{"id":14800,"date":"2026-03-19T02:30:00","date_gmt":"2026-03-19T01:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14800"},"modified":"2026-03-18T16:48:46","modified_gmt":"2026-03-18T15:48:46","slug":"perche-il-problema-potrebbe-essere-altrove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2026\/03\/19\/perche-il-problema-potrebbe-essere-altrove\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 il problema\u00a0potrebbe essere altrove"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Andrea Squerzanti \u00e8 psicologo, psicoterapeuta ed esperto di educazione digitale: lavora principalmente con le scuole primarie e si occupa di come le tecnologie cambiano il modo in cui cresciamo. L\u2019uso dello smartphone ha un effetto importante sull\u2019approccio alle relazioni nei bambini e negli adolescenti. Spiega: \u201cLe relazioni sono intrinsecamente frustranti, occorre stabilire turni di parola, spesso i due comunicanti vogliono fare due cose diverse, e i compromessi sono inevitabili\u201d. \u201cSe con lo smartphone ci abituiamo a esperienze non frustranti, poi facciamo fatica nelle esperienze relazionali che svolgiamo di persona\u201d, aggiunge.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Squerzanti non sta parlando di social network. Sta parlando di come siamo fatti. I social vengono dopo, come conseguenza. Si tratta di una premessa essenziale affinch\u00e9 anche il dibattito sull\u2019et\u00e0 minima per l\u2019utilizzo dello smartphone abbia senso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il mondo ha fretta\u00a0<\/strong><strong>di decidere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel novembre 2024, l\u2019Australia ha approvato una legge che obbliga le piattaforme social a impedire l\u2019accesso agli under 16. Non \u00e8 una sanzione per chi \u00e8 minorenne o per le famiglie: la responsabilit\u00e0 ricade sulle piattaforme, con multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani.<\/p>\n\n\n\n<p>Facebook, Instagram, TikTok, YouTube, Snapchat, X e altri sono nella lista dei servizi \u201cvietati ai minori di 16 anni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Australia \u00e8 spesso citata come laboratorio globale, perch\u00e9 combina una norma con un investimento pubblico per testare la fattibilit\u00e0 tecnica della verifica dell\u2019et\u00e0. Ma il mondo non aspetta: nel 2023 la Francia ha introdotto una legge che mira a imporre il consenso genitoriale sotto i 15 anni. I Paesi Bassi dal 2024 hanno linee guida nazionali per limitare i dispositivi in classe. Il Brasile ha esteso il divieto scolastico a livello federale. Nel 2025 la Commissione europea ha pubblicato linee guida sulla protezione dei minori, includendo il divieto di pubblicit\u00e0 mirata verso chi ha meno di 18 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo una stima dell\u2019Unesco, nel 2024 circa 79 paesi, il 40% di quelli esaminati, avevano introdotto una qualche forma di divieto di smartphone a scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>La direzione \u00e8 chiara: la responsabilit\u00e0 si sposta verso le piattaforme e il design dei prodotti. Non verso i ragazzi. Bene.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa dice la scienza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il dibattito pubblico ruota spesso attorno a Jonathan Haidt, psicologo americano e professore alla New York University, che nel suo libro \u201cLa generazione ansiosa\u201d ha sostenuto che l\u2019infanzia vissuta con lo smartphone ha peggiorato il benessere psicologico degli adolescenti a partire dai primi anni Duemila. Da questa considerazione \u00e8 scaturita la sua proposta pratica: niente smartphone prima dei 14 anni, niente social prima dei 16, scuole senza telefono, pi\u00f9 gioco libero e tempo fuori casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sue tesi hanno avuto grandissima circolazione. Ma hanno ricevuto anche critiche metodologiche precise. Una ricerca pubblicata su Nature nel 2024 dalla ricercatrice Candice Odgers contesta l\u2019idea che ci sia un nesso di causa ed effetto dimostrato: le associazioni tra uso digitale e benessere esistono, ma sono spesso piccole, miste e difficili da interpretare. Un commento su Science dello stesso anno parla di dibattito scientifico ancora aperto e invita a evitare conclusioni troppo definitive.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa emerge, allora, dalla ricerca pi\u00f9&#8230; solida? Identifichiamo in questo senso tre punti abbastanza condivisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo: a contare non \u00e8 tanto la quantit\u00e0 di tempo che si trascorre con lo smartphone, ma il piuttosto il tipo di uso che se ne fa. Scorrere passivamente i contenuti e confrontarsi con gli altri tende ad associarsi a esiti peggiori rispetto a un uso attivo, fatto di comunicazione, creativit\u00e0, partecipazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo: l\u2019effetto sul sonno. Usare lo smartphone prima di dormire si associa in modo abbastanza consistente a maggiori difficolt\u00e0 ad addormentarsi, meno ore di sonno, qualit\u00e0 peggiore dello stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo: quando si parla di \u201cuso problematico\u201d, cio\u00e8 perdita di controllo e interferenza con la vita quotidiana, le associazioni con sintomi depressivi e ansiosi diventano pi\u00f9 robuste. Insomma: tutto dipende da come lo smartphone lo si usa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tre settimane\u00a0senza telefono<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2025 in Austria \u00e8 partito un esperimento che si chiama Handy-Experiment: circa 69 studenti tra i 15 e i 18 anni rinunciano allo smartphone per tre settimane. L\u2019esperimento \u00e8 stato seguito scientificamente dall\u2019Anton Proksch Institut e dalla Sigmund Freud Privatuniversit\u00e4t di Vienna, che hanno misurato il benessere psicologico e i sintomi depressivi dei partecipanti prima, durante e dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>I risultati sono stati pubblicati da Orf nel 2025: il benessere psicologico nel gruppo che ha partecipato all\u2019esperimento \u00e8 aumentato di circa il 30%, mentre i sintomi depressivi si sono ridotti del 33%. A sei settimane dalla fine, il 25% manteneva ancora una riduzione stabile del tempo passato sullo schermo. Il 29% aveva invece riferito sintomi di astinenza nella prima settimana.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2026 il progetto \u00e8 diventato nazionale, con apertura anche a scuole in Germania, Svizzera, Italia e Liechtenstein. A un simposio viennese \u00e8 emerso un dato curioso: tre settimane senza smartphone avrebbero prodotto un miglioramento psicologico superiore rispetto a due settimane di vacanze scolastiche. E l\u2019et\u00e0 consigliata per il primo smartphone \u00e8 stata indicata attorno ai 13 anni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non \u00e8 lo smartphone,\u00a0\u00e8 la relazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Squerzanti non ha dubbi su dove stia il centro del problema:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIo credo che la sofferenza umana sia collegata con il mondo delle relazioni. \u00c8 nel mondo delle relazioni che impariamo com\u2019\u00e8 il mondo, come sono io, come vedo l\u2019altro. Inevitabilmente \u00e8 nel mondo delle relazioni che risiede anche la cura. Non si tratta solo di cura in termini medici, ma di un\u2019esperienza che faccia crescere, che faccia stare bene la persona\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tradotto: se lo smartphone serve a evitare la fatica delle relazioni, il problema non \u00e8 lo schermo. \u00c8 la fuga.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe io penso che tutte le relazioni siano giudicanti, \u00e8 pi\u00f9 facile che le eviti, che cerchi una soluzione che mi consenta di dribblare questo elemento.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa fare, allora? Squerzanti propone com antidoto la \u201cpresenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUna cosa che consiglio ai genitori \u00e8 quella di interessarsi all\u2019esperienza dei figli rispetto all\u2019online, alla vita che trascorrono connessi. Gi\u00e0 questo ci d\u00e0 tutta una serie di elementi di conoscenza dei nostri figli.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Non a tutti i genitori questa cosa fa piacere, ammette. Il ruolo educativo porta con s\u00e9 infatti una quota inevitabile di frustrazione. Accompagnare significa esporsi, non solo supervisionare. \u201cMa la fiducia \u00e8 ci\u00f2 che fa la differenza per una relazione arricchente e vera.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma: non c\u2019\u00e8 ancora una risposta definitiva su quanti anni bisogna avere per iniziare tenere uno smartphone in mano. N\u00e9 su quante siano le ore al giorno da definire troppe. La scienza studia, si sperimentano nuove leggi, ma le ragazze e i ragazzi intanto crescono.<\/p>\n\n\n\n<p>Una cosa \u00e8 certa e i dati raccolti non la smentiscono, ovvero che le relazioni a volte fanno male. Fanno aspettare, deludono, chiedono compromessi. E questa fatica, se non la si incontra da bambini, la si ritrova inevitabilmente da adolescenti, magari con uno schermo in mano che promette e illude.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse la domanda non \u00e8 \u201ca che et\u00e0\u201d lo smartphone, ma \u201ca cosa ci stiamo allenando per la vita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Marco Valente<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Squerzanti \u00e8 psicologo, psicoterapeuta ed esperto di educazione digitale: lavora principalmente con le scuole primarie e si occupa di come le tecnologie cambiano il modo in cui cresciamo. L\u2019uso dello smartphone ha un effetto importante sull\u2019approccio alle relazioni nei bambini e negli adolescenti. 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