{"id":14481,"date":"2026-01-08T02:00:00","date_gmt":"2026-01-08T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14481"},"modified":"2026-01-08T08:06:37","modified_gmt":"2026-01-08T07:06:37","slug":"il-nazionalismo-tra-deutsch-e-welschtirol","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2026\/01\/08\/il-nazionalismo-tra-deutsch-e-welschtirol\/","title":{"rendered":"Il nazionalismo tra Deutsch e Welschtirol"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Tra la fine del XIX e l\u2019inizio del XX secolo, le spinte principali verso il precipizio delle due guerre furono di natura nazionalistica. Le \u201cnazioni\u201d monolitiche, non diversamente da quanto accade oggi, cercarono di sostituire gli Stati multietnici, generando disastri e fiumi di sangue anche tra Trentino e Sudtirolo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un esempio significativo in tal senso \u00e8 rappresentato dal contributo apparso nel 1907 sul settimanale \u201cGardasee-Post\u201d con il titolo \u201cAm Sprachgrenzlandstrich\u201d (Nella terra di confine). Il testo affrontava la questione della frontiera linguistica e nazionale nell\u2019Etschtal\/Val d\u2019Adige, tra Deutsch- e Welschtirol, con particolare attenzione all\u2019area compresa tra Bolzano e la Salurner Klause. Prendendo le mosse dalla definizione del confine tra i distretti di Trento e Bolzano, discussa anche nel saggio \u201cI confini della nazione\u201d, l\u2019autore contestava l\u2019idea di un\u2019originaria appartenenza italiana di questi territori, rivendicando invece una loro prevalente germanicit\u00e0 storica. Ne emerge un quadro di contrapposizione \u201cnazione contro nazione\u201d in un\u2019area che tradizionalmente era stata luogo di coesistenza di pi\u00f9 comunit\u00e0 linguistiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la ricostruzione proposta, la linea di confine nazionale presso Salorno attraverserebbe l\u2019Adige, toccando Eichholz (Rover\u00e8), Magr\u00e8 e la Valle di Non, mentre il \u201cBozner Kreis\u201d si sarebbe esteso sul lato sinistro del fiume fino a Salorno.<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi secondo cui i contadini tedeschi sarebbero stati semplici immigrati<\/p>\n\n\n\n<p>temporanei, costretti a ritirarsi oltre Bolzano a causa del Sumpffieber (malaria), viene respinta richiamando una scrittura del 1610 del medico Guagnoni, nonch\u00e9 le condizioni demografiche ancora osservabili nel XIX secolo. Il testo sottolinea come nel XIV secolo il territorio oggi definito Welschtirol presentasse ancora preti, sindaci e numerosi minatori tedeschi, impegnati nello sfruttamento delle miniere d\u2019argento a favore dei successori di san Vigilio. La progressiva affermazione dell\u2019elemento italiano ebbe inizio solo nel XV secolo, quando il settore meridionale della zona di confine pass\u00f2 sotto Venezia. Per questo motivo l\u2019arciduca Sigismondo del Tirolo e l\u2019imperatore Massimiliano I tentarono di riconquistare l\u2019area per conservarla al popolo tedesco e al Reich.<\/p>\n\n\n\n<p>Un ruolo decisivo nella successiva Verwelschung (italianizzazione) non fu svolto da fattori climatici, bens\u00ec da dinamiche economiche e istituzionali. La navigazione sull\u2019Adige, monopolizzata da operatori italiani fin dal XV secolo, favor\u00ec una penetrazione sistematica dell\u2019elemento \u201citalico\u201d. Nel 1424 Rudolf von Bellinzona deteneva il porto di Bronzolo, appartenente al principe-vescovo di Trento. La fluitazione del legname da Terlano a Bolzano, Egna e Trento rimase a lungo in mani italiane. All\u2019inizio del XVII secolo Gianbattista Sommada di Claramonte organizz\u00f2 la navigazione regolare, dopo precedenti iniziative di Bonfioli nel 1603, avvalendosi di tecnici provenienti da Bergamo. Dal 1584 operava inoltre una compagnia commerciale italiana a Sacco presso Rovereto, con diritti esclusivi sul trasporto del legname da Laives, Bronzolo e Egna.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante il regno di Ferdinando I si verific\u00f2 un\u2019importante ondata migratoria da Venezia, che coinvolse aristocratici, avvocati, medici, funzionari e mercanti delle aree veneziana, vicentina e veronese, nonch\u00e9 contadini chiamati a sviluppare la bachicoltura. Secondo Bidermann, almeno met\u00e0 delle famiglie aristocratiche del Welschtirol con cognomi italiani risale a questo periodo. Parallelamente, il clero romano limit\u00f2 l\u2019uso del tedesco nella predicazione, accelerando la perdita linguistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ampio spazio \u00e8 infine dedicato alle testimonianze ottocentesche. Il sacerdote Tomaso Bottea, in una cronaca pubblicata a Trento nel 1860, afferm\u00f2 che il dialetto di Folgaria conserva numerose parole tedesche, prova dell\u2019origine germanica della popolazione. Dai registri comunali risultano 2300 abitanti con nomi tedeschi nel 1785 e 2854 nel 1818. L\u2019italiano parlato si diffuse solo dal 1560, mentre fino al 1596 le procedure giudiziarie si svolgevano in tedesco. Bottea elenc\u00f2 inoltre i cognomi Bramer, Pfettner, Rech, Larcher, Graser, Filz e i centri germanofoni del \u201cRoveretaner Kreis\u201d (Terragnolo, Brandtal, Trambileno, Val Lagarina, Vallarsa, Vielgereuth, Serrada, St. Sebastian, Mitterberg) e del \u201cTrienter Kreis\u201d (Lusern, Chiesanuova, Lafraun, S. Felice, Palai).<\/p>\n\n\n\n<p>Una posizione analoga fu sostenuta da Friedrich von Attlmayr, presidente del Kreisgericht (pretura circondariale) di Rovereto, che nel 1865 pubblic\u00f2 \u201cDie deutschen Kolonien im Gebirge zwischen Trient, Bassano, Verona\u201d sulla Zeitschrift des Ferdinandeum f\u00fcr Tirol und Vorarlberg, stimando in 15.000 persone la popolazione di origine tedesca nelle montagne comprese tra Adige e Brenta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra la fine del XIX e l\u2019inizio del XX secolo, le spinte principali verso il precipizio delle due guerre furono di natura nazionalistica. Le \u201cnazioni\u201d monolitiche, non diversamente da quanto accade oggi, cercarono di sostituire gli Stati multietnici, generando disastri e fiumi di sangue anche tra Trentino e Sudtirolo. 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