{"id":14810,"date":"2026-03-19T02:00:00","date_gmt":"2026-03-19T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14810"},"modified":"2026-03-19T08:32:04","modified_gmt":"2026-03-19T07:32:04","slug":"gli-otzi-a-spasso-nella-valle-delladige","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2026\/03\/19\/gli-otzi-a-spasso-nella-valle-delladige\/","title":{"rendered":"Gli \u201c\u00d6tzi\u201d a spasso nella valle dell\u2019Adige"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Secondo la paleogenetica, l\u2019ultimo antenato comune tra noi e i nostri \u201ccugini\u201d scimpanz\u00e9, con cui condividiamo quasi il 99% del DNA, visse circa tredici milioni di anni fa. Oggi vediamo il risultato delle mutazioni genetiche intervenute in questo lunghissimo processo evolutivo, ma possiamo solo immaginare che aspetto avesse quel \u201cnonno\u201d comune.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Karl Marx, che ne capiva, scrisse che l\u2019anatomia dell\u2019uomo spiegava quella della scimmia. Noi abbiamo due certezze: stava lentamente imparando a camminare su due gambe e non aveva la coda. Alla luce di questa enorme distanza temporale possiamo affermare che l\u2019uomo del Similaun, vissuto \u201cappena\u201d 50 secoli fa, non \u00e8 un nostro lontanissimo parente ma, per cos\u00ec dire, uno di noi. Anzi, \u00d6tzi siamo noi.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua raffigurazione corrente presenta per\u00f2 alcuni problemi. Viene immaginato come una sorta di \u201cnonno di Heidi\u201d, un archetipo dell\u2019antico montanaro alpino: robusto, chiaro di pelle, con tratti quasi folkloristici. Le analisi genetiche pi\u00f9 recenti raccontano invece una storia diversa. \u00d6tzi aveva &#8211; come tutti gli europei originari &#8211; la pelle scura. Il suo patrimonio genetico mostra inoltre che l\u201980% del suo genoma proveniva dagli agricoltori neolitici anatolici, mentre solo una parte minore derivava dai cacciatori-raccoglitori europei dell\u2019era post-glaciale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00d6tzi, che in realt\u00e0 avrebbe dovuto chiamarsi Velthune, Larth, Kutzi o Thana, apparteneva alla cultura di Remedello, diffusa nell\u2019Italia settentrionale. Le comunit\u00e0 di quell\u2019epoca erano inserite in reti di scambio che collegavano le regioni alpine con la pianura padana e altre aree europee. Anche la sua lingua apparteneva a un contesto pre-indoeuropeo, come il retico e l\u2019etrusco.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando nel 1991, a oltre 3.200 metri di quota, venne alla luce il suo corpo mummificato si apr\u00ec una finestra sull\u2019et\u00e0 del Rame (3300\u20133000 a.C.), un mondo di transizione in cui antiche tradizioni di caccia convivevano con agricoltura, allevamento e prime forme di metallurgia. Per comprenderlo bisogna per\u00f2 tornare alla fine dell\u2019ultima glaciazione. Con il ritiro dei ghiacci, circa 13.000 anni fa, la valle dell\u2019Adige divenne un importante corridoio ecologico e umano: terrazzi fluviali e zone umide favorivano insediamenti stagionali, mentre il fiume offriva risorse e, soprattutto, vie di spostamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel Mesolitico gruppi di cacciatori-raccoglitori iniziarono a percorrere l\u2019asse atesino e le valli laterali. Siti come il Riparo Gaban presso Martignano di Trento, San Giacomo o il crinale della Mendola testimoniano comunit\u00e0 che vivevano di cervo, stambecco, pesca fluviale e raccolta di frutti spontanei. Ripari sotto roccia, focolari e strumenti in selce rivelano una profonda conoscenza dell\u2019ambiente alpino. L\u2019equipaggiamento di \u00d6tzi riflette bene questo mondo. L\u2019ascia in rame non era un utensile comune ma un oggetto di prestigio. Le sepolture remedelliane con pugnali in selce e armi deposte accanto ai defunti mostrano una societ\u00e0 gi\u00e0 articolata. Il resto del corredo \u00e8 essenziale: coltello in selce, arco incompiuto, frecce e abiti in pelli di capra, pecora e orso, con un mantello di fibre vegetali e scarpe isolate con erbe secche.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimane il mistero della sua morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Una freccia nella spalla indica violenza e conflitto. Forse fuggiva da un\u2019imboscata o da tensioni locali. Il ghiacciaio ha conservato il corpo ma non il contesto; \u00e8 quasi certo che gli aggressori appartenessero al suo stesso gruppo e non si siano impossessati della preziosa ascia o di altri oggetti per paura di essere subito individuati come autori dell\u2019omicidio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00d6tzi si inserisce cos\u00ec in una storia millenaria che unisce primi cacciatori e pescatori mesolitici della valle dell\u2019Adige, agricoltori neolitici e metallurghi dell\u2019et\u00e0 del Rame. Nel suo corpo, nel suo DNA e nel suo equipaggiamento si riflette un\u2019Europa gi\u00e0 dinamica e connessa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 solo una mummia eccezionale: \u00e8 il testimone di un territorio atesino che, molto prima della storia scritta, era gi\u00e0 spazio di mobilit\u00e0 e scambi culturali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo la paleogenetica, l\u2019ultimo antenato comune tra noi e i nostri \u201ccugini\u201d scimpanz\u00e9, con cui condividiamo quasi il 99% del DNA, visse circa tredici milioni di anni fa. Oggi vediamo il risultato delle mutazioni genetiche intervenute in questo lunghissimo processo evolutivo, ma possiamo solo immaginare che aspetto avesse quel \u201cnonno\u201d comune. 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