{"id":1479,"date":"2021-01-14T11:43:00","date_gmt":"2021-01-14T11:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1479"},"modified":"2021-02-15T11:45:06","modified_gmt":"2021-02-15T11:45:06","slug":"tra-signorie-e-ribellioni-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/01\/14\/tra-signorie-e-ribellioni-2\/","title":{"rendered":"Tra signorie e ribellioni"},"content":{"rendered":"\n<p>Accanto a fattori economici pi\u00f9 o meno duraturi nel tempo, come il commercio di legname o l\u2019estrazione del porfido, la fonte primaria di reddito degli abitanti di Laives rimase sempre l\u2019agricoltura. Si trattava perlopi\u00f9 di coltivazioni destinate a soddisfare i propri bisogni e solo raramente al commercio.<br>I campi erano raccolti attorno ai masi, i terreni paludosi oltre il conoide erano riservati al pascolo. Molto rari erano anche gli insediamenti in aperta campagna, resi difficoltosi dalle frequenti esondazioni dell\u2019Adige. Complessivamente, si trattava di un centinaio di masi cresciuti in epoca medievale, numero rimasto pressoch\u00e9 invariato nel corso dei secoli. Invece cambiavano spesso le famiglie che li lavoravano, costrette all\u2019abbandono da crisi economiche o condizioni d\u2019affitto proibitive.<br>La propriet\u00e0 era concentrata in poche mani. Il catasto teresiano del XVIII secolo ci offre una panoramica dei signori del comune rurale di Laives. In epoca medievale, costoro facevano lavorare la terra a propri dipendenti salariati e solo in periodi pi\u00f9 recenti si pass\u00f2 a forme pi\u00f9 o meno \u201cliberali\u201d di mezzadria o affitto.<br>Il maggior feudatario \u00e8 sempre stato il Vescovo di Trento, che nel 1027 ebbe in concessione il comitato di Trento \u2013 all\u2019epoca guidato da Udalrico \u2013 dall\u2019imperatore Corrado II. Il Vescovo affid\u00f2 i suoi beni di Laives ai suoi ministeriali, i conti di Liechtenstein. A S. Martino, i contadini versavano il censo in denaro e parte del raccolto. Inoltre, erano tenuti a prestare certi servizi come la falciatura dei pascoli o il trasporto di fieno, legname o altre derrate.<br>I Liechtenstein possedevano masi come il Burger, il Leichmann, il Gassmann, il Flascher, l\u2019Egarter, il Krug, il Sottomonte e le Caneve insieme a mulini, depositi di legname e edifici pubblici. Anche i due masi storici di Pineta (allora Sissa), il Renner e lo Steinmann, appartenevano al Vescovo di Trento. Dopo molti secoli, quasi tutti i beni dei Liechtenstein furono ceduti all\u2019abbazia dei ss. Ulrico e Afra di Augsburg.<br>Non poteva mancare tra i signori di Laives il Conte del Tirolo. Gi\u00e0 all\u2019epoca di Mainardo II, molti masi e boschi erano di sua propriet\u00e0. Anche l\u2019ordine teutonico, che aveva sede a Bolzano in via Weggenstein, deteneva varie propriet\u00e0, come pure il Duomo e il Comune. Tra i proprietari storici figurano anche i nobili Niederthor e i Gerstl.<br>Rilevanti fino al secolo scorso le propriet\u00e0 dell\u2019Ospedale del S. Spirito, proprietario del grande Aspmayr e del Hilber.<br>Nel 1525, anche diversi contadini di Laives \u2013 tra cui il Fritscher di Seit \u2013 parteciparono alle note ribellioni contro le imposizioni proibitive dei signori feudali.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In foto principale: Lavoratrici di mele<br>Copyright: Gianni Beordo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accanto a fattori economici pi\u00f9 o meno duraturi nel tempo, come il commercio di legname o l\u2019estrazione del porfido, la fonte primaria di reddito degli abitanti di Laives rimase sempre l\u2019agricoltura. 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