{"id":13222,"date":"2025-05-01T02:00:00","date_gmt":"2025-05-01T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13222"},"modified":"2025-04-30T07:48:13","modified_gmt":"2025-04-30T06:48:13","slug":"la-bassa-atesina-numeri-storia-e-identita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/05\/01\/la-bassa-atesina-numeri-storia-e-identita\/","title":{"rendered":"La Bassa Atesina: numeri, storia e identit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>La consistenza numerica dei gruppi linguistici rappresenta ancora oggi uno dei pilastri su cui si regge l\u2019autonomia altoatesina. Nel 2023, la popolazione dell\u2019Alto Adige risulta cos\u00ec suddivisa: il 68,61% appartiene al gruppo linguistico tedesco (in calo di quasi un punto rispetto al 2011), il 26,98% al gruppo italiano (in leggero aumento di circa 0,8 punti), il 4,41% al gruppo ladino. A questi si aggiungono 52.647 cittadini stranieri, pari al 9,9% della popolazione totale. Solo a Bolzano gli stranieri sono 15.457, ovvero il 14,5% della popolazione cittadina. Un dato rilevante, finora poco integrato nelle dinamiche politico-istituzionali. La matematica chiede spazio, ma la politica non sembra ancora pronta.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per fare un paragone storico, nel censimento linguistico dell\u2019Impero austro-ungarico del 1900, nel territorio del Tirolo vennero registrati 460.840 germanofoni (compresi anche ladini germanizzati) e 368.020 italofoni e retoromani. All\u2019epoca, Un commentatore del tempo scrisse: \u201cIl Tirolo \u00e8 dunque romanzo per quasi la met\u00e0.\u201d<br>Il Tirolo settentrionale era quasi totalmente tedesco, mentre il Tirolo meridionale \u2013 cio\u00e8 quello al di qua delle Alpi \u2013 mostrava una netta prevalenza romanzo-italiana, con una percentuale vicina al 60%: 229.027 Tedeschi contro 328.086 Romanzi. Quando inizia la divisione tra \u201cromanzi\u201d e \u201cgermani\u201d? Fino al V secolo, il territorio era parte dell\u2019Impero romano e popolato da cittadini di lingua latina. La loro origine poteva essere africana, gallica, illirica o siriana, ma erano romani a tutti gli effetti. Dopo il collasso dell\u2019Impero romano d\u2019Occidente, la situazione divenne incerta: i nuovi padroni erano popoli \u201cbarbari\u201d, ma la base della popolazione restava latina.<br>Dopo la guerra gotica (535\u2013553), molti Goti furono decimati o si dispersero. Secondo alcune ipotesi, gruppi gotici si sarebbero stabiliti nel Vicentino, nella Marca Trevigiana e nelle valli trentine, ma nella Val d\u2019Adige mancano toponimi o tracce linguistiche che confermino una presenza gotica significativa. Il cambiamento decisivo avvenne dopo la sconfitta dei Longobardi di Desiderio nel 774 ad opera dei Franchi.<br>Mentre i Longobardi si erano nel frattempo romanizzati, i Bavari \u2013 gi\u00e0 presenti nel Tirolo orientale e settentrionale sin dal VI secolo \u2013 vennero spinti verso sud dai Franchi. I Bavari (Bajuwaren), popolazione germanica cristianizzata dai missionari franchi, si erano inizialmente stabiliti in Baviera sotto la guida della dinastia degli Agilolfingi (es. Theodo I, 640\u2013680).<br>Dopo l\u2019annessione della Baviera da parte dei Franchi nel 788, molti coloni bavari si spinsero a sud, verso la Val d\u2019Isarco e la Bassa Atesina, germanizzando progressivamente le zone comprese tra Laives e Salorno. I Bavari si insediarono in numerose localit\u00e0: Leifers (Laives), Branzoll (Bronzolo), Auer (Ora), Neumarkt (Egna), Tramin (Termeno), Montan (Montagna), Kurtatsch (Cortaccia), Kurtinig (Cortina sulla Strada del Vino). Questi insediamenti erano agricoli, spesso legati a donazioni vescovili o imperiali, con strutture sociali organizzate attorno alle vecchie curtes longobarde e ai nuovi centri parrocchiali di stampo franco.<br>Il prossimo passaggio fu quello dall\u2019Impero Carolingio al Principato Vescovile. Nell\u2019814 mor\u00ec Carlo Magno, che pass\u00f2 il timone al figlio Ludovico il Pio, che eredit\u00f2 anche la Bassa Atesina. Nell\u2019 817, con l\u2019Ordinatio Imperii, il Tirolo e la Bassa Atesina passano a Ludovico il Germanico. Dopo il Trattato di Verdun dell\u2019843, il territorio passa a Lotario I. Nel 952 la Bassa Atesina entra nella marca di Verona, a conferma della persistente romanit\u00e0 dell\u2019area. Finalmente nel 1027 con Corrado II il Salico, Bolzano, Trento e la Val Venosta vengono affidate al vescovo Udalrico di Trento e nasce il nucleo del principato vescovile di Trento, con confini e identit\u00e0 pi\u00f9 stabili.<br>In conclusione possiamo dire, che la Bassa Atesina come la conosciamo oggi \u00e8 frutto di una lunga stratificazione etnica e linguistica: Romani e romanzi come base originaria, Longobardi che si integrarono nella popolazione latina, Bavari che, sostenuti dai Franchi, imposero elementi di lingua e cultura germanica, con un lento ma costante processo di germanizzazione, specialmente a nord di Salorno. Il risultato \u00e8 un territorio misto, culturalmente complesso, in cui numeri e storia si intrecciano, e dove il presente multilingue ha radici profonde nel passato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La consistenza numerica dei gruppi linguistici rappresenta ancora oggi uno dei pilastri su cui si regge l\u2019autonomia altoatesina. 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