{"id":1482,"date":"2020-12-10T11:46:00","date_gmt":"2020-12-10T11:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1482"},"modified":"2021-02-15T11:48:03","modified_gmt":"2021-02-15T11:48:03","slug":"i-magazzini-di-laives","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/12\/10\/i-magazzini-di-laives\/","title":{"rendered":"I magazzini di Laives"},"content":{"rendered":"\n<p>A un\u2019agricoltura di sussistenza calibrata sul fabbisogno delle famiglie (tradizione tramandata da secoli anche in campo vinicolo, dove ogni maso aveva il suo vigneto per uso proprio), nel primo dopoguerra si sostitu\u00ec lentamente un\u2019attivit\u00e0 mirata alla commercializzazione dei prodotti coltivati, soprattutto mele e pere. Ovviamente il \u201ccambio di passo\u201d fu graduale e difficoltoso: gli appezzamenti a Laives erano di piccole dimensioni, gli strumenti a disposizione pochi e malandati. Il carro trainato da animali era ancora il mezzo di trasporto pi\u00f9 diffuso e solo la nuova ferrovia permise forme rudimentali di export verso Innsbruck, Vienna o San Pietroburgo.<br>I primi commercianti attivi sul territorio in primavera giravano per i campi e acquistavano \u2013 quasi sempre per pochi soldi \u2013 la frutta \u201calla fioritura\u201d; poi si occupavano personalmente delle fasi finali della coltivazione, raccolto compreso. Si chiamavano Cadsky, Santifaller e Koessler. Il bolzanino Cadsky, una potenza nel settore, costru\u00ec per primo un vero e proprio magazzino dove stivare la merce. Le celle frigorifere non esistevano.<br>Ovviamente anche altri fiutarono l\u2019affare e Laives divenne un punto d\u2019attrazione anche per i commercianti dell\u2019Italia settentrionale. Si stabilirono in paese \u201cagenti\u201d come Milani, Carlini e Gaggero. Milani aveva il suo magazzino presso l\u2019attuale Despar di via Kennedy. A Carlini succedette Groselli in via Marconi. Il magazzino Santifaller, invece, fu successivamente rilevato dalla famiglia Clementi che operava anche in via Damiano Chiesa.<br>Con l\u2019aumento esponenziale della produzione e l\u2019arrivo di sempre nuove variet\u00e0 di mele e pere (su tutte la Golden Delicious e la Kaiser Alexander), vi fu la necessit\u00e0 di un sempre maggior numero di magazzini. I vari Pedrotti, Slanzi, Dallago, Monsorno e Mittermair si aggiunsero o in parte sostituirono i primi commercianti di Laives. A San Giacomo rimase attivo a lungo Espen.<br>Accanto ai magazzini privati, che ancora oggi rappresentano una particolarit\u00e0 nel settore, nacquero, in era fascista, le cooperative. La prima fu la OGL nel 1933. A un certo punto se ne contarono tre che poi si unirono nella pi\u00f9 vecchia e rinomata, la Kaiser Alexander di via Fabio Filzi.<br>I magazzini furono importanti non solo per il commercio ma anche perch\u00e9 offrivano opportunit\u00e0 di occupazione a molte persone, soprattutto donne che erano impiegate nella cernita della frutta. Poco prima di mezzogiorno, nelle vie del paese era tutto uno sciamare frenetico di cernitrici verso i focolari domestici per preparare in tempo il pranzo per mariti e figli.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In foto principale: Lavoratrici di mele<br>Copyright: Giuseppe Camelin<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A un\u2019agricoltura di sussistenza calibrata sul fabbisogno delle famiglie (tradizione tramandata da secoli anche in campo vinicolo, dove ogni maso aveva il suo vigneto per uso proprio), nel primo dopoguerra si sostitu\u00ec lentamente un\u2019attivit\u00e0 mirata alla commercializzazione dei prodotti coltivati, soprattutto mele e pere. 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