{"id":14052,"date":"2025-10-02T02:00:00","date_gmt":"2025-10-02T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14052"},"modified":"2025-10-01T15:29:07","modified_gmt":"2025-10-01T14:29:07","slug":"le-misteriose-buche-di-ghiaccio-di-ganda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/10\/02\/le-misteriose-buche-di-ghiaccio-di-ganda\/","title":{"rendered":"Le misteriose buche di ghiaccio di Ganda"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ai piedi della Mendola, tra Appiano e Caldaro, si estende il Monte Ganda, un rilievo apparentemente comune, ma che custodisce fenomeni naturali e racconti popolari che lo hanno reso un luogo fuori dall\u2019ordinario. I grandi blocchi di roccia sparsi lungo i pendii, i boschi fitti e le fenditure nel terreno testimoniano un passato segnato da frane imponenti e mutamenti geologici che hanno modellato il paesaggio odierno.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Siamo a due passi dalla citt\u00e0 e dalla strada verso il passo ma nei boschi immersi in un silenzio irreale si percepisce un clima particolare che favorisce incredibilmente la crescita di rododendri e rose alpine. Durante l\u2019estate, quando la pianura circostante \u00e8 segnata dal caldo, le temperature scendono di molti gradi, creando un ambiente freddo e umido, simile a quello che si incontra in alta montagna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rilevazioni scientifiche hanno registrato differenze termiche fino a 15\u201317 gradi rispetto all\u2019esterno: un fenomeno di inversione climatica che permette la sopravvivenza di queste piante solitamente legate a quote subalpine. Alcune specie vegetali rare, considerate \u201crelitti glaciali\u201d, trovano qui rifugio: sono organismi che hanno resistito sin dall\u2019ultima glaciazione, offrendo una finestra preziosa sulla storia naturale delle Alpi.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto all\u2019aspetto scientifico, sopravvivono narrazioni tramandate per secoli. A pochi passi da Pianizza di Sopra\/Oberplanitzing si intravedono ancora i resti della chiesetta di San Giorgio, che la tradizione collega a un\u2019antica citt\u00e0 scomparsa. Le cronache popolari raccontano di una comunit\u00e0 fiorente, arricchita dal commercio, ma segnata dall\u2019arroganza e dall\u2019indifferenza verso i precetti religiosi. La rovina arriv\u00f2 in un giorno di carnevale, quando gli abitanti, accecati dall\u2019eccesso, si macchiarono di un atto crudele: scuoiarono un bue ancora vivo, cospargendolo di sale. Le grida dell\u2019animale avrebbero attirato la punizione divina. Un temporale improvviso, piogge torrenziali e lo scoscendimento delle rocce del Monte Ganda\/Gandberg avrebbero sepolto la citt\u00e0 sotto una colata di pietre. Le grandi masse rocciose che oggi emergono dal terreno sono interpretate come i resti di quella catastrofe.<\/p>\n\n\n\n<p>Leggende di citt\u00e0 sepolte come quella del Ganda non sono rare: molte comunit\u00e0 alpine narrano di paesi inghiottiti dalla terra (per esempio Nisselburg a Laives) o cancellati da disastri improvvisi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pur non trattandosi di citt\u00e0 vere e proprie nel senso moderno, queste storie sembrano custodire un ricordo remoto di antichissimi insediamenti preistorici o protostorici. Villaggi distrutti da frane o abbandonati per cause naturali avrebbero lasciato un segno nella memoria collettiva, trasformandosi con il tempo in racconti moralizzanti, nei quali la rovina appare come punizione divina. Cos\u00ec, la leggenda trasmette un frammento di storia arcaica, rivestito di simboli e ammonimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro racconto lega la memoria del luogo al vino. Si dice che, secoli dopo, un giovane pastore della Val di Non, curando le capre tra le frane del Ganda, scopr\u00ec un passaggio sotterraneo che conduceva alla cantina intatta di una delle case della citt\u00e0 sepolta. L\u00e0 resisteva ancora una grande botte di vino, che egli inizi\u00f2 a condividere con il contadino presso cui lavorava. Secondo la leggenda, da quella scoperta trarrebbe origine la qualit\u00e0 rinomata del vino locale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Monte Ganda, cos\u00ec, si presenta come uno spazio dove natura e memoria si intrecciano: da un lato un laboratorio naturale che conserva specie antiche e fenomeni climatici eccezionali; dall\u2019altro un deposito di miti e ammonimenti, nati forse per spiegare le frane e i fenomeni atmosferici, e trasformatisi in racconti identitari tramandati di generazione in generazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ai piedi della Mendola, tra Appiano e Caldaro, si estende il Monte Ganda, un rilievo apparentemente comune, ma che custodisce fenomeni naturali e racconti popolari che lo hanno reso un luogo fuori dall\u2019ordinario. 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