{"id":1384,"date":"2020-11-12T09:30:00","date_gmt":"2020-11-12T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1384"},"modified":"2021-02-15T09:32:36","modified_gmt":"2021-02-15T09:32:36","slug":"alla-scoperta-dei-giardini-segreti-di-bolzano-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/11\/12\/alla-scoperta-dei-giardini-segreti-di-bolzano-prima-parte\/","title":{"rendered":"Alla scoperta dei giardini segreti di Bolzano, prima parte"},"content":{"rendered":"\n<p>Bolzano, come tante altre citt\u00e0 europee, a partire dal XVII sec. inizia a circondarsi di giardini per lo pi\u00f9 privati. I frutti di tale trasformazione li iniziamo a notare dalle vedute della citt\u00e0 di Mattheaus Merian (1645). In prossimit\u00e0 di ogni complesso edilizio si cominciano a tracciare giardini ritagliati su forme geometriche ben distinte. Prendono cio\u00e8 a codificarsi quelli che verranno chiamati \u201cgiardini all\u2019italiana\u201d, teorizzati e realizzati da Leon Battista Alberti, Bramante, Raffaello e Giulio Romano. Le masse arboree e gli elementi decorativi creeranno forme geometriche elementari, ambientate in uno spazio articolato secondo una visione prospettico-geometrica di significato essenzialmente architettonico. All\u2019orto coltivato per la pura sussistenza quotidiana si sostituisce ora in citt\u00e0 un luogo dove poter godere di piante esotiche od ornamentali e coltivazioni di fiori, per la pura soddisfazione visiva. A Bolzano tali luoghi erano sempre esistiti, ma erano unicamente relegati all\u2019interno dei chiostri dei conventi o all\u2019interno dei cortili dei castelli, ma con il Seicento, diventano spazio usufruito anche dalla borghesia e dalla nobilt\u00e0 cittadina.<br>Fra quelli pi\u00f9 belli, famosi, nascosti e ornamentali in citt\u00e0, troviamo il giardino di palazzo Toggenburg in via Castel Roncolo. Il blocco principale dell\u2019edificio di origine medievale, che si sviluppa principalmente verso piazza Madonna, cela dietro di se uno dei giardini pi\u00f9 belli di Bolzano. Il palazzo \u00e8 frutto di diverse trasformazioni e diversi passaggi di propriet\u00e0, a partire dal 1602. Nel 1824 l\u2019ingegnere Antonio Argenta di Fonzaso dar\u00e0 quindi al giardino parte della configurazione attuale. In prossimit\u00e0 dei blocchi principali degli edifici egli porr\u00e0 due grandi aiuole di netta forma geometrica, una quadrata e una rettangolare, suddivise entrambe da quattro elementi parcellizzati da incroci geometrici intersecanti. Grandi cespugli e aiuole ne fanno una sorta di labirinto con al centro un perno visivo arboreo. Nel 1856 il conte Ludwig von Sarenthein, che in quel giardino tenne la prima mostra dei fiori di Bolzano, vi apport\u00f2 altre trasformazioni. Vi piant\u00f2: cedri oggi ultracentenari, ginko biloba, faggi, macchie di bamb\u00f9 e camelie. Al Settecento appartengono, immersi nel verde, i busti delle Quattro Stagioni, opere in arenaria di indiscussa qualit\u00e0 artistica. All\u2019Ottocento risale invece la statua di Venere accompagnata da Paride. Durante la stagione primaverile, ma anche autunnale, il giardino si riempie di una variet\u00e0 cromatica di colori e di profumi, in grado di lasciare tuttora meravigliati tutti i fugaci astanti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In foto principale: Un scorcio del giardino di Palazzo Toggenburg<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Flavio Schimenti<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bolzano, come tante altre citt\u00e0 europee, a partire dal XVII sec. inizia a circondarsi di giardini per lo pi\u00f9 privati. I frutti di tale trasformazione li iniziamo a notare dalle vedute della citt\u00e0 di Mattheaus Merian (1645). In prossimit\u00e0 di ogni complesso edilizio si cominciano a tracciare giardini ritagliati su forme geometriche ben distinte. 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