{"id":13518,"date":"2025-06-26T02:00:00","date_gmt":"2025-06-26T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13518"},"modified":"2025-06-25T09:37:16","modified_gmt":"2025-06-25T08:37:16","slug":"coaching-assieme-per-il-primo-passo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/06\/26\/coaching-assieme-per-il-primo-passo\/","title":{"rendered":"\u201cCoaching\u201d: assieme per il primo passo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>C\u2019\u00e8 chi lo associa a performance aziendali, chi a frasi motivazionali da palestra, chi ancora non ha ben capito se si tratti pi\u00f9 di una moda o di una metodologia seria. Parliamo di coaching, un mondo tanto citato quanto spesso frainteso. Ma cosa significa davvero \u201cfare coaching\u201d? A spiegarlo \u00e8 Christa Delmonego, presidente dell\u2019Associazione Business &amp; Managementcoaches da marzo 2025, ma prima ancora educatrice, streetworker, responsabile in comunit\u00e0 per minori, donna dalle molte vite professionali e dotata di una sola bussola: accompagnare le persone verso il loro prossimo passo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Christa Delmonego, lei ha un percorso molto variegato. Come si \u00e8 avvicinata al coaching?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato un percorso di ascolto e di incontro. Ho cominciato con all\u2019interno del mondo dei centri giovani a Caldaro negli anni Novanta, un lavoro educativo molto libero, di relazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ho fatto la streetworker a Innsbruck, con giovani fuori da ogni rete sociale. L\u00ec ho imparato cosa significa esserci davvero per qualcuno, anche quando sembra che non ci sia nulla da fare. E pi\u00f9 tardi, come responsabile al Kinderdorf, mi sono trovata accanto a bambini e ragazzi che avevano gi\u00e0 vissuto pi\u00f9 traumi di quanti noi ne vivremo in tutta la vita. Tutte queste esperienze mi hanno insegnato una cosa fondamentale: accompagnare non significa solo guidare, ma creare relazione, fiducia, ascolto profondo. E questo \u00e8 anche il cuore del coaching.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cos\u2019\u00e8, in parole semplici, il coaching?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un accompagnamento strutturato, orientato al futuro. Non si danno \u201cconsigli\u201d, non si risolvono problemi al posto dell\u2019altro, non si danno soluzioni preconfezionate. Si pongono domande, anche scomode, si fanno proposte, si visualizzano scenari. Si cerca insieme di capire: come ti senti? Cosa vuoi davvero? Qual \u00e8 l\u2019obiettivo di questo percorso? E quali passi concreti possiamo immaginare? Il coaching non ti d\u00e0 risposte immediate, ma ti aiuta a rallentare, a mettere in \u201cslow motion\u201d ci\u00f2 che ti succede, per vedere meglio. E, cosa importante, il coach si sceglie! Senza \u201cfeeling\u201d non funziona.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>C\u2019\u00e8 differenza tra coaching, consulenza e terapia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono tre cose molto diverse, anche se possono avere punti di contatto. Il coaching \u00e8 orientato al futuro e agli obiettivi, spesso in ambito lavorativo, anche se tocca pure aspetti personali. La terapia affronta tematiche profonde, traumatiche, esistenziali, che richiedono un altro tipo di sostegno. La consulenza, invece, fornisce soluzioni pratiche e strumenti tecnici. Talvolta, nel coaching, si possono offrire elementi di consulenza \u2013 per esempio, spiegare un modello comunicativo su cui lavorare \u2013 ma sempre al servizio di un obiettivo scelto dalla persona accompagnata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chi si rivolge al coaching? Serve solo ai manager?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Assolutamente no. Si rivolge a chi vuole fare chiarezza, cambiare qualcosa, sviluppare competenze, migliorare una situazione lavorativa o relazionale. Certo, spesso sono persone con responsabilit\u00e0 \u2013 leader, dirigenti, responsabili di team \u2013 ma pu\u00f2 essere utile anche a singoli dipendenti, o a professionisti in cerca di nuovi input. Il coaching ti aiuta a capire dove sei, dove vuoi andare e come arrivarci. Anche nel mondo sociale o terapeutico, si lavora molto su questo confine tra supervisione e coaching, per accompagnare i team in modo pi\u00f9 riflessivo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci racconta un esempio concreto che aiuti a capire l\u2019impatto del coaching?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi viene in mente il caso di un amministratore che aveva preso il posto di un predecessore molto stimato. Il team faceva resistenza, ogni proposta diventava un conflitto. Perfino gli orari di apertura degli uffici erano diventati terreno di scontro. In realt\u00e0, sotto quel tema si nascondevano paure, dinamiche irrisolte, relazioni congelate. Il coaching gli ha permesso di vedere tutto questo, di trovare strumenti per affrontarlo e, nel giro di pochi mesi, la situazione si \u00e8 trasformata. La collaborazione \u00e8 migliorata, le energie sprecate si sono ridotte. \u00c8 stato un caso \u201cda manuale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nota delle particolarit\u00e0 nel modo di fare coaching qui in Alto Adige?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, direi che ci sono alcune caratteristiche. La multiculturalit\u00e0, il bilinguismo, ma anche una certa ritrosia culturale. In alcuni ambienti parlare dei propri problemi \u00e8 ancora visto come un segno di debolezza. Il coaching, invece, richiede apertura, fiducia, disponibilit\u00e0 a mettersi in gioco. Come associazione, cerchiamo di sensibilizzare proprio su questo: il coaching non \u00e8 una bacchetta magica, ma uno spazio protetto per esplorare possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono, secondo lei, i falsi miti<\/strong> <strong>pi\u00f9 comuni da sfatare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Che sia solo per chi ha problemi. Che sia una moda. Che basti un weekend per diventare coach. In realt\u00e0, servono anni di formazione, esperienza, lavoro su di s\u00e9. E poi: il coaching non \u00e8 una formula pronta, ma un processo artigianale, cucito su misura. Non funziona se manca la volont\u00e0 di cambiare. E non funziona se manca la fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei ora \u00e8 presidente dell\u2019associazione Business &amp; Managementcoaches&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Esatto. \u00c8 un ruolo che mi stimola molto, anche perch\u00e9 siamo un team nuovo e stiamo imparando a conoscerci. Stiamo riflettendo su come comunichiamo, su come collaboriamo e su come gestiamo eventuali conflitti. Accompagniamo persone e gruppi: non possiamo permetterci di predicare bene e razzolare male. Ci serve tempo per costruire fiducia anche al nostro interno, ma la mia speranza \u00e8 che possiamo essere di esempio. Siamo in cinque, tutti volontari, e questo rende il lavoro ancora pi\u00f9 prezioso.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa di profondamente umano nel coaching, se praticato con cura: l\u2019idea che nessuno debba cavarsela da solo, ma che ognuno possa trovare dentro di s\u00e9 le risorse per crescere. Magari con uno sguardo esterno, capace di fare domande giuste al momento giusto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Marco Valente<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 chi lo associa a performance aziendali, chi a frasi motivazionali da palestra, chi ancora non ha ben capito se si tratti pi\u00f9 di una moda o di una metodologia seria. Parliamo di coaching, un mondo tanto citato quanto spesso frainteso. Ma cosa significa davvero \u201cfare coaching\u201d? 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