{"id":14313,"date":"2025-11-27T02:05:00","date_gmt":"2025-11-27T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14313"},"modified":"2025-11-26T09:51:34","modified_gmt":"2025-11-26T08:51:34","slug":"marco-perrone-quando-la-musica-e-un-affare-di-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/11\/27\/marco-perrone-quando-la-musica-e-un-affare-di-famiglia\/","title":{"rendered":"Marco Perrone: quando la musica \u00e8 un affare di famiglia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Per chi bazzica, o ha bazzicato, la scena musicale bolzanina, quello di Marco Perrone \u00e8 un nome che difficilmente risulter\u00e0 sconosciuto, soprattutto a chi ha vissuto anni creativi e propositivi come quelli di fine Settanta, tutto il decennio degli Ottanta e quello dei Novanta.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Marco Perrone era un ragazzino quando insieme all\u2019ancor pi\u00f9 giovane Nando Nuresi si \u00e8 ritrovato nella Stanza, una delle formazioni faro di quegli anni, al fianco di ragazzi pi\u00f9 grandi intenti a creare un suono originale, riuscendoci. Da allora i gruppi si sono succeduti, Perrone \u00e8 stato sempre un punto di riferimento sia all\u2019interno di band con un suono autonomo e personale, sia in cover band come Westbound che al fianco di cantautori quali Davide Marciano: non solo, si \u00e8 sempre distinto per la ricerca sonora e per aver creato un vero e proprio stile nell\u2019ambito soprattutto di quello che un tempo veniva chiamato jazz-rock o prog ma che ora sconfina anche altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci stupisce quindi vederlo tornare proprio in questi giorni con un disco fisico, digitale, accreditato ad un Marco Perrone Project, registrato con turnisti pescati in rete e con qualche artista e amico locale, intitolato No Distance e nato dopo una gestazione particolarmente lunga.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSicuramente \u2013 ci racconta \u2013 all\u2019origine di tutto il lavoro c\u2019\u00e8 un viaggio fatto ormai quasi vent\u2019anni fa. Un viaggio reale, tangibile che poi si \u00e8 sviluppato ed \u00e8 continuato come viaggio interiore. Nel 2007, stavo attraversando un periodo un po\u2019 tormentato, mi sentivo inadeguato, fuori luogo, ed ho sentito la necessit\u00e0 di stare con me stesso. Una possibilit\u00e0 era affidarmi ad uno psicologo, come alternativa ho deciso di partire, da solo, per un posto che non conoscevo, di cui non conoscevo nemmeno la lingua. Cos\u00ec mi sono ritrovato a New York, girandola in lungo e in largo, potendo confrontarmi solo con me stesso. \u00c8 stato un viaggio importante, era anche la prima volta che salivo su un aeroplano; al ritorno raccontando questa esperienza a mia moglie sono uscite le prime idee per i contenuti dei brani che ora compongono il disco\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A conferire al disco l\u2019atmosfera familiare, oltre alla presenza di Daniela, moglie di Perrone, che si \u00e8 occupata delle liriche, dei cori e molto altro, c\u2019\u00e8 anche la presenza in alcuni brani della preziosa e inconfondibile chitarra di Nando Nuresi, suo compare di pentagramma sin dall\u2019adolescenza e poi via, via anche in gruppi chiamati Cela Aguai, Logo, DNA. Familiare, si \u00e8 detto, ma non per questo poco professionale: Perrone mette in mostra tra le quindici tracce il suo gusto musicale, rimasto inalterato per tutti questi anni, maturato magari, ma intatto. Fusion, funk e prog colto si mescolano ricreando alla perfezione le suggestioni newyorchesi che stanno alla base del disco, il basso del titolare fa da filo conduttore, per le tastiere e gli arrangiamenti (orditi partendo dai suoi demo casalinghi che non smette mai di registrare ogni qualvolta le idee cominciano a piovergli addosso) si \u00e8 avvalso dell\u2019aiuto del musicista siciliano Gabriele Agosta, conosciuto via internet nel periodo del covid, come buona parte degli altri qui coinvolti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPensa \u2013 prosegue \u2013, che persino Evi Mair l\u2019ho contattata tramite una piattaforma online in cui \u00e8 possibile trovare musicisti e cantanti disponibili per progetti del genere. Non la conoscevo e solo dopo ho scoperto che viviamo nello stesso posto! Qualcuno ha collaborato dall\u2019Argentina, qualcuno dagli Stati Uniti, soprattutto tutti sono bravissimi. In particolare per\u00f2 vorrei citare la mia amica Libby Byers, pittrice americana, bolzanina d\u2019adozione. Purtroppo ci ha lasciati qualche anno fa, ma sono orgoglioso di essere riuscito a farle recitare il testo del brano Wandering in The Night, uno dei pi\u00f9 suggestivi del disco, in cui si racconta di una lunga passeggiata notturna attraverso i meandri di Manhattan.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra voce bolzanina presente del disco \u00e8 quella di Francisco Belmondo Bridi, anche lui uno di famiglia per Perrone, pi\u00f9 noto per i suoi trascorsi come armonicista blues e country: nel brano You Call Me Love, sfodera una voce insospettabile che calza a pennello per la musica, una voce intrisa di sfumature davvero inattese e profonde. Il viaggio di Perrone si alterna tra brani cantati e strumentali, snodandosi con gusto ed eleganza. Sotto il nome di Marco Perrone Project qualche traccia \u00e8 rinvenibile su youtube, qualche altra su Spotify, ma il disco intero in forma fisica a Bolzano \u00e8 disponibile tra gli scaffali di Musik Import e a Trento tra quelli della Viaggeria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per chi bazzica, o ha bazzicato, la scena musicale bolzanina, quello di Marco Perrone \u00e8 un nome che difficilmente risulter\u00e0 sconosciuto, soprattutto a chi ha vissuto anni creativi e propositivi come quelli di fine Settanta, tutto il decennio degli Ottanta e quello dei Novanta. 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