{"id":14385,"date":"2025-12-11T02:30:00","date_gmt":"2025-12-11T01:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14385"},"modified":"2025-12-10T17:53:17","modified_gmt":"2025-12-10T16:53:17","slug":"se-dico-no-cosa-mi-perdo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2025\/12\/11\/se-dico-no-cosa-mi-perdo\/","title":{"rendered":"\u201cSe dico no, cosa mi perdo?\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Vi \u00e8 mai capitato di avere paura di esservi persi qualcosa? Un treno che non passa pi\u00f9. Un\u2019occasione che (forse) vi avrebbe potuto cambiare la vita. O, pi\u00f9 banalmente, quella festa a cui non siete andati e\u2026 chiss\u00e0 cosa pensano gli altri ora di voi? Ecco: quando questa sensazione diventa un bisogno costante, ha un nome preciso. Si chiama paura di perdersi qualcosa, in inglese \u201cfear of missing out\u201d, cio\u00e8 FOMO.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\/\/ Di Marco Valente<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un tema affascinante quanto attuale e, prima di parlarne con chi ne sa pi\u00f9 di me, mi sono fatto una domanda che mi faccio spesso quando maneggio certi temi: cosa dicono i dati?<\/p>\n\n\n\n<p>Le ricerche internazionali raccontano che circa il 70% degli adulti dice di aver provato almeno una volta FOMO, cio\u00e8 la sensazione di essere \u201crimasti fuori\u201d da qualcosa che gli altri stanno vivendo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Studi pi\u00f9 recenti su adolescenti e giovani adulti raccontano che met\u00e0 dei ragazzi vorrebbe disconnettersi dai social\u2026 ma non ci riesce proprio per paura di perdersi qualcosa, mentre circa un terzo si sente sotto pressione per dover restare aggiornato su tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Vari studi collegano la FOMO all\u2019uso problematico dei social, dipendenza da smartphone e minore soddisfazione per la propria vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli adolescenti, poi, la FOMO sembra aumentare la vulnerabilit\u00e0 online: pi\u00f9 paura di restare fuori significa spesso pi\u00f9 fatica a proteggersi, a dire dei no, a tenere dei confini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ok, i numeri ci sono. Ma come si sente davvero la FOMO nella vita di tutti i giorni? Per capirlo meglio, ho chiesto a Michael Reiner, psicologo, psicoterapeuta e coordinatore del servizio di consulenza per giovani Young+Direct, e ad Anna Cerrato, fotografa e operatrice culturale che lavora a Spazio, progetto di BeYoung in via Torino a Bolzano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dottor Reiner, se dovesse spiegare la FOMO a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare, da dove partirebbe?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Partirei proprio dal significato del termine. FOMO: fear of missing out, ovvero paura di perdersi qualcosa. Ma non \u00e8 solo \u201cmi dispiace non esserci\u201d, \u00e8 un\u2019illusione pi\u00f9 profonda: l\u2019idea di perdersi \u201cqualcosa che potrebbe essere meglio\u201d. FOMO dunque \u00e8 non accettare che non c\u2019\u00e8 sicurezza in tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre un certo punto le cose non dipendono pi\u00f9 da me. E le conseguenze sono concrete: alcune decisioni ne tagliano fuori altre. Scelgo questa universit\u00e0 e non quell\u2019altra, scelgo questo ragazzo e non quell\u2019altro\u2026 e nel momento in cui decido, scatta il pensiero: \u201cE se poi scopro che non fa per me e, per questa scelta, mi perdo qualcosa di meglio?\u201d Una scelta esclude altre possibilit\u00e0. Sempre. E la FOMO nasce anche dal non voler accettare questa cosa semplice e scomoda.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ha un esempio concreto, di quelli che vede nel suo lavoro con ragazze e ragazzi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per esempio, seguo una ragazza con tante insicurezze. Una riguarda una cosa che, a prima vista, sembra piccola: la scelta del vestito per una festa. La domanda \u00e8: cosa indosso? Cosa compro? Il punto \u00e8 che alla fine non cerca ci\u00f2 che sta bene a lei. Vuole trovare il vestito che, quando lo indossa, piace agli altri. Non ci\u00f2 che \u00e8 meglio per lei, ma ci\u00f2 che, secondo lei, va bene agli altri. \u00c8 un\u2019illusione: a un certo punto non guardo pi\u00f9 a ci\u00f2 che voglio io, a ci\u00f2 che fa bene a me, ma solo a come penso che gli altri potrebbero vedermi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il medesimo meccanismo lo vedo con la scelta dell\u2019universit\u00e0: \u201cSe non passo il test di medicina sono finita\u201d. L\u2019idea \u00e8 che una scelta \u201csbagliata\u201d ti condanni per tutta la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando qualcuno mi dice: \u201cNon ce la faccio a decidermi per qualcosa\u201d, il rischio \u00e8 proprio questo: alla fine mi perdo tutto, perch\u00e9 non mi concedo mai di scegliere davvero.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Anna Cerrato, passiamo ora alla tua esperienza personale: quando hai capito che quella sensazione che provavi aveva a che fare con la FOMO?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quando io la subivo, ai tempi del liceo, non si parlava ancora di FOMO. Per me era la paura di rimanere esclusa, di dovermi guadagnare la mia posizione sociale. L\u2019idea di dover esserci sempre. Chi non la subiva rischiava di venire isolato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il concetto di FOMO \u00e8 comparso pi\u00f9 tardi, tra gli ultimi anni di liceo e i primi dell\u2019universit\u00e0.&nbsp; \u00c8 stato interessante sentirmi letta cos\u00ec. Capire che si tratta di una paura, non di un vero desiderio. Con questa definizione mi si aprirono un po\u2019 gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E oggi, da adulta, dove senti di pi\u00f9 la FOMO?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La vedo tanto sul lavoro. C\u2019\u00e8 l\u2019idea che, se sul lavoro non fai proprio tutto quello che viene richiesto o proposto, rischi di passare per una che non \u00e8 davvero interessata. Se non ci sei tu, ci sono i colleghi, quindi ti senti di sovraccaricare gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Come libera professionista, come fotografa, questa cosa l\u2019ho subita anche sui social: \u201cSe non esisti sui social, non esisti\u201d. Ho fatto mille corsi di aggiornamento per usarli \u201cal meglio\u201d, questo l\u2019ho proprio vissuto sulla mia pelle. A un certo punto, per\u00f2, sono diventata pi\u00f9 consapevole: mi sono detta che quella cosa, semplicemente, non la so fare come dicono \u201cloro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ho deciso: provo a esserci come so fare io.&nbsp; Se voglio essere sui social ci sono, se non ci riesco faccio a meno. Senza un\u2019identit\u00e0 grafica perfetta. Un po\u2019 come succede ai ragazzi pi\u00f9 giovani: profili diversi, quello pi\u00f9 formale e quello pi\u00f9 \u201ceasy\u201d per gli amici, tutti da curare seguendo certe regole. Ma \u00e8 tanta la pressione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa ti ha aiutata, concretamente, a cambiare prospettiva sulla FOMO?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io sono stata, in un certo senso, costretta a uscirne. Convivo con patologie croniche e problemi clinici che mi hanno costretta a rallentare. La priorit\u00e0 di mantenere la mia posizione sociale \u00e8 passata immediatamente in secondo piano. Per me \u00e8 diventata una priorit\u00e0 poter contare su me stessa. All\u2019inizio c\u2019era tanto senso di colpa: per esserci per me stessa, avevo paura che gli altri si sentissero trascurati.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi invece ho notato questo: pi\u00f9 stavo bene, pi\u00f9 avevo cognizione di quali erano i modi migliori per prendermi cura degli altri. Il non esserci non va a discapito delle relazioni sociali, anzi. Permette di dare di pi\u00f9 quando ci sei, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 quel senso di colpa: ho scelto di esserci, perch\u00e9 voglio curare quella relazione. \u00c8 un beneficio a tutto tondo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La FOMO la senti anche rispetto ai viaggi, alle \u201cesperienze di mondo\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, questa domanda la sento molto mia. Uno dei miei principali interessi \u00e8 viaggiare. Ho iniziato a viaggiare da sola perch\u00e9 mi dava pi\u00f9 possibilit\u00e0 di movimento. La prima volta per necessit\u00e0, poi ho capito che era una modalit\u00e0 di viaggio che mi piaceva.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio mi pesava non poter fare il grande viaggio dall\u2019altra parte del mondo, il mese in India, per intenderci. Per necessit\u00e0, ho iniziato a scoprire l\u2019Italia, cercando piccoli posti non necessariamente adatti ai social. Per me \u00e8 diventato totalizzante.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 s\u00ec, c\u2019\u00e8 questa spinta: se non sei andato dall\u2019altra parte del mondo non sei un \u201cvero viaggiatore\u201d. A volte mi sento in colpa a raccontare sui social la mia modalit\u00e0 di viaggio con patologie croniche, perch\u00e9 ho timore che il mio viaggiare \u201cslow\u201d sembri giustificato solo dalle mie difficolt\u00e0, quando invece il messaggio \u00e8 tutt\u2019altro: non serve andare dall\u2019altra parte del mondo per vivere esperienze profonde.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel tuo lavoro a Spazio, come provate a offrire un\u2019alternativa alla logica del \u201cdevo esserci sempre e performare\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo me fa tantissimo come \u00e8 impostato l\u2019ambiente, come ci poniamo come operatrici giovanili e culturali. Spazio \u00e8 un ambiente che vogliamo accogliente e accessibile. Ogni persona ha esigenze specifiche e va ascoltata e accolta; e se non ce lo dice esplicitamente, cerchiamo di ascoltare anche il non detto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non deve esserci la sensazione di dover performare. \u00c8 uno spazio con tisane, luci soffuse, cioccolata calda: accoglienza \u00e8 la parola d\u2019ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo realizzato, per esempio, un murale insieme a chi era interessato a lavorare con l\u2019artista Christian Luccarini e a provare questa tecnica. \u00c8 molto emblematico: stare insieme, \u201cstare\u201d e basta. Non perdersi niente\u2026 se non l\u2019ansia di dover dimostrare qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In fondo, questa FOMO ci chiede sempre: \u201cE se l\u00e0 fuori ci fosse qualcosa di meglio?\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E allora la domanda forse \u00e8 da ribaltare: \u201cChe cosa rischiamo di perderci di noi, quando vogliamo provare tutto e nulla ci basta?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse questa \u00e8 la domanda da porsi, magari davanti a una cioccolata calda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Marco Valente<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 mai capitato di avere paura di esservi persi qualcosa? Un treno che non passa pi\u00f9. Un\u2019occasione che (forse) vi avrebbe potuto cambiare la vita. O, pi\u00f9 banalmente, quella festa a cui non siete andati e\u2026 chiss\u00e0 cosa pensano gli altri ora di voi? 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