{"id":13775,"date":"2025-08-21T02:25:00","date_gmt":"2025-08-21T01:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13775"},"modified":"2025-08-20T16:09:43","modified_gmt":"2025-08-20T15:09:43","slug":"nomi-plurilingui-segno-dellaccettazione-dellaltro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/08\/21\/nomi-plurilingui-segno-dellaccettazione-dellaltro\/","title":{"rendered":"Nomi plurilingui. Segno dell\u2019accettazione dell\u2019Altro"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il fatto che la toponomastica sia un campo di battaglia, ormai da molti decenni, si pu\u00f2 spiegare in diversi modi. Nazionalismo, etnocentrismo, riserve mentali, malafede, inettitudine, cattiva volont\u00e0 sono alcune parole chiave. E non se ne esce col buon senso, ma con l\u2019accettazione dell\u2019Altro.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019accettazione dell\u2019Altro si succhia in buona parte col latte materno. Se fin da piccolo mi hanno insegnato che l\u2019Altro \u00e8 un intruso, non \u00e8 come noi, sarebbe meglio che non ci fosse, ci vuole fare del male e via di questo passo, anche quando sar\u00f2 svezzato da tempo sar\u00e0 difficile liberarmi del pregiudizio. E se sono un politico, un insegnante, un uomo\/donna di cultura, quel pregiudizio finir\u00e0 col contaminare, in modo pi\u00f9 o meno razionale, le mie scelte, le mie parole, le mie azioni.<\/p>\n\n\n\n<p>A monte della questione toponomastica ci sono una storia complessa (ma poi complicata ad arte da chi ha bisogno di tener vivi i conflitti) e qualche riserva mentale. Non serve guardare i cartelli sui sentieri (molti dei quali sono perfettamente bilingui, segno che l\u00e0 dove si vuole, si pu\u00f2), basta camminare per le vie di alcuni dei nostri paesi per ritrovarsi in una \u201cvia Dorf\u201d (\u201ctraduzione\u201d di Dorfstrasse), in una \u201cvia Unterdorf\u201d o in una \u201cvia Bach\u201d. Dove \u201cBach\u201d non sta per Johann Sebastian, ma per \u201ctorrente\u201d. Capita pure di incamminarsi per Vallesina (in tedesco Versein, frazione di Meltina) percorrendo una \u201cvia Verseiner\u201d (in tedesco Verseinerstrasse). \u00c8 solo uno dei molti possibili esempi che dimostrano, tra l\u2019altro, quanto poco senso abbia la distinzione tra micro e macrotoponimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 anche fare una passeggiata in alcuni quartieri anche centrali del capoluogo altoatesino per rendersi conto che il bilinguismo \u2013 nelle insegne dei negozi, ad esempio \u2013 non \u00e8 per nulla un fatto acquisito. Per intendersi: tutto solo in italiano. E non apriamo qui il capitolo dell\u2019odonomastica di matrice patriottarda antiaustriaca (24 maggio, Piave, Vittoria e cos\u00ec via).<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle situazioni di convivenza le questioni non si risolvono cancellando, ma integrando. Non sottraendo ma aggiungendo. Quanto ai nomi non sono essi il problema, ma chi li usa (come anche la lingua, le scuole, i costumi, la storia) come corpo contundente.<\/p>\n\n\n\n<p>Conoscendo la natura umana e le possibili derive della politica, chi ha firmato e approvato Accordo di Parigi e Statuto di autonomia ha sancito il bi-trilinguismo (anche nella toponomastica) come uno dei criteri di fondo della buona convivenza, segno dell\u2019accettazione dell\u2019Altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Bill Valente<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fatto che la toponomastica sia un campo di battaglia, ormai da molti decenni, si pu\u00f2 spiegare in diversi modi. Nazionalismo, etnocentrismo, riserve mentali, malafede, inettitudine, cattiva volont\u00e0 sono alcune parole chiave. E non se ne esce col buon senso, ma con l\u2019accettazione dell\u2019Altro. L\u2019accettazione dell\u2019Altro si succhia in buona parte col latte materno. 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