggiano, pasta italiana, una cena calda e un letto vero. Dopo settimane in tenda \u00e8 stato come entrare in un sogno. Ci ha portati a vedere il tramonto, ci ha fatto sentire a casa. Quel gesto di accoglienza, da perfetti sconosciuti, lo porteremo con noi per sempre. Un\u2019altra cosa che ci \u00e8 piaciuta molto sono stati gli incontri e il senso di comunit\u00e0 che la bici ci ha offerto. \u00c8 stato probabilmente il viaggio in cui abbiamo incontrato pi\u00f9 persone interessanti. In bici \u00e8 tutto diverso: ci si saluta, ci si ferma, si condivide il pane e la strada.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Adesso che siete tornati a casa, quali sono gli obiettivi futuri?<\/strong><br>In questo momento sentiamo che \u00e8 il tempo giusto per guardarci un po\u2019 attorno, per scoprire cosa c\u2019\u00e8 l\u00e0 fuori. Cerchiamo di stare il meno possibile fermi, non perch\u00e9 Bolzano non ci piaccia, ma perch\u00e9 siamo in una fase in cui vogliamo vedere, capire, esplorare. Se fossimo nati in un\u2019altra citt\u00e0 diremmo la stessa cosa: il punto non \u00e8 scappare, \u00e8 partire. \u00c8 confrontarsi con altri luoghi, altre vite, altre idee. E magari, un giorno, trovare il posto giusto dove fermarsi. Per ora, per\u00f2, vogliamo essere in movimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Niccol\u00f2 Dametto<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Edoardo e Martina hanno 24 anni, sono di Bolzano, e da due anni hanno fatto della loro passione un lavoro. Edo&amp;Marti sono una giovane coppia che racconta il mondo da una prospettiva autentica, avventurosa e sempre nuova. 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