{"id":13953,"date":"2025-09-18T02:25:00","date_gmt":"2025-09-18T01:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=13953"},"modified":"2025-09-17T16:09:18","modified_gmt":"2025-09-17T15:09:18","slug":"cosi-e-se-vi-pare-il-passo-piu-lungo-della-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/09\/18\/cosi-e-se-vi-pare-il-passo-piu-lungo-della-verita\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare). Il passo pi\u00f9 lungo della verit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Alcuni anni fa, quando gli organismi diocesani discussero dell\u2019opportunit\u00e0 di avviare una (costosa) indagine sugli abusi sessuali avvenuti in diocesi, alcuni sostenevano la necessit\u00e0 di riesumare i casi del passato, altri sottolineavano l\u2019importanza di investire soprattutto sulla prevenzione, guardando al presente e al futuro.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 scelto, tempo dopo, di cominciare occupandosi del passato. Questo comporta dei rischi, quando mancano gli strumenti per un\u2019indagine storica di spessore e quando ci si occupa di storia con la foga del giustiziere (cha ha sempre il passo pi\u00f9 lungo della verit\u00e0), anzich\u00e9 con la saggezza dello storico. Per un\u2019indagine sul passato non basta rovesciare i cassetti, sfogliare fascicoli e giustapporre ritagli di giornale. Per ricostruire la verit\u00e0 storica si parte da tutti i documenti disponibili, si raccolgono le testimonianze, si vanno a cercare (tutti) i pezzi mancanti, si incrociano le fonti. Senza queste cose nessuno storico responsabile esprime un giudizio sui tempi e sulle persone. E nessuno storico giudica n\u00e9 condanna il passato con le categorie del presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 detto che fare luce su vecchie storie serve per capire quali sono le dinamiche che non hanno impedito il verificarsi degli abusi e che solo partendo da ci\u00f2 si pu\u00f2 poi impostare un valido sistema di prevenzione. Tuttavia, in particolare nella Chiesa, le dinamiche di trenta o cinquant\u2019anni fa non sono affatto le stesse di oggi. Il mondo, anche quello delle parrocchie, \u00e8 radicalmente cambiato. Aver messo alla gogna vescovi e sacerdoti ormai morti (e impossibilitati a difendersi) \u2013 oppure preti come don Giorgio Carli (ho gi\u00e0 spiegato altrove perch\u00e9 lo ritengo innocente), agnello spacciato per lupo da lupi travestiti da agnello \u2013 ha condotto a un clima tossico di paura e sfiducia, anzich\u00e9 a quella fiducia e a quel coraggio della verit\u00e0 che richiede un\u2019efficace azione di prevenzione delle violenze (presenti nella Chiesa come in tutta la societ\u00e0). Le \u201cverit\u00e0\u201d che si agitano nel vortice dei social media sono quelle di un pirandelliano \u201ccos\u00ec \u00e8 (se vi pare)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ognuno oggi (con qualche eccezione) si riempie la bocca dei peccati (altrui), ma forse il vero peccato \u00e8 quello di appiattire la storia su un presente a una dimensione e di costringere le vicende personali negli schemi di un diritto senza diritti, zigzagando tra accuse e pregiudizi, esibendo un\u2019insolita intransigenza che sa tanto di accanimento, in balia di un\u2019opinione pubblica manipolata e viziata da trent\u2019anni di populismi e di pensiero breve.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong>Autore: Paolo Bill Valente<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni anni fa, quando gli organismi diocesani discussero dell\u2019opportunit\u00e0 di avviare una (costosa) indagine sugli abusi sessuali avvenuti in diocesi, alcuni sostenevano la necessit\u00e0 di riesumare i casi del passato, altri sottolineavano l\u2019importanza di investire soprattutto sulla prevenzione, guardando al presente e al futuro. 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