{"id":14477,"date":"2026-01-08T02:00:00","date_gmt":"2026-01-08T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14477"},"modified":"2026-01-08T08:06:21","modified_gmt":"2026-01-08T07:06:21","slug":"la-mise-perfetta-per-entrare-al-kurhaus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2026\/01\/08\/la-mise-perfetta-per-entrare-al-kurhaus\/","title":{"rendered":"La mise perfetta per entrare al Kurhaus"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Sono le fotografie dei fotografi come Emil Joff\u00e8, Albert Ellmenreich, Leo B\u00e4hrendt Rudolf Schoener e di tutti quelli che nei decenni si susseguirono a testimoniare la vita al Kurhaus fatta di incontri e di importanti eventi. Ma se giustapposte una accanto all\u2019altra possono diventare una sorta di catalogo della moda del Novecento.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fin dai suoi esordi i turisti di cura, membri di una ristretta elite della societ\u00e0 europea del tempo, consideravano Merano una citt\u00e0 assai elegante, dove recarsi con un guardaroba adeguato, ampio, adatto ai diversi momenti di una giornata e alle diverse attivit\u00e0 offerte, ma soprattutto esclusivo e in linea coi dettami delle maison pi\u00f9 in voga del momento nella capitale della moda, Parigi. Grandi bauli-armadio, completi di grucce e cassetti venivano scaricati quotidianamente dai treni internazionali che giungevano sferragliando in stazione per essere poi trasferiti alle hall dei lussuosi hotel cittadini. Per le signore che all\u2019epoca potevano permettersi la villeggiatura e quindi frequentare il Kurhaus sarebbe stato impensabile recarvisi senza la giusta toilette, completata da accessori ricercati e parure di pregio. L\u2019etichetta e quel gusto mondano che caratterizzava i soggiorni per le cure prevedevano numerosi cambi d\u2019abito ai quali era impossibile sottrarsi. Fra le diverse sale dell\u2019edificio quindi si aggiravano \u2013 in una sorta di sfilata di moda perenne \u2013 innumerevoli modellini da giorno, da pomeriggio, da sera. Al mattino la consuetudine voleva l\u2019uomo in giacca, panciotto e pantaloni, e la signora avvolta in un semplice e pratico tailleur composto di gonna e giacca accompagnato da cappello, guanti e ombrellino; il pomeriggio richiedeva un abito pi\u00f9 elegante per entrambi, spesso con lo strascico per lei e il frac per lui. Gli abiti pi\u00f9 ricercati erano riservati alla sera per andare a teatro, al concerto e al ballo. Le linee degli abiti elaborati da Paul Poiret avevano dato avvio ad una nuova era dell\u2019abbigliamento femminile, capace di coniugare eleganza a comodit\u00e0, raffinatezza a libert\u00e0 di movimento. I modelli di Poiret a vita alta e a tunica avevano definitivamente liberato la donna dalle costrizioni del corsetto, mentre i suoi ampi cappotti caldi e coloratissimi ispirati all\u2019oriente avvolgevano la figura, sottolineandola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni Trenta, gli anni della crisi economica e dei regimi totalitari, si assistette ad una netta divisione fra l\u2019ideale di bellezza e femminilit\u00e0 propagandate dal fascismo e quello scelto dalle case di moda francesi e in gran parte condiviso dagli altri paesi: longilinea, femminile e coi capelli platinati per questi ultimi, formosa ed estremamente femminile per l\u2019Italia. Nel campo della moda, sotto l\u2019incalzare della crisi economica, si abbandonato il lusso degli anni Venti e si scelsero tessuti del tutto nuovi come il nylon che consentiva di risparmiare sui filati naturali. Anche la linea delle vesti mut\u00f2: la vita torn\u00f2 al punto naturale, gli orli si allungarono sotto al ginocchio e si aprirono in piccole pieghe e pannelli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo dopoguerra, vide nuovamente Parigi al centro della scena internazionale. Fu Christian Dior a lanciare il cosiddetto New Look. Abiti sfarzosi ed eleganti, accompagnati obbligatoriamente da guanti, scarpe col tacco e cappelli, per una donna signorile e raffinata. Spalle morbide, vita di vespa, fianchi tondi, gonna immensa. Furono anni caratterizzati da una grande variet\u00e0 di mode e di stili: da Coco Chanel \u2013 che aveva imposto i suoi famosi tailleur completati dalla tipica borsetta di pelle trapuntata \u2013 a Cristobal Balenciaga, inventore di forme scultoree e Yves Saint Laurent che present\u00f2 l\u2019abito a trapezio, lungo fino al ginocchio. Per Merano gli anni Cinquanta rappresentarono un periodo estremamente affascinante, denso di contraddizioni e problematiche: vi pulsava la vita, la voglia di ripartire, di andare avanti nonostante tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Rosanna Pruccoli<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono le fotografie dei fotografi come Emil Joff\u00e8, Albert Ellmenreich, Leo B\u00e4hrendt Rudolf Schoener e di tutti quelli che nei decenni si susseguirono a testimoniare la vita al Kurhaus fatta di incontri e di importanti eventi. Ma se giustapposte una accanto all\u2019altra possono diventare una sorta di catalogo della moda del Novecento. 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