{"id":13310,"date":"2025-05-29T02:00:00","date_gmt":"2025-05-29T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13310"},"modified":"2025-05-28T22:09:25","modified_gmt":"2025-05-28T21:09:25","slug":"radici-nella-nebbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/05\/29\/radici-nella-nebbia\/","title":{"rendered":"Radici nella nebbia"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019uomo contemporaneo scivola come acqua tra le dita: senza forma stabile, senza legami durevoli, in continua tensione verso l\u2019ignoto. Le identit\u00e0 si sgretolano sotto il peso della precariet\u00e0, le relazioni si contraggono e si dissolvono con la stessa facilit\u00e0 con cui si intraprendono, e le istituzioni sembrano inseguire un mondo che muta troppo in fretta per essere compreso, tanto meno regolato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Bauman ci parla di una societ\u00e0 in cui tutto \u00e8 provvisorio, consumabile, sostituibile. L\u2019individuo si ritrova solo, sommerso da scelte infinite ma privo di coordinate, costretto a reinventarsi di continuo senza una bussola etica. In questi contesti, il tempo perde la sua linearit\u00e0 e diventa l\u2019eterno presente da sbranare il pi\u00f9 in fretta possibile. E in questa corsa spasmodica, la giustizia si inceppa. Eppure, c\u2019\u00e8 chi vive tempi diversi. Chi lavora la terra, chi coltiva, chi osserva gli alberi, le stagioni non da uno schermo ma dal cielo, dalla luce, dai segni della natura. Queste persone, spesso invisibili alla societ\u00e0 mondana e dell\u2019immagine (pensiamo p.es.. agli zingari, ai senzatetto e ai fotografi), esistono in un ritmo opposto a quello liquido. Loro vivono nella ciclicit\u00e0, nella pazienza, nell\u2019attesa. Sanno che non tutto pu\u00f2 essere subito, che ogni frutto richiede un tempo, che ogni seme ha bisogno di terra, di silenzio e meno cemento. L\u2019agricoltore non si illude di poter controllare tutto! Vive nell\u2019incertezza del riscaldamento globale, dei nubifragi, della siccit\u00e0, di nuovi fitofagi, di scelte politiche scevre da interessi malvagi (OGM e TEA). Ma in questo abbandono c\u2019\u00e8 anche una profonda fiducia nel ritmo naturale delle cose, che nella modernit\u00e0 liquida si \u00e8 persa, sostituita dall\u2019ansia di controllo, dall\u2019illusione tecnologica di prevedere e dominare il tutto, perfino il tempo. La giustizia moderna, ingolfata da codici, burocrazia e ritardi, appare incapace di rispondere ai bisogni concreti. Una giustizia zoppa che, paradossalmente, non riesce nemmeno a tornare alle radici della sua funzione: ricomporre, riparare, riconciliare. Forse \u00e8 proprio da chi lavora la terra che dovremmo imparare una nuova idea di giustizia. Una giustizia che ascolti, che attenda, che lavori con pazienza, senza tenere conto di quel mostro diarroico che \u00e8 l\u2019opinione pubblica. Che sappia distinguere il tempo del raccolto da quello della semina. Una giustizia che non si lasci travolgere dall\u2019immediatezza ma che, come l\u2019agricoltore, affondi le mani nella complessit\u00e0 della realt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se nella societ\u00e0 liquida tutto cambia, scivola e si dissolve, c\u2019\u00e8 ancora bisogno di qualcosa che somigli pi\u00f9 alla terra che all\u2019acqua. Pi\u00f9 a un campo coltivato che a un algoritmo. Pi\u00f9 a una giustizia lenta e umana che a una sentenza rapida ma disincarnata. In questi disequilibri si gioca il nostro futuro. Ed \u00e8 forse tempo di scegliere da che parte stare: se continuare a galleggiare nel liquido, o tornare a camminare, con passo lento e cosciente, sulla terra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Donatello Vallotta<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019uomo contemporaneo scivola come acqua tra le dita: senza forma stabile, senza legami durevoli, in continua tensione verso l\u2019ignoto. 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