{"id":13707,"date":"2025-07-24T02:29:00","date_gmt":"2025-07-24T01:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13707"},"modified":"2025-07-22T15:21:40","modified_gmt":"2025-07-22T14:21:40","slug":"simone-moro-una-vita-per-lalpinismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/07\/24\/simone-moro-una-vita-per-lalpinismo\/","title":{"rendered":"Simone Moro, una vita per l\u2019alpinismo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Durante la sua lunga carriera ha scalato le vette pi\u00f9 alte del mondo, affrontato condizioni estreme e sfidato i propri limiti. Eppure, nel racconto delle prime escursioni da bambino o del piacere di un tramonto in quota, si percepisce un\u2019emozione genuina, che ne restituisce tutta l\u2019umanit\u00e0. Alpinista, esploratore, pilota di elicotteri da soccorso, Simone Moro \u00e8 anche un testimone dei cambiamenti nei modi di intendere alpinismo. Recentemente incantato la cittadinanza di Egna durante una serata pubblica organizzata dal Cai.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\/\/ Di Daniele Bebber<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Simone Moro, come ha scoperto la montagna?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tutto \u00e8 cominciato con le vacanze in famiglia. Una volta si alternava tra mare e montagna. Noi facevamo campeggio e andavamo a camminare, ma a un certo punto io, i miei fratelli e mio padre ci siamo un po\u2019 stufati delle solite escursioni. Cos\u00ec abbiamo iniziato con qualcosa di \u201cdiverso\u201d: le ferrate. I miei fratelli si sono fermati l\u00ec. Io, invece, ho sentito scattare qualcosa. Avevo sette, forse otto anni. Le prime arrampicate vere le ho fatte a 13 anni su una parete di roccia a Bergamo. \u00c8 stato un percorso lento, graduale, molto diverso da quello che vedo oggi in tanti ragazzi che bruciano le tappe.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019alpinismo cosa le ha dato?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un contatto profondo con la natura. La mia \u00e8 una passione che nasce anche dalla contemplazione della bellezza della montagna, dei suoi odori, della luce all\u2019alba o al tramonto. Questo imprinting non \u00e8 solo sportivo, ma anche sensoriale e spirituale. Ancora oggi, al di l\u00e0 del risultato tecnico, \u00e8 questo ci\u00f2 che mi spinge a tornare in quota.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che legame ha con l\u2019Alto Adige?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono nato a Bergamo, per\u00f2 ho sempre gravitato intorno a queste montagne. Una delle prime guide ferrate che ho comprato era sulle Dolomiti. Poi, con il tempo, il legame con l\u2019Alto Adige si \u00e8 rafforzato. Reinhold Messner, ad esempio, \u00e8 stato il mio mentore spirituale. Leggevo i suoi libri, andavo alle sue conferenze e sognavo di diventare come lui. Ora siamo amici. Poi c\u2019\u00e8 la mia ex moglie, altoatesina, con cui ho un figlio che vive a Ora. Ogni settimana torno l\u00ec per lui. Un pezzo del mio cuore \u00e8 rimasto tra queste montagne.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci vuole raccontare le esperienze sugli 8.000?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Salire un 8.000 non \u00e8 tecnicamente pi\u00f9 difficile che scalare Cervino o Monte Bianco. La differenza \u00e8 nell\u2019altitudine: sono montange il doppio pi\u00f9 alte. L\u00ec capisci davvero cosa vuol dire avere dei limiti fisici. Il ritmo \u00e8 lento, ogni passo va dosato, devi calcolare bene il tempo, perch\u00e9 tornare indietro \u00e8 spesso la parte pi\u00f9 delicata. \u00c8 un gioco di resistenza, lucidit\u00e0, autocontrollo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei \u00e8 anche pilota di elicotteri. C\u2019\u00e8 un filo che unisce volo e alpinismo?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, c\u2019\u00e8 una profonda affinit\u00e0 mentale. L\u2019elicotterismo, soprattutto quello d\u2019alta quota, richiede la stessa capacit\u00e0 di prendere decisioni sotto pressione, di controllare le emozioni, di leggere l\u2019ambiente. Io mi sono specializzato proprio nei voli di soccorso in quota e l\u2019esperienza in montagna mi aiuta tantissimo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 cambiato l\u2019alpinismo rispetto a quando ha iniziato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tantissimo: dal 1992 al 2025 ho visto trasformarsi il modo di vivere e raccontare la montagna. Gli 8.000 oggi sono diventati meta di turismo organizzato. Molti salgono solo grazie a guide e ossigeno supplementare, senza sapere nulla della storia dell\u2019alpinismo. Il 95% sono clienti, non alpinisti. I veri appassionati oggi sono una piccola minoranza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono stati gli incontri pi\u00f9 importanti per lei?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Reinhold Messner \u00e8 sicuramente la figura pi\u00f9 significativa. Non \u00e8 mai stato un maestro, ma un mentore. Quello vero, per\u00f2, \u00e8 stato Anatoli Boukreev, un alpinista russo eccezionale con cui ho condiviso spedizioni e momenti difficilissimi. \u00c8 morto durante una missione invernale sull\u2019Annapurna. Poi ho conosciuto anche Hans Kammerlander e altri grandi nomi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Con Tamara Lunger ha condiviso momenti forti. Ci pu\u00f2 raccontare?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tamara l\u2019ho conosciuta quando era ancora giovanissima; era allieva della mia ex compagna, che insegnava educazione fisica. Gi\u00e0 allora colpiva per resistenza e forza. Al ballo di maturit\u00e0 mi disse che sognava l\u2019Himalaya. Ho capito subito che aveva stoffa. Le ho fatto da guida, poi ha fatto la sua strada. In una spedizione invernale, camminavamo legati in cordata. A un certo punto, mentre stava finendo la corda, sono precipitato in un crepaccio. Lei non ha avuto nemmeno il tempo di mettersi in posizione, ma ha avuto la prontezza d\u2019afferrare la corda e attutire il colpo. \u00c8 stato un momento drammatico, ma ne siamo usciti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa consiglierebbe a un giovane che vuole diventare alpinista?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Che non servono n\u00e9 sponsor n\u00e9 soldi per cominciare. Serve visione e amore per l\u2019esplorazione. Sulle Dolomiti sono ancora tantissime le pareti non scalate. Non serve inseguire per forza gli 8.000. Prima delle grandi imprese ci sono quelle piccole: e sono fondamentali. L\u2019alpinismo \u00e8 un\u2019arte che si impara con tempo, pazienza e capacit\u00e0 di rinunciare. La montagna non perdona chi vuole bruciare le tappe ad ogni costo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Daniele Bebber<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante la sua lunga carriera ha scalato le vette pi\u00f9 alte del mondo, affrontato condizioni estreme e sfidato i propri limiti. Eppure, nel racconto delle prime escursioni da bambino o del piacere di un tramonto in quota, si percepisce un\u2019emozione genuina, che ne restituisce tutta l\u2019umanit\u00e0. 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