{"id":13448,"date":"2025-06-12T02:00:00","date_gmt":"2025-06-12T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13448"},"modified":"2025-06-11T16:39:37","modified_gmt":"2025-06-11T15:39:37","slug":"calcio-in-piazza-inclusione-e-socialita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/06\/12\/calcio-in-piazza-inclusione-e-socialita\/","title":{"rendered":"Calcio in piazza: inclusione e socialit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Un tempo, almeno fino alla met\u00e0 degli anni \u201880, era una consuetudine ovunque: ci si trovava in piazza, un Supertele dalla traiettoria che sfidava le leggi della fisica, due squadre improvvisate e il pi\u00f9 scarso in porta. Non era il punteggio che si cercava, quello che contava era stare fra amici e divertirsi. Ed \u00e8 esattamente quello che \u00e8 successo nei giorni scorsi a Bressanone, dove due classi delle scuole professionali si sono \u201csfidate\u201d in piazza Duomo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per una mattinata quello che viene definito \u201cil salotto buono\u201d della citt\u00e0 vescovile \u00e8 tornato indietro nel tempo, quando la piazza Duomo non luccicava di lucine artificiali come una vetrina acchiappaturisti, aveva ancora le sue due aiuole ma soprattutto rispecchiava in pieno il concetto di piazza, vale a dire un luogo che crea socialit\u00e0, incontro e scambio: ci si lanciava il freesbee, si suonava la chitarra e si giocava a pallone, come in un\u2019altra qualsiasi piazza di paese di un tempo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un tempo che \u00e8 tornato a respirare grazie ad un\u2019iniziativa organizzata nell\u2019ambito di un progetto denominato \u201cCalcio di strada\u201d coordinato dall\u2019Urban artist Simone Ferrarini, capace di creare inclusione, socialit\u00e0 e rete. E in mezzo, una partita di calcio tra scuole in piazza per rafforzare questi valori. \u00c8 cos\u00ec che gli alunni di una classe della scuola Professionale \u201cEnrico Mattei\u201d di Bressanone e quelli di un\u2019altra classe della scuola professionale \u201cGuglielmo Marconi\u201d di Merano si sono incontrate per dare vita allo spazio pubblico attraverso una partita di calcio popolare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattinata in cui tutti si sono divertiti, al di l\u00e0 delle proprie competenze calcistiche, della propria passione per lo sport o del proprio talento atletico. E non certo solo gli studenti: un folto gruppo di brissinesi si \u00e8 fermato ad osservare questa situazione: per una mattinata il calcio di strada si \u00e8, dunque, infiltrato nel rapporto cittadino\u2013citt\u00e0, permettendo di vivere lo spazio pubblico come situazione di relazione attraverso il gioco collettivo, che ha un potere trasversale attrattivo verso le diverse comunit\u00e0, classi sociali, et\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Luca Masiello<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un tempo, almeno fino alla met\u00e0 degli anni \u201880, era una consuetudine ovunque: ci si trovava in piazza, un Supertele dalla traiettoria che sfidava le leggi della fisica, due squadre improvvisate e il pi\u00f9 scarso in porta. Non era il punteggio che si cercava, quello che contava era stare fra amici e divertirsi. 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