{"id":1485,"date":"2020-11-26T11:48:00","date_gmt":"2020-11-26T11:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1485"},"modified":"2021-02-15T11:50:32","modified_gmt":"2021-02-15T11:50:32","slug":"ladige-una-strada-che-cammina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/11\/26\/ladige-una-strada-che-cammina\/","title":{"rendered":"L&#8217;Adige, una strada che cammina"},"content":{"rendered":"\n<p>Il filosofo Pascal ebbe a dire che \u201cun fiume regio e ben curato \u00e8 una magnifica strada che cammina\u201d. Una considerazione che oggi, almeno dalle nostre parti, appare di dubbia utilit\u00e0. Le \u201cstrade in cammino\u201d \u2013 e in particolare l\u2019Adige, in passato autentica autostrada tra l\u2019agiata Venezia, porto affacciato sull\u2019Oriente, e i paesi dell\u2019Europa settentrionale \u2013 hanno in larga parte perso questa loro funzione. Ora, le banchine del molo sono scomparse sotto l\u2019erba, la Dogana ha cambiato destinazione e quelli dei carrettieri e zatterieri sono mestieri estinti. \u00c8 arduo anche solo immaginare il traffico caotico di uomini e di bestie, di mercanti e di gendarmi, di carri e di sfaccendati in cerca di fortuna, insomma la \u201cvita\u201d che il trasporto fluviale dal Medioevo in poi aveva portato nei tranquilli paesini di Laives e Bronzolo.<br>I laivesotti si erano da subito specializzati nel trasporto delle merci da e per Bolzano, citt\u00e0 commerciale in rapida ascesa, e dal XVI secolo in poi avevano operato in una posizione pressoch\u00e9 monopolistica. Erano i dominatori incontrastati delle sconnesse, spesso impraticabili strade di allora e contribuivano notevolmente a peggiorarne lo stato disastroso con i loro pesanti carri trainati da cavalli o buoi. Certo non mancavano le dispute anche violente per spedizioni effettuate \u2013 specialmente nelle ore notturne, in cui ogni attivit\u00e0 \u201clecita\u201d era interdetta \u2013 fuori dalle convenzioni e, soprattutto, dalla tabella tariffaria ufficiale. I mercanti bolzanini cercavano di risparmiare sul \u201csoldo\u201d del viaggio e sovente ingaggiavano soggetti privi di \u201cprivilegio\u201d. In questi casi, pi\u00f9 delle autorit\u00e0 competenti poterono le feroci baruffe serali nelle varie osterie del paese \u2013 a iniziare dal Gutleben o Welschwirt (Ca\u2019 rossa), dove si trovavano anche il maggior deposito mercantile e il bivio verso Bronzolo e Vadena. Una volta all\u2019anno, davanti alla chiesa di Laives, un tempo sede di un rudimentale \u201ctribunale\u201d all\u2019aperto, veniva scandito l\u2019elenco di coloro che erano autorizzati all\u2019acquisto del legname della \u201cReif\u201d da trasportare.<br>Quelli di Bronzolo, per ovvie ragioni, privilegiavano l\u2019attivit\u00e0 portuale in senso stretto. Il trasporto verso Verona, centro di smistamento di maggior rilievo verso Venezia, Padova, Ferrara e le citt\u00e0 lombarde, rimase pressoch\u00e9 ininterrottamente privilegio di dieci famiglie di Sacco presso Rovereto, tra cui i noti Fedrigotti. Tutta l\u2019attivit\u00e0 doveva essere tenuta sotto stretto controllo dalle autorit\u00e0 competenti, che ovviamente vedevano di buon occhio i ricchi commerci soprattutto per via dei cospicui dazi che vi potevano applicare. Sale, stoffe, vino, pietre, tronchi, frumento \u2013 tutto doveva essere esibito e tassato dagli agenti governativi della Dogana di Bronzolo. Poich\u00e9 allora come ora l\u2019evasione era sempre in agguato, i governi di Innsbruck e Vienna emettevano ordinanze su ordinanze per regolamentare ogni dettaglio delle lucrose e avventurose spedizioni.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Copyright foto: Gianni Beordo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il filosofo Pascal ebbe a dire che \u201cun fiume regio e ben curato \u00e8 una magnifica strada che cammina\u201d. Una considerazione che oggi, almeno dalle nostre parti, appare di dubbia utilit\u00e0. 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