{"id":14163,"date":"2025-10-30T02:28:00","date_gmt":"2025-10-30T01:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14163"},"modified":"2025-10-30T08:41:00","modified_gmt":"2025-10-30T07:41:00","slug":"don-gioele-il-ritorno-a-casa-ma-da-straniero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/10\/30\/don-gioele-il-ritorno-a-casa-ma-da-straniero\/","title":{"rendered":"Don Gioele, il ritorno a casa (ma da straniero)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il telefono di don Gioele Salvaterra squilla almeno tre volte mentre parliamo. Segno che, anche se da poco arrivato, la sua agenda \u00e8 gi\u00e0 piena. Ma oggi non siamo pi\u00f9 nella sua canonica di Merano. Siamo a Bolzano, accanto al Duomo, nella sua nuova casa, dove ci sediamo a chiacchierare \u201ccome ai vecchi tempi\u201d. Ci conosciamo da quando era giovane diacono, e ci diamo del tu.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Don Gioele Salvaterra \u00e8 tornato a casa, almeno sulla carta. Bolzanino di nascita, figlio di maestri (nel senso pi\u00f9 pieno del termine), oggi \u00e8 parroco \u201cin solidum\u201d della parrocchia del Duomo di Bolzano, parroco anche di San Giuseppe ai Piani e responsabile per la pastorale italiana di Rencio. Ma il ritorno non \u00e8 stato una semplice rimpatriata: \u201cIn realt\u00e0 non mi sono mai sentito un bolzanino doc &#8211; confessa con quel suo modo un po\u2019 schivo, un po\u2019 ironico &#8211; Non conoscevo la citt\u00e0 nemmeno prima. Adesso \u00e8 tutto nuovo. \u00c8 come se fossi arrivato in un\u2019altra terra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono le prime cose che hai notato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono cambiate tante cose. Mi accorgo che tutto \u00e8 diverso\u2026 anche perch\u00e9 lo guardo con occhi nuovi. Diciamo che prendo un po\u2019 da ogni luogo dove sono stato: sono un po\u2019 bolzanino, un po\u2019 meranese, un po\u2019 \u201cbersabeo\u201d, si pu\u00f2 dire cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Figlio di maestri: quanto ha inciso questo sul tuo modo di essere prete?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tanto. Mio padre era maestro e anche \u201cpadre\u201d nel senso pieno del termine, e quando Ges\u00f9 dice \u201cnon chiamate nessuno maestro o padre sulla Terra\u201d, io mi sono trovato in crisi&#8230; Non sapevo come rivolgermi a lui! Ma, battute a parte, credo di aver ereditato due cose: una particolare attenzione ai giovani, ai bambini, ai ragazzi, e l\u2019idea che nessun contenuto sia troppo difficile. Bisogna solo saperlo dire bene, senza infantilizzare, ma nemmeno complicare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ora sei parroco \u201cin solidum\u201d del Duomo di Bolzano. Cosa significa esattamente?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un\u2019espressione giuridica che indica la presenza di due (o pi\u00f9) parroci per una stessa parrocchia. Da noi succede quando si tratta di comunit\u00e0 bilingui: in pratica ogni gruppo linguistico ha il proprio riferimento, ma si lavora insieme.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E non solo Duomo\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Esatto, oltre a Santa Maria Assunta (Duomo), sono anche parroco della parrocchia di San Giuseppe ai Piani e responsabile per la pastorale italiana a Rencio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dopo quattordici anni a Merano e<\/strong> <strong>cinque a Beersheva, in Terra Santa,<\/strong> <strong>cosa ti porti dietro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il senso della periferia. Sia Beersheva che Merano, anche se in modo diverso, sono luoghi che si percepiscono ai margini. E da l\u00ec lo sguardo cambia. Porti al centro quelli che sono ai bordi. Credo sia una delle eredit\u00e0 pi\u00f9 forti di quelle esperienze.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E alcune esperienze concrete che vorresti portare qui?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La pastorale cittadina, l\u2019esperienza dell\u2019emporio solidale Tenda di Abramo, il team ecumenico\u2026 A Merano abbiamo costruito molto, anche grazie a un forte lavoro di squadra. Qui sar\u00e0 diverso, \u00e8 un contesto che sto ancora conoscendo, ma quegli ingredienti, relazioni, ascolto, apertura, sono importanti ovunque. Bisogner\u00e0 capire come adattarli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come si costruisce una pastorale<\/strong> <strong>che tenga insieme italiano, tedesco e le tante lingue delle nuove cittadinanze?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si parte dall\u2019ascolto. Serve un orecchio (e un cuore) attento. Bisogna saper vedere le realt\u00e0 pi\u00f9 piccole, quelle che non fanno rumore. E trovare ci\u00f2 che unisce, senza nascondere ci\u00f2 che divide, ma avendo rispetto per entrambe le cose. Non \u00e8 facile, ma \u00e8 l\u00ec che si cresce insieme.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A due mesi dal tuo insediamento<\/strong>, <strong>che sfide vedi in questo territorio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le sfide non mancano: la diminuzione delle persone attive, la fatica nella pastorale giovanile, il dialogo ecumenico e interreligioso\u2026 ma anche un enorme potenziale, se si ha il coraggio di ripensare alcune cose.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Parliamo di ecumenismo: oggi dove vedi i passi pi\u00f9 concreti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A livello locale, senza troppi convegni. Nella cura condivisa dei poveri, nella custodia del creato, nella preghiera comune. La vera sfida \u00e8 avere uno stile comune di pastorale, partendo da queste priorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>(L\u2019ecumenismo \u00e8 il movimento volto a promuovere l\u2019unit\u00e0 tra i cristiani appartenenti a Chiese e comunit\u00e0 ecclesiali diverse, attraverso il dialogo, la preghiera e la collaborazione concreta, ndr).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fonderesti un team ecumenico diocesano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, sarebbe bello. L\u2019esperienza fatta a Merano \u00e8 stata molto significativa. Credo possa funzionare anche a livello provinciale, se ci si mette in ascolto e si lavora insieme su ci\u00f2 che davvero conta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I giovani cercano spiritualit\u00e0 ma faticano con le istituzioni. Tu come leggi questa distanza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il punto non \u00e8 \u201criempire le chiese\u201d di giovani, ma avere un rapporto autentico con loro. Ascoltarli davvero, senza volerli subito \u201cincasellare\u201d. Se si sentono accolti, ascoltati, rispettati, \u00e8 gi\u00e0 un passo enorme.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il ruolo dei laici nella Chiesa: c\u2019\u00e8 una corresponsabilit\u00e0 vera o \u00e8 solo<\/strong> <strong>di facciata?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Che sia corresponsabilit\u00e0 vera me lo auguro con tutto il cuore. Ma serve attenzione a non cadere nella clericalizzazione dei laici, come ha detto anche Papa Francesco. I laici hanno un ruolo centrale e fondamentale: devono essere valorizzati per ci\u00f2 che sono, non trasformati in \u201cbrutte copie\u201d dei preti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel 2025 ha ancora senso parlare<\/strong> <strong>di \u201cvocazioni\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, se capiamo che vocazione non vuol dire solo prete o suora. \u00c8 ogni vita vissuta come risposta al bene, al servizio, alla volont\u00e0 di Dio dentro la realt\u00e0. \u00c8 fare bene ci\u00f2 che ci \u00e8 dato da fare. \u00c8 porsi al servizio dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In questo momento, qual \u00e8 il passo evangelico<\/strong> <strong>che ti \u201crisuona\u201d di pi\u00f9?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quello della lavanda dei piedi. Dio che si fa ultimo. \u00c8 l\u00ec che ci si incontra. E che si capisce cosa significa davvero servire. Poi che ci si riesca, \u00e8 un altro discorso\u2026 ma il senso sta tutto l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Marco Valente<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il telefono di don Gioele Salvaterra squilla almeno tre volte mentre parliamo. Segno che, anche se da poco arrivato, la sua agenda \u00e8 gi\u00e0 piena. Ma oggi non siamo pi\u00f9 nella sua canonica di Merano. Siamo a Bolzano, accanto al Duomo, nella sua nuova casa, dove ci sediamo a chiacchierare \u201ccome ai vecchi tempi\u201d. 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