{"id":13584,"date":"2025-07-10T02:05:00","date_gmt":"2025-07-10T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13584"},"modified":"2025-07-08T11:25:12","modified_gmt":"2025-07-08T10:25:12","slug":"mirko-giocondo-alla-guida-dellultima-corsa-per-chinatown","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/07\/10\/mirko-giocondo-alla-guida-dellultima-corsa-per-chinatown\/","title":{"rendered":"Mirko Giocondo alla guida dell\u2019ultima corsa per Chinatown"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>\u00c8 un musicista eclettico e prolifico Mirko Giocondo, uno a cui piace percorrere vari sentieri: che si tratti della musica contagiosa e scanzonata della Homeless Band, del rock d\u2019autore dei Ferbegy?, delle canzoni di una band gloriosa e rodata come la Spritzband di Andrea Maffei o di quelle essenziali di Ariel Trettel. E qualunque musica suoni, Mirko lo fa con lo stesso entusiasmo e trasporto, mettendoci l\u2019anima.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn tutte le band in cui suono \u2013 ci spiega \u2013 non mi interessa essere un singolo, io mi metto a disposizione, e questo probabilmente \u00e8 il motivo per cui poi quando indosso i panni del compositore faccio cose molto differenti e le faccio da solo, perch\u00e9 quello che voglio esprimere sono le mie idee. Farei fatica a scrivere a quattro mani, mi metto volentieri al servizio della musica altrui, ma lo faccio in quanto me stesso. Con la mia musica invece scrivo, scrivo, metto gi\u00f9 spartiti che magari in quel momento mi sembrano funzionare e poi il giorno dopo non mi paiono pi\u00f9 cos\u00ec riusciti. Credo che per essere compositore sia necessario non divenire vittime dell\u2019ispirazione, quanto piuttosto essere una specie di artigiano della composizione, e come un artigiano fare qualcosa ogni giorno, qualcosa che funzioni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad appena un anno dal suo lavoro precedente, una sorta di sinfonia concept d\u2019ispirazione science fiction, Mirko Giocondo ha messo in rete, tramite le consuete piattaforme, un nuovo lavoro il cui titolo, Last Race For Chinatown, trae origine dalla passione dell\u2019autore per il Tao, di cui \u00e8 studioso al punto di collezionarne diverse edizioni e traduzioni. Si tratta di una sorta di suite in dodici movimenti, ciascuno col suo titolo in cui, con certosino lavoro di ricerca per quanto riguarda gli strumenti da usare, Giocondo veste di Cina una musica distante da quel mondo, una musica legata anche alla sua passione per le roboanti colonne sonore di Hans Zimmer.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon so se ci sono riuscito \u2013 ci confida \u2013, ma ho cercato di spaccare un confine in quello che \u00e8 l\u2019abito della musica cinese, usando strumenti tradizionali, talvolta molto antichi, come l\u2019erhu, e mettendoli per\u00f2 fuori dal contesto della musica cinese abbinandoli ad un\u2019orchestra. Ho diviso la torta in tre parti: quella con gli strumenti della tradizione, un\u2019altra con l\u2019orchestra usata in maniera ancor pi\u00f9 epica, spogliata di qualche elemento, ma ingrandita sul fronte archi\/ottoni, e un\u2019ultima con un largo uso di sintetizzatori\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019erhu, uno strumento cordofono tipo violoncello che si suona per\u00f2 strofinando l\u2019archetto verso l\u2019esterno, spingendo le corde verso il vuoto, il cordofono a percussione yangqin, il similare gudzeng che si suona per\u00f2 con le dita, flauti che rispondono ai nomi di bawu e koudi, sono i protagonisti della nuova fatica del musicista bolzanino. Mescolando il tutto all\u2019approccio futuristico dei synth, si crea l\u2019idea della Chinatown del titolo, che come l\u2019autore stesso ci tiene a precisare, non \u00e8 Cina, ma \u00e8 una comunit\u00e0 cinese all\u2019interno di una metropoli occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa musica cinese \u2013 prosegue Giocondo \u2013 \u00e8 molto ferma, non ha alcun tipo di grande costruzione armonica, \u00e8 tutta concentrata sulla timbrica, quasi sempre costruita su una scala pentatonica, il suo pregio sta tutto nel fascino che pu\u00f2 esercitare sull\u2019ascoltatore. Il mio esperimento consiste nel dire: s\u00ec siamo qui con la testa ma spacchiamone le regole, via quel vestito. E ci sono voluti dieci mesi per arrivare alla conclusione da quando ho cominciato a lavorare al progetto. Volevo tirare in ballo la grandezza dell\u2019antica Cina, volevo metterci i miei studi sul Tao, che cerca di non dare didascalie ma di fornire metafore per arrivare alla conoscenza. Proprio come la musica, secondo me, che riesce ad esprimere cose che la parola non riesce a comunicare. Il tutto utilizzando l\u2019epicit\u00e0 di una grande orchestra, il fascino degli strumenti tradizionali, e condurre l\u2019ascoltatore a fare un viaggio. La mia musica non usa la forma canzone e non \u00e8 neppure concepita come commento sonoro a delle immagini, quanto piuttosto ad un viaggio, a delle storie che si dipanano nella mia mente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 un musicista eclettico e prolifico Mirko Giocondo, uno a cui piace percorrere vari sentieri: che si tratti della musica contagiosa e scanzonata della Homeless Band, del rock d\u2019autore dei Ferbegy?, delle canzoni di una band gloriosa e rodata come la Spritzband di Andrea Maffei o di quelle essenziali di Ariel Trettel. 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