{"id":14521,"date":"2026-01-22T02:00:00","date_gmt":"2026-01-22T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14521"},"modified":"2026-01-21T17:32:06","modified_gmt":"2026-01-21T16:32:06","slug":"cap_able-fashion-tech-e-diritto-alla-privacy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2026\/01\/22\/cap_able-fashion-tech-e-diritto-alla-privacy\/","title":{"rendered":"Cap_able: fashion-tech e diritto alla privacy"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Rachele Didero \u00e8 una designer, ricercatrice e professoressa presso l\u2019Universit\u00e0 di Bolzano dove lavora su interfacce di nuova generazione, wearable technologies e design critico applicato all\u2019IA. \u00c8 fondatrice di Cap_able, per il quale ha ricevuto il Compasso d\u2019Oro Giovani ADI. Cap_able \u00e8 un progetto di fashion-tech e ricerca che esplora il rapporto tra corpo, intelligenza artificiale e diritti umani, in particolare il diritto alla privacy.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da quali esigenze \u00e8 nato Cap_able?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Oggi i nostri corpi sono costantemente osservati, analizzati e classificati da sistemi di intelligenza artificiale, spesso senza consapevolezza n\u00e9 consenso. Mi sono chiesta se il design potesse intervenire in modo concreto su questa asimmetria di potere, trasformando un oggetto quotidiano, come il tessuto, in un\u2019interfaccia capace di dialogare \u2014 e talvolta entrare in conflitto \u2014 con i sistemi di sorveglianza automatica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono gli obiettivi del progetto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sviluppare prodotti e sistemi che rendano tangibili questioni normalmente invisibili, come la sorveglianza algoritmica e la perdita di controllo sui dati biometrici. Il progetto si muove tra ricerca, sperimentazione e produzione, con lo scopo di dimostrare la capacit\u00e0 del design di incidere sulla vita quotidiana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come funziona la tecnologia dietro ai tuoi prodotti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I prodotti utilizzano pattern tessili progettati per interferire con i modelli di computer vision, in particolare quelli di object detection e riconoscimento delle persone. Attraverso la combinazione di colore, struttura tessile e composizione visiva, il corpo viene interpretato in modo ambiguo dagli algoritmi. Non si tratta di \u201cscomparire\u201d, ma di rallentare e rendere meno automatico lo sguardo dell\u2019IA.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 l\u2019equilibrio tra innovazione e regolamentazione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019IA \u00e8 una tecnologia il cui sviluppo \u00e8 pi\u00f9 rapido della regolamentazione. Il mio lavoro non \u00e8 contrario alla tecnologia, ma critico rispetto al suo uso non riflessivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quanto conta l\u2019inclusivit\u00e0 in Cap_able?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un principio centrale. I capi sono gender-neutral, pensati per corpi diversi e progettati come strumenti di espressione. L\u2019idea \u00e8 che ogni persona possa decidere come e se esporsi allo sguardo tecnologico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono i traguardi pi\u00f9 importanti che hai raggiunto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei principali \u00e8 aver trasformato una ricerca accademica in un progetto reale, capace di dialogare con industria, musei, universit\u00e0 e pubblico. Cap_able \u00e8 diventato un caso studio che dimostra come il design possa operare tra etica, tecnologia e produzione, senza rinunciare alla complessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La sensibilizzazione \u00e8 un obiettivo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Assolutamente s\u00ec. Indossare i prodotti Cap_able significa rendere visibile un problema spesso invisibile e stimolare una riflessione sul ruolo dell\u2019IA nella societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 il prossimo passo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Portare queste riflessioni oltre la moda continuando a tenere insieme ricerca e impatto sociale. Oggi il design ha una responsabilit\u00e0 fondamentale: non limitarsi a rendere le tecnologie desiderabili, ma contribuire a renderle comprensibili, discutibili e, quando necessario, criticabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Anna Michelazzi<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rachele Didero \u00e8 una designer, ricercatrice e professoressa presso l\u2019Universit\u00e0 di Bolzano dove lavora su interfacce di nuova generazione, wearable technologies e design critico applicato all\u2019IA. \u00c8 fondatrice di Cap_able, per il quale ha ricevuto il Compasso d\u2019Oro Giovani ADI. 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