{"id":14114,"date":"2025-10-16T02:05:00","date_gmt":"2025-10-16T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14114"},"modified":"2025-10-15T11:42:54","modified_gmt":"2025-10-15T10:42:54","slug":"poor-boy-il-nuovo-album-di-hubert-dorigatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/10\/16\/poor-boy-il-nuovo-album-di-hubert-dorigatti\/","title":{"rendered":"Poor Boy, il nuovo album di Hubert Dorigatti"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Quarto disco in cinque anni per Hubert Dorigatti. Non \u00e8 da tutti, soprattutto se si riesce a non ripetersi. Dorigatti \u00e8 riuscito a realizzare dei dischi quasi a tema, lavorando sulla ricerca dei suoni, su diversi modi di interpretare una musica dalle sfumature multicolori. E lo ha fatto con cognizione di causa, dimostrando di conoscere profondamente ci\u00f2 che suona, di averlo studiato con attenzione, di essersene appropriato e di avere accettato anche che il blues si appropriasse di lui, della sua chitarra, della sua voce. Gi\u00e0, perch\u00e9 chi considera Dorigatti solamente un ottimo chitarrista, sbaglia: la sua voce \u00e8 credibile, parecchio, nelle vesti di interprete blues. Poor Boy, per l\u2019etichetta lombarda Appaloosa, responsabile anche delle tre uscite precedenti, \u00e8 il titolo del nuovo prodotto, uscito in concomitanza col cinquantesimo compleanno del suo autore (auguri!).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuesto disco \u2013 racconta entusiasta Dorigatti \u2013 \u00e8 nato con l\u2019intenzione di andare un po\u2019 in una direzione differente. Ho cercato di tornare alle radici, l\u2019ultimo, quello registrato a Nashville aveva un approccio pi\u00f9 rock, il tributo a Blind Boy Fuller era un omaggio ad un artista del passato e Stop era blues elettrico a tutto tondo. Qui invece ci sono un po\u2019 tutte le influenze ma ho lavorato sui suoni, in particolare ho trovato un batterista, Alex H\u00f6ffken che usa una batteria molto vecchia, coi tamburi in pelle che suonano differentemente dalle batterie di oggi. E poi c\u2019\u00e8 il tema conduttore, che \u00e8 il fatto di aver registrato con diversi armonicisti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sette armonicisti differenti che hanno dato un solido contributo al lavoro, tanto che in copertina, il disco \u00e8 accreditato a Hubert Dorigatti feat. the Blues Harp Masters. Nove brani in tutto, sette blues firmati da Dorigatti, una cover ed un bonus track, autografo, cantato in ladino dalla compagna del musicista, Laura Willeit, che grazie ad un bell\u2019arrangiamento con la chitarra slide, trova una collocazione ideale alla fine del disco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCianore \u2013 spiega l\u2019autore \u2013 \u00e8 il nome della localit\u00e0 in cui viviamo, Laura ed io abbiamo voluto celebrare il nido della nostra famiglia con una canzone e mi \u00e8 parsa una buona idea recuperare il brano, che era stato un singolo a s\u00e9 stante, per chiudere il nuovo album. Quanto alla cover, \u00e8 The Ocean dei Led Zeppelin. Una canzone che mi \u00e8 sempre piaciuta, ma mi era chiaro che non avendo la voce di Robert Plant dovevo andare in un\u2019altra direzione per interpretarla, credo di essere riuscito a fare un buon lavoro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il brano in oggetto \u00e8 in effetti molto riuscito, c\u2019\u00e8 ospite l\u2019armonicista polacco Greg Zlap, la stessa voce di Dorigatti sfodera sfumature notevoli e il sound del pianoforte \u00e8 molto originale. Altra canzone memorabile \u00e8 Mountain Blues, che potremmo definire un po\u2019 il manifesto musicale dell\u2019autore, un omaggio al suo genere musicale e alle montagne pusteresi su cui abita, registrato praticamente in casa, utilizzando come percussione tutto ci\u00f2 che capitava in mano nella stalla di casa. Qui, a suonare l\u2019armonica c\u2019\u00e8 il prodigioso Fabrizio Poggi, musicista pi\u00f9 volte candidato ai Grammy Award, in lizza \u2013 \u00e8 notizia di pochi giorni fa \u2013 anche per l\u2019edizione 2026. Ma l\u2019ospite pi\u00f9 titolato di Poor Boy, \u00e8 Charlie Musselwhite, un autentico pezzo di storia del blues, che presta oltre alla sua celebre armonica, anche la propria voce, accompagnando l\u2019autore nella seconda strofa del brano che intitola il disco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCon Fabrizio \u2013 ci spiega Hubert \u2013 collaboro da diverso tempo, suoniamo frequentemente insieme anche dal vivo. \u00c8 lui che mi ha messo in contatto con Musselwhite, ed \u00e8 stata subito una cosa spontanea, tanto che oltre a suonare, ha anche cantato nel brano; Jason Ricci \u00e8 un musicista di New Orleans, che ho conosciuto durante una trasferta americana, Roly Platt \u00e8 invece canadese, ed ha un curriculum invidiabile. Mi ha aiutato molto anche Christian Deimbacher, un mio amico armonicista austriaco, davvero importante per il disco, \u00e8 tramite lui che ho trovato Roly Platt. Fondamentale, come tutti i musicisti presenti, tra cui cito il tastierista Michele Bonivento.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Unico appunto che possiamo fare al disco, \u00e8 l\u2019assenza di armonicisti di casa nostra (pensiamo a Werner Braito e Loris Anesi ad esempio), ma Dorigatti assicura che il disco potrebbe avere un seguito e vi potrebbero trovare posto anche loro. Intanto si attende il concerto bolzanino per il lancio del disco, al Pippo Stage, il 27 novembre prossimo. Save the date, come dicono gli americani!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quarto disco in cinque anni per Hubert Dorigatti. Non \u00e8 da tutti, soprattutto se si riesce a non ripetersi. Dorigatti \u00e8 riuscito a realizzare dei dischi quasi a tema, lavorando sulla ricerca dei suoni, su diversi modi di interpretare una musica dalle sfumature multicolori. 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