{"id":13862,"date":"2025-09-04T02:05:00","date_gmt":"2025-09-04T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13862"},"modified":"2025-09-03T09:48:14","modified_gmt":"2025-09-03T08:48:14","slug":"il-mosaico-sonoro-dei-color-colectif","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/09\/04\/il-mosaico-sonoro-dei-color-colectif\/","title":{"rendered":"Il mosaico sonoro dei Color Colectif"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cMa come? I Color Colectif?\u201d, diranno quelli tra voi che seguono con pi\u00f9 assiduit\u00e0 le vicende musicali bolzanine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, s\u00ec, proprio i Color Colectif, una delle meteore pi\u00f9 convincenti del nostro panorama, un collettivo pi\u00f9 che una band, come suggerisce il nome, un gruppo di amici accomunati da un affiatamento musicale e da una passione davvero unica. Sicuramente un punto di riferimento per la musica del decennio scorso, autori di un CD che \u00e8 una piccola pietra miliare in cui le voci e gli strumenti si sposavano magicamente. Tra i componenti c\u2019erano ben quattro ragazzi che suonavano anche negli Shanti Powa, proponendo qui un genere musicale totalmente differente. Quando Ariel Trettel e Peter Burchia hanno abbandonato entrambe le formazioni, i superstiti si sono posti la domanda se fosse il caso di continuare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEra una domanda non scontata \u2013 ci racconta Thomas Maniacco, una delle voci del gruppo, trombettista e chitarrista \u2013 e bisognava porsela. La risposta \u00e8 arrivata subito, Markus Cappello, Silvia Turetta, Riccardo Vantini, il batterista Florian Gamper ed io non abbiamo avuto molti dubbi, eravamo d\u2019accordo per dare un seguito alla nostra storia, stavamo gi\u00e0 componendo del materiale e ci pareva molto buono. Delle tre voci principali eravamo rimasti Silvia ed io, mentre Florian che a sua volta aveva lasciato gli Shanti per fare il fonico, con noi \u00e8 rimasto in entrambe le vesti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019unica ad aver avuto qualche perplessit\u00e0 \u2013 aggiunge Markus Cappello, che nella formazione suona il sax e canta da basso e da rapper \u2013, \u00e8 stata Silvia, non perch\u00e9 non volesse continuare, ma&nbsp; perch\u00e9 considerata la natura collettivista delle origini, la mancanza di due musicisti che erano anche due amici, secondo lei poteva farsi sentire\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso il secondo capitolo dei Color Colectif era dunque pronto per essere scritto, serviva solo trovare un bassista e cominciare a lavorare sul nuovo materiale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa voglia di fare era tale \u2013 prosegue Thomas \u2013, che ci siamo rivolti a Mirko Giocondo per chiedergli se fosse disponibile a diventare il nostro bassista, lui si \u00e8 fatto subito coinvolgere, da quell\u2019entusiasta musicale che \u00e8, sempre pronto a farsi stimolare da nuove esperienze sonore. E poi lui \u00e8 anche un compositore e quindi un valore aggiunto quando c\u2019\u00e8 da arrangiare o dare un\u2019idea nelle prove. Il disco \u00e8 stato registrato quasi tutto stando insieme in studio. Solo per le voci e i fiati abbiamo effettuato delle sovraincisioni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo poi c\u2019\u00e8 stato il Covid, Silvia Turetta ha realizzato i suoi dischi come solista (con l\u2019aiuto di Thomas e Florian come produttori), e si \u00e8 poi trasferita a Trieste, ma i sei brani che i&nbsp; Color Colectif avevano registrato sono rimasti nel cassetto fino allo scorso 4 agosto, quando finalmente sono usciti con tutti i sacri crismi e sono ora disponibili sulle varie piattaforme musicali, in tutta la loro bellezza, in tutta la variopinta armonia musicale con cui il gruppo li aveva registrati. Questo a partire dalla lunga Ocean, un autentico viaggio musicale che esprime tutta la filosofia musicale e di vita, che sta alla base del Color Colectif-pensiero (esemplare la ripresa di una frase storica che titolava il brano pi\u00f9 celebre del musical Hair: Let the sunshine in). Armonie vocali di disarmante bellezza, gli inserimenti calibrati dei fiati, il suono rotondo del basso, le parti rappate. Non c\u2019\u00e8 un segno di cedimento in tutto l\u2019EP. Possiamo dire che \u00e8 una fortuna che tutto questo non sia rimasto a prendere polvere nei cassetti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono passati cinque anni da quando le abbiamo registrate \u2013 \u00e8 sempre Maniacco a parlare \u2013, Riascoltandole un giorno che ero in studio da solo mi sono detto: caspita ma \u00e8 troppo bello, non si pu\u00f2 lasciarlo l\u00ec! Cos\u00ec ho contattato gli altri per proporre di pubblicarlo e abbiamo incaricato J\u00fcrgen Winkler di occuparsi del master\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSicuramente \u2013 conclude Markus \u2013 \u00e8 stata vincente anche la scelta di non intervenire troppo sulle canzoni. Ci sono stati dei momenti in questi cinque anni in cui avevamo anche preso in considerazione l\u2019ipotesi di aggiungere una viola, un violino, strumenti che si integrano bene con la natura folk-rock del gruppo. Poi queste idee sono state accantonate, abbiamo lavorato molto sulle voci, io cantavo poco nel primo disco e Riccardo proprio non cantava. Qui cantiamo tutti e Thomas ha aggiunto diversi interventi vocali che fanno sembrare l\u2019amalgama vocale uno strumento a s\u00e9 stante\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMa come? 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